Caro Valli,
condivido totalmente quanto scritto dal signor Padula [qui], perché il suo è anche il mio pensiero su questa terribile questione sulla santa messa che sta dividendo la Chiesa. Di conseguenza non sono d’accordo con il Catechismo di don Daniele Di Sorco. Mi chiedo: dovrei forse sentirmi in peccato io che dal dopo Concilio non ho mai più partecipato a una messa vetus ordo perché nella mia parrocchia e in seguito in altre parrocchie si sono celebrate solo messe novus ordo? Non ho mai perso una santa messa domenicale, tutte celebrate da sacerdoti consapevoli, senza astrusità ma con tanta fede, coinvolgendo i fedeli. Dunque sono sessant’anni che faccio peccato ogni domenica? Gradirei avere anche il pensiero di un sacerdote nato dopo il Concilio, e che dopo i dovuti studi abbia avuto la grazia di diventare ministro dell’Eucaristia. Tale sacerdote celebrando la messa novus ordo avrebbe sempre operato nel peccato?
Anche questa domenica, come sempre, ho partecipato alla santa messa, novus ordo, consapevole che Gesù è lì presente sull’altare.
Angela Bernasconi
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Gentile Valli,
ho letto la difesa del lettore Padula [qui] della messa novus ordo, e mi sembra che, così come per altri interventi in difesa del nuovo rito, essa si basi su un equivoco, del resto già accennato nella risposta di don Di Sorco: far dipendere la liceità della messa novus ordo dall’appagamento diciamo così spirituale che ne ricevono i fedeli. Se così fosse, come giustamente dice don Di Sorco, dovremmo ritenere lecite anche celebrazioni ortodosse o anglicane che sono anche “migliori di una messa cattolica […] tradizionale”.
Il problema del latino nel vetus ordo è smentito implicitamente dallo stesso signor Padula, e del resto è inconsistente, dal momento che ci sono i messalini bilingue, e comunque dopo due o tre volte che si partecipa alla messa in latino non c’è neanche più bisogno di ricorrervi.
Ammettendo, per amor di dibattito, che quanto affermato dal signor Padula sia vero, cioè che non ci sia alcuna differenza tra una messa vetus e una novus ordo “celebrata bene”, mi pare che proprio questo concetto del “celebrata bene” sia una testimonianza della non “liceità” della messa novus ordo. Io purtroppo sono costretto ad assistere a messe novus ordo e credo (o almeno spero) che esse siano valide perché vi è contenuto il nocciolo della fede, ma in nessun caso ho assistito a messe del tipo di quelle di cui parla il lettore Padula. Allora cosa devo fare per poter assistere a messe novus ordo “recitate bene”? A parte gli aspetti molto spesso scandalosi e comunque dissacranti a cui si assiste durante le celebrazioni novus ordo, faccio notare che in due chiese della stessa città distanti poche centinaia di metri si assiste a celebrazioni profondamente diverse, col beneplacito, naturalmente, dei diretti superiori e di tutta la gerarchia. Quindi non esiste una messa novus ordo, ma ne esistono molte, il che afferma la loro non liceità. C’è quella di cui parla il signor Padula, ma c’è anche quella del celebrante che al momento del Credo dice che lui non lo recita “perché io al Credo non ci credo”.
Essendo questa la realtà, bisognerebbe ammettere che l’unica liturgia novus ordo ammissibile sia quella illustrata dal lettore Padula, di cui però la maggior parte dei credenti non può usufruire. Ma se così fosse, vorrebbe dire che la Chiesa cattolica non mette a disposizione della totalità dei credenti una messa “celebrata bene”.
La non liceità investe tutte le messe novus ordo, anche quelle “recitate bene”, perché appartenenti a un rito totalmente cangiante secondo gli umori del celebrante e molto spesso anche di chi lo attornia. Nelle messe vetus ordo, al contrario, le diversità che si trovano nelle novus ordo non possono esistere, e non perché i sacerdoti siano più santi, ma perché la struttura stessa della celebrazione le rende impossibili.
Lucio Fontana
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Caro Valli,
quando posso vado alla santa messa vetus ordo, ma quando c’è una manifestazione, uno sciopero o una deviazione degli autobus, come spesso avviene nella nostra amata Caput Mundi, come si fa?
La mia parrocchia di appartenenza è modernista e mi ha riservato delusioni e travasi di bile a non finire. I pochi sacerdoti validi sono stati epurati, e due di loro sono morti, anche di dispiacere
Di recente ho provato ad andare in una parrocchia limitrofa, dove il parroco mi è apparso dolce e garbato, e non schierato politicamente. Ma il giorno della Candelora mi sono scontrata con l’ostilità di un gruppo di suore e pie donne laiche che stavano vicino all’organo. Forse perché mi sono comportata male? No, ho solo chiesto se per favore potevo avere una candela, essendo vuoto l’apposito cestino.
Mi chiedo: perché le signore che collaborano col parroco sono scelte tra le arpie? Gesù vuole davvero delle spose così acide?
Pertanto non so dove andrò domani, se non trovo il bus o il taxi per raggiungere la chiesa vetus ordo più vicina.
Marina Panetta