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Battiston / L’unità non può essere anteposta alla Verità. Risposta a Porfiri

di Fabio Battiston

Caro Aldo Maria,

ho letto con attenzione, e grande tristezza, il contributo odierno di Aurelio Porfiri. Confermando, peraltro coerentemente, una posizione sostenuta da diverso tempo, egli prende spunto dalla vicenda dell’ordinazione vescovile richiesta dalla FSSPX per affermare una volta di più un principio per me ormai insostenibile. Ovvero che qualunque cosa accada, qualunque sia il problema o il contrasto sul tappeto, tutto deve essere affrontato, risolto (o subìto) mantenendo intatta la “fortezza” dell’unità della Chiesa cattolica. Tale posizione, rispetto a ciò che sta accadendo da decenni, risulta a mio avviso improponibile. Non solo. Essa appare (mi si consenta un sostantivo da non interpretare in senso offensivo) ammantata di una certa accondiscendenza nel sostenere lo status quo.

Porfiri continua ad affermare la sua totale condanna di tutto ciò di apostatico, eretico e preternaturale sta caratterizzando la chiesa militante. Ma non vuole, o non può, andare oltre. In questo modo si fa passare un principio inaccettabile: quello di anteporre unita a Verità, questione che tu stesso, caro Aldo Maria, hai più volte stigmatizzato in diversi interventi.

La chiesa militante è stata da decenni trasformata in un mostro. Col passare del tempo tale metamorfosi non solo non si è arrestata o attenuata ma sta impetuosamente andando avanti travolgendo ogni aspetto – dottrinale, teologico, liturgico e pastorale – che l’ha connotata nei secoli. In tale scenario come può il concetto di unità essere declinato, dogmaticamente, in termini di comunione di fede (pagano-sincretistica), sacramenti (fatti a pezzi insieme alla liturgia) e gerarchia (obbedienza a un papa e a vescovi formati alla nuova teologia)?

La Chiesa trionfante, eternamente unita nel Dio trinitario, può fare tranquillamente a meno di una chiesa militante compatta e indivisa, laddove tale unità sia solo un feticcio para-dogmatico col quale ricattare i fedeli “resistenti”, obbligandoli all’obbedienza a un’istituzione del tutto simile a un cancro metastatico. Ciò sembrerà a molti una dichiarazione eretica ma è un pensiero che non ho ormai più remore a esplicitare; viene dal mio cuore e dalla mia testa di peccatore ma non di traditore.

Capisco bene, tuttavia, che non può esserci confronto o dibattito su un tema così dirimente e, per certi versi, assoluto. Qualcuno è nel giusto, qualcun altro è in grave errore; non c’è alcuno spazio per posizioni intermedie. Molto meglio, quindi, che ciascuno vada per la propria strada. Il Signore Iddio giudicherà.

Sempre con grande affetto e senza offesa nei riguardi del maestro Porfiri al quale confermo la mia stima.

Aldo Maria Valli:
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