Caro Valli,
nell’articolo “Un’altra pessima nomina di Leone XIV” [qui] leggo che la sinodalità trasforma la Chiesa in un laboratorio permanente, e così il “camminare” diventa il contenuto, mentre la destinazione non ha importanza.
Mi viene in mente un noto e suggestivo verso di Antonio Machado: “Caminante, no hay camino, se hace camino al andar”, “Viandante, non c’è cammino, il cammino si fa andando” (“Campos de Castilla”, 1912) ).
Quando lo lessi la prima volta lo trovai suggestivo. Ma poi, a pensarci bene, che cosa significa? Che la strada è smarrita, anzi che non c’è proprio strada. La strada si farà camminando. Ma per andare dove? Machado sembra suggerire: la meta è ignota, ma non importa. L’importante è mettersi in cammino, voler arrivare da qualche parte, non importa quale. Mi sembra proprio la situazione della Chiesa attuale. L’importante è camminare, stare, andare insieme, ovviamente volersi bene. Ma significa anche che la Chiesa non è più maestra, anzi si fa persino allieva, vuole imparare qualcosa dalla gente, dai fedeli. Dunque non può essere più un’autorità, anche il papa è uno di noi.
Sinodo, sinodalità, sinodale. Ormai è tutto un inno alla sinodalità. Mi piacerebbe sapere che cosa pensa la gente comune quando sente queste magiche parole: sinodale, sinodalità. Pochi conoscono l’etimologia di sinodo: –odo < hodos, cioè via, strada. Vedi anche metodo, periodo, esodo. O parole strane come anodo e catodo o poco comuni come odometro (il contachilometri degli antichi romani). Per sinodo s’intendeva fino a ieri un’assemblea di vescovi. Adesso con sinodo s’intende una strada che si percorre insieme, ma per andare dove? Mistero.
Sergio Pastore