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Ecco a voi la Frankenchurch, ibrido mostruoso prodotto dall’ideologia sinodale

Un articolo apparso su LifeSiteNews si occupa del rischio di scisma in Germania dato che la Chiesa cattolica “mira a mettere i laici allo stesso livello dei vescovi”.

“Si sostiene – scrive l’articolo – che la Chiesa tedesca voglia mettere i laici tedeschi sullo stesso piano dei vescovi e lasciare loro il controllo del denaro”.

Ciò che si sta delineando non è semplicemente un’altra disputa a livello nazionale sulla politica pastorale o sull’amministrazione ecclesiastica. Qui si parla della creazione di un nuovo organismo ecclesiale, frutto di ideologia democratica, teorie sociologiche e dissenso dottrinale. È, letteralmente, la Frankenchurch.

Il lettore deve però comprendere che la “Chiesa” tedesca non si sta pericolosamente avvicinando allo scisma con la Chiesa cattolica romana, bensì allo scisma con l’eretica Religione Sinodale che si è illegalmente insediata come un parassita nelle strutture della vera Chiesa, ed è essa stessa in scisma con la Roma Eterna. Ciò a cui stiamo assistendo è l’inevitabile risultato del sinodalismo modernista. Poiché gli usurpatori hanno disertato dalla vera fede per oltre sessant’anni, non poteva esserci altro risultato che uno scisma infinito dentro uno scisma. Alla fine, il massimo a cui possono aspirare è una famiglia vagamente imparentata di “comunità di fede” unite sotto il nome di “Chiesa cattolica” ma senza avere più niente di cattolico. Attualmente la loro fede assomiglia ben poco alla vera fede cattolica, e in futuro le assomiglierà ancora meno.

L’esperimento tedesco non è un’aberrazione, ma la logica conseguenza di un falso principio ora promosso in tutto il mondo cattolico sotto la bandiera della “sinodalità”. Come tutte le rivoluzioni dentro la Chiesa, anche quella in corso in Germania procede per fasi: prima ambiguità, poi pressione, poi cambiamento strutturale e infine rottura aperta, non solo con la vera Chiesa cattolica, ma persino con la religione sinodale che infesta la struttura della Chiesa.

Mai dimenticare chi è il maestro supremo di questa nuova religione: il principe della menzogna.

Quando nel dicembre 2019 la Conferenza episcopale tedesca ha unito le forze con il Comitato centrale dei cattolici tedeschi, a maggioranza laica, per lanciare quello che hanno chiamato il Cammino sinodale, alla Roma modernista (la Chiesa sinodale) è stato assicurato che non si sarebbe trattato di altro che di un esercizio consultivo temporaneo, una conversazione pastorale volta ad affrontare le conseguenze della crisi degli abusi e a ripristinare la credibilità di una Chiesa ferita. Ma fin dal suo inizio il progetto portava in sé i semi di qualcosa di molto più pericoloso. Ciò che si avviò in Germania non fu un sinodo in senso cattolico, ma l’inizio di una struttura ecclesiale parallela: una Chiesa nella Chiesa (sinodale), in gestazione sotto il linguaggio della riforma.

Le assemblee si spinsero rapidamente oltre la questione degli abusi e della governance, addentrandosi in un territorio che contraddiceva direttamente la dottrina cattolica e la costituzione sacramentale della Chiesa. Entro il 2023, furono approvati testi che chiedevano la benedizione delle unioni tra persone dello stesso sesso, la normalizzazione dell’ideologia di genere nella vita ecclesiale, una rinnovata mobilitazione a favore delle donne nei ministeri sacramentali, la messa in discussione aperta del celibato sacerdotale e la ridistribuzione dell’autorità di governo dai vescovi ai comitati laici. Non si trattava di proposte esplorative. Erano votazioni volte a rimodellare il cattolicesimo secondo le teorie sociali contemporanee.

Tuttavia, anche queste rotture dottrinali costituivano solo la fase preliminare. La vera rivoluzione si dispiega adesso, nel 2026, quando i leader tedeschi spingono per istituire una Conferenza sinodale permanente, un organismo in cui vescovi e laici eserciterebbero pari autorità legislativa su questioni riguardanti dottrina, disciplina e finanze. Una tale struttura non si limiterebbe a consigliare i vescovi, ma li vincolerebbe. L’autorità non deriverebbe più dalla successione apostolica, ma dal voto a maggioranza. Il vescovo, istituito da Cristo come successore degli Apostoli e custode del deposito della fede, diventerebbe un delegato responsabile di fronte a un parlamento ecclesiale.

La Germania quindi non si trova semplicemente sull’orlo dello scisma, ma sulla soglia della creazione di una Chiesa i cui principi di governo sono incompatibili con l’ecclesiologia cattolica. Una volta che la dottrina diventa soggetta a blocchi di voto regionali, l’unità con la Roma modernista (sinodale) cessa di essere una realtà vissuta e sopravvive solo come finzione giuridica. Una Chiesa che legifera a maggioranza non è più cattolica nemmeno secondo gli standard dei sinodali, sebbene non sia chiaro perché la gerarchia sinodale dovrebbe opporsi, dato che questa è la sinodalità in tutto il suo splendore.

