Gentile Valli,
con riferimento al dibattito su vetus e novus ordo in corso nel blog, ho letto la lettera del signor Fabrizio Padula [qui] e trovo pienamente condivisibili le affermazioni di Benedetto XVI (discorso ai sacerdoti romani del 14 febbraio 2013) ove evidenzia che: “Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, e i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera” e, soprattutto, il discorso pronunciato in occasione del decennale del motu proprio “Ecclesia Dei”, là dove Ratzinger spiega che: “Bisogna riconoscere che la celebrazione della vecchia liturgia spesso si era trasformata in qualcosa di troppo individualistico e privato, e che di conseguenza la comunione tra sacerdote e popolo era insufficiente”.
Pertanto, chi meglio di Ratzinger, sia in quanto pontefice sia come padre conciliare, può giustamente interpretare le motivazioni che sono alla base delle scelte del concilio stesso introdotte con la “Sacrosanctum Concilium”?
Al contrario, non sono d’accordo con il Piccolo Catechismo sulla nuova messa di don Daniele Di Sorco, che sinceramente mi sembra poco comprensibile per tutta una serie di tecnicismi e formalismi che se prima del Concilio potevano avere un senso, credo che ora potrebbero risultare vetusti per i fedeli, considerato che Gesù è venuto su questa Terra, oltreché per redimere il genere umano, anche per sintetizzare il vecchio testamento con soli due comandamenti principali, indicati come il compendio di tutta la legge e i profeti: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con la mente” e “ama il prossimo tuo come te stesso”, in antitesi alla legge ebraica (Torah) che aveva 613 precetti, di cui 248 positivi (fai) e 365 divieti o precetti negativi (non fare), per cui credo che non possiamo tornare a una liturgia zeppa di precetti negativi e/o positivi, sul numero di genuflessioni e su come debbano essere posizionate le dita del sacerdote dopo la consacrazione. A me sinceramente pare che Dio Padre prediliga con i suoi figli una relazione di fiducia e amore, che nel novus ordo si esprime compiutamente, anche quando le espressioni di gioia dei suoi figli si manifestino con variegato vivace entusiasmo.
Da ultimo, Gesù oltre a indicarci gli anzidetti comandamenti, ci ha anche detto che l’unico peccato non perdonato è quello contro l’azione dello Spirito Santo. Al riguardo, chi può dire che il Concilio non sia stato un dono dello Spirito Santo? Giovanni XXIII, che ha indetto il Concilio, Paolo VI e Giovanni Paolo II sono stati proclamati santi e tutti loro hanno manifestato la necessità di attuare le deliberazioni conciliari: ciò non potrebbe essere un’espressione dello Spirito Santo? Per cui secondo me occorre molta cautela nel giudicare e sentenziare che il novus ordo favorisce l’eresia e la nuova messa non è lecita, perché c’è il concreto pericolo di dividere la Chiesa e sviare le coscienze e ciò sarebbe un’azione contro lo Spirito Santo.
Fraternamente in Cristo Gesù
Angel