di Aurelio Porfiri
Il 12 febbraio si è svolto l’incontro fra il superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarani, e il prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, cardinale Fernández. L’incontro è stato convocato perché il 2 febbraio precedente don Davide Pagliarani aveva annunciato nuove ordinazioni episcopali che si dovrebbero svolgere il prossimo primo luglio. Ovviamente questo da Roma viene visto come un atto di grave disobbedienza, perché le ordinazioni sono prive dell’autorizzazione da parte del Sommo Pontefice.
Ho spesso riflettuto su questo tema del tradizionalismo e ho scritto anche un libro in proposito, perché a me sembra un tema molto interessante per capire il modo in cui va la Chiesa attuale. Non ho mai nascosto le mie critiche per certe derive molto gravi della Chiesa attuale, quindi capisco la reazione di coloro che cercano il bene per la propria vita spirituale in una Chiesa in cui sembra tanto difficile percepire ancora il senso dell’adorazione, del sacro, di una spiritualità che purtroppo sembra perduta.
Non sono certamente ostile alle persone che cercano in qualche modo di sopravvivere in una situazione difficile come quella odierna. Però ho anche alcune perplessità su certi comportamenti.
Innanzitutto ricordiamo che ci sono molte persone che pur vivendo queste stesse difficoltà rimangono comunque nella Chiesa, sottomessi alle legittime autorità della Chiesa cattolica.
Sappiamo che la Fraternità sacerdotale San Pio X è in una situazione irregolare all’interno della Chiesa cattolica. La speranza, soprattutto per una realtà che è divenuta numericamente importante, è che essa possa agire in piena comunione con l’attuale gerarchia.
Don Davide Pagliarani ha detto che per lui e per la Fraternità la legge suprema è il bene delle anime, cosa che ovviamente non può che trovarci d’accordo. Ma non sarebbe un bene molto più grande, e per molte più anime, agire pienamente dall’interno della Chiesa cattolica? In questo modo si potrebbe servire non soltanto il gruppo più o meno numeroso che si raduna intorno alla Fraternità, ma molte più anime che potrebbero conoscere i tesori della tradizione. Se riteniamo valido — e lo è — ciò che dice don Davide Pagliarani sul fatto che la legge suprema è il bene delle anime, in questo senso si potrebbe fare del bene a molte più anime.
Naturalmente don Davide Pagliarani potrebbe rispondere che, se accettasse di rientrare pienamente in comunione con la Chiesa cattolica, la FSSPX avrebbe gravi problemi a continuare il proprio apostolato per via delle opposizioni che incontrerebbe all’interno della Chiesa. Questa è la realtà che molti di noi vivono all’interno della Chiesa cattolica, in croce: sappiamo che l’essere emarginati, talvolta vilipesi, ostacolati, fa parte della situazione. Però, se veramente Cristo ha fondato la sua Chiesa, è all’interno di questa stessa Chiesa che si deve condurre la battaglia.
Nel comunicato che la Fraternità sacerdotale San Pio X ha rilasciato dopo l’incontro fra il superiore generale e il cardinale Fernández viene detto: «Egli [don Pagliarani] ha tenuto soprattutto a esporre lo spirito di carità con cui la Fraternità considera queste consacrazioni, così come il suo desiderio sincero di servire le anime e la Chiesa romana. Ha infine rinnovato il suo desiderio che, tenuto conto delle circostanze del tutto particolari in cui si trova la Santa Chiesa, la