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Lettera a “Duc in altum”, con breve risposta, su ecumenismo e “filioque”

di Fabio Battiston

Caro Aldo Maria,

ho letto con vivo interesse il tuo contributo [qui] su ecumenismo e sinodalità. Su gran parte dell’analisi mi trovo in totale sintonia con le tue considerazioni. Condivido pienamente sia la condanna senza appello di una ricerca dell’unità dei cristiani a scapito della Verità rivelata ed anche la previsione di come ciò sia il preludio alla nefasta fondazione d’una nuova chiesa universale di stampo sincretistico.

Mi permetto di manifestare un certo disaccordo sul punto in cui – per sottolineare la “prostituzione” della Chiesa cattolica alle istanze di una unità a tutti i costi – hai ritenuto opportuno indicare il tema del “filioque”, unanimemente considerato come uno degli aspetti fondamentali che hanno sancito la ormai plurisecolare divisione con la cristianità ortodossa.

Penso infatti che, non da oggi e su molti aspetti (non ultimo quello liturgico), l’orizzonte proposto dalla cristianità orientale possa e debba essere un punto di riferimento per tutti quei cattolici che non si riconoscono più con la deriva dottrinale e pastorale che connota la traballante barca di Pietro in questi ultimi decenni. Le differenze che impediscono una reale unità tra Chiesa cattolica (quella vera, non quella che ci offre l’orrendo spettacolo di oggi) e chiese protestanti – lo affermo da non specialista, per carità –  afferiscono soprattutto ad aspetti teologici da affidare a ultra-specialisti che non a questioni relative a una sostanziale e inavvicinabile diversità tra credenti.

Il vero mostro, verso il quale il progetto sinodal-ecumenico del cattolicismo è da anni in piena azione, è rappresentato dal mondo protestante in tutte le sue fetide e neo-pagane componenti. È sotto gli occhi di tutti l’inarrestabile “luteranizzazione” che si è ormai impossessata del nostro mondo; basta guardare allo stato pre-agonico in cui sono ormai ridotte la Chiesa tedesca e quella austriaca.

Stiamo conducendo, caro Aldo Maria, una battaglia quasi solitaria per ostacolare i progetti di un preternaturale ecumenismo/dialogo interreligioso, contro il cattolicesimo sincretistico e contro questa chiesa post-conciliare, produttrice in serie di falsi profeti ed entusiasticamente preparata all’avvento dell’anticristo. In questo scenario l’ortodossia deve essere considerata un nostro alleato, forse l’unico, giammai un nemico. Non a caso sono sempre più numerosi i fedeli di Santa Romana Chiesa che guardano con speranza là dove sorge il sole e dove – nel buon tempo antico che l’odierna cattolicità ha calpestato – erano orientati gli altari delle chiese.

Sempre con grande affetto.

*

Caro Fabio,

grazie per avermi scritto. Il sottoscritto è un figlio della Chiesa ambrosiana, che porta il nome di quell’Ambrogio che è santo sia per noi sia per gli ortodossi. Inoltre, sono nato nel giorno di san Biagio, anch’egli venerato come santo sia dai cattolici sia dagli ortodossi. Basterebbero questi due dati per dire quale sia la mia simpatia per il mondo ortodosso. Posso aggiungere che ho almeno due cari amici convertii all’ortodossia e che trovo la spiritualità cristiana orientale ricchissima, affascinante e sotto molti aspetti istruttiva per noi. Tuttavia, simpatia, amicizia e ammirazione non mi impediscono di vedere le differenze teologiche. Soprattutto ritengo che un vero confronto non possa avvenire al prezzo di eliminare dal nostro patrimonio teologico qualcosa che è determinante, come la dottrina per la quale lo Spirito Santo proviene dal Padre e dal Figlio.

A.M.V.  

Aldo Maria Valli:
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