L’esperimento tedesco rivela l’esito inevitabile della sinodalità: alla fine diventa indistinguibile dal principio protestante che ha frantumato la cristianità cinque secoli fa. Il protestantesimo ebbe inizio trasferendo l’autorità dall’ufficio apostolico alle assemblee guidate dalla coscienza locale. Il risultato prevedibile fu una frammentazione senza fine: una moltiplicazione di denominazioni, ciascuna delle quali rivendicava legittimità e nessuna preservava l’unità. Ebbene, la Germania sta ora rimettendo in scena questo stesso dramma all’interno di strutture “cattoliche”. L’autorità, un tempo fondata sul sacramento, viene trasferita ai comitati e la dottrina è trattata come qualcosa di negoziabile.

Il cosiddetto Cammino sinodale ha così rivelato la sua vera identità: non un cammino verso il rinnovamento, ma un Cammino scismatico che si allontana sempre di più dalla Roma Eterna e conduce alla protestantizzazione del governo cattolico. E ora che un simile modello è stato tollerato, si è creato un precedente. Ciò che si sta assemblando in Germania non è semplicemente un’aberrazione locale, ma un modello per una frammentazione ecclesiale senza fine.

La Germania non ha inventato il sinodalismo. Ha semplicemente preso sul serio il principio promosso dalla Nuova Religione elaborata a Roma e lo ha portato alla sua naturale conclusione. Il problema non è che i tedeschi sono andati troppo oltre. Il problema è che la sinodalità contiene in sé i semi della dissoluzione.

Quando la governance viene ripensata come ascolto anziché come insegnamento, e l’autorità diventa negoziabile – qualcosa di cui discutere come se fosse il prodotto del consenso anziché della rivelazione divina – la costituzione soprannaturale della Chiesa viene minata. La sinodalità invita i laici non ad assistere i pastori, ma a giudicarli e rimodellarli. Una volta aperta quella porta, nessun confine teologico rimane intatto.

L’ironia più grande sta nella relazione del cardinale Grech al recente concistoro, in cui ha ricordato ai cardinali della Chiesa sinodale che “spetta sempre al vescovo di Roma sospendere il processo sinodale, se necessario”. Hanno creato un mostro, lo hanno scatenato e ora vorrebbero riportarlo nella gabbia. Troppo tardi. I sinodalisti pretendono un’autorità decentralizzata, salvo poi appellarsi a Roma quando conviene. Rifiutano la supervisione gerarchica, ma insistono sul fatto che le loro innovazioni debbano rimanere cattoliche. Tentano l’impossibile: brandire il linguaggio della comunione smantellandone la struttura. Prima invocano la sinodalità per scavalcare i vescovi, poi invocano la legittimità papale per proteggersi. La sinodalità non è altro che uno strumento per istituzionalizzare il dissenso sotto copertura ecclesiale.

La Germania è l’inevitabile esito di questa contraddizione, e non sarà l’ultima. La Spagna accenna già a seguire la stessa strada. Una volta elevata al di sopra dell’obbedienza, l’ideologia sinodale divora la stessa autorità che afferma di servire, persino la Religione Sinodale che ora governa Roma.

Molto prima che si profilasse l’attuale rottura, Benedetto XVI aveva visto chiaramente dove avrebbe portato questa strada. Nel 2021 avvertì privatamente il cardinale Marx che il processo tedesco avrebbe “fatto danni e sarebbe finito male” se non fosse stato fermato. Quel giudizio era teologico e non politico. Ratzinger aveva capito che una volta che una Chiesa locale considera la dottrina e la struttura come negoziabili, la separazione da Roma diventa solo questione di tempo. Ma il suo avvertimento fu respinto. Peggio ancora, in Germania fu pubblicamente rifiutato durante il culmine della controversia: il rifiuto simbolico dell’ultimo difensore della fede, seppure a sua volta modernista. Persino Benedetto XVI riconobbe ciò che molti ancora si rifiutano di ammettere: il sinodalismo è uno scisma al rallentatore.

Ciò che emerge ora in Germania non è né cattolico né sinceramente protestante, ma qualcosa di grottescamente ibrido: una Chiesa che conserva nomi cattolici ma rifiuta la sostanza cattolica. I suoi tratti distintivi saranno una gerarchia spogliata di autorità, una moralità riscritta per adattarsi al mondo, una dottrina decisa da un comitato e un’unità mantenuta solo dal denaro e dalla burocrazia.

In altre parole: benvenuti nella Frankenchurch, assemblata dal cadavere della struttura cattolica e animata dall’elettricità dell’ideologia moderna e della sinodalità.

Il problema è che la Germania non è un’anomalia, ma un’anteprima di ciò che attende tutti coloro che hanno abbracciato questa apostasia.

radicalfidelity

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