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Fernández, il metodo scientifico e le verità della fede

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

permettimi piccole note a margine sulla meditazione di apertura della sessione plenaria del Dicastero per la dottrina della fede del cardinale Fernández dello scorso 27 gennaio.

Altri commentatori più preparati di me hanno già confutato le citazioni spesso travisate e le riflessioni del prefetto che da un lato si trincera dietro l’“umiltà intellettuale”, dall’altro ci ricorda che “ubi umilitas ibi sapientia”.

Dall’alto, allora, della “sapienza” che gli deriva dall’“umiltà”, sembra riprendere nei fatti il ragionamento socratico sulla consapevolezza critica della propria ignoranza per sostenere che “siamo incapaci di interpretare tutti i significati e le sfumature di una realtà, di una persona, di un momento storico, di una verità” e che “più la scienza e la tecnologia avanzano, più dobbiamo mantenere viva quella consapevolezza del limite, del nostro bisogno di Dio per non cadere in un terribile inganno …”.

Un approccio, il suo, che sembra accogliere il metodo scientifico che descrive il progresso come evoluzione di un processo infinito che cammina non per verifiche definitive ma per congetture da sottoporre continuamente a confutazione. La scienza, infatti, procede essenzialmente per tentativi ed errori e così si evolve.

Approccio scientifico che lui sembra ritenere tanto più vero “rispetto alle verità della fede”.

Senza avere la presunzione di parlare ex cathedra, osservo che le verità della fede non possono, a mio più che umile avviso (senza, naturalmente, che a tale umiltà corrisponda altrettanta sapienza), essere trattate con il metodo scientifico soprattutto perché la religione (quanto meno quella cattolica) non è e non deve essere scienza nel senso moderno del termine: essa si basa sulla fede e su dogmi fissi e immutabili nel tempo e non sul metodo empirico. Rivelazione e Tradizione, con il Deposito della Parola di Dio che, come ha recentemente detto anche papa Leone XIV, è affidato alla Chiesa e “impone al depositario il dovere di conservare il contenuto, che in questo caso è la fede, e di trasmetterlo intatto”, non possono essere oggetto di confutazione scientifica: non si può falsificare la Trinità così come non si può replicare la Resurrezione di Gesù.

Di qui Verità e principi non negoziabili che nessun cammino, nessuna visione periferica, nessuna interpretazione aggiornata possono scalfire.

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Aldo Maria Valli:
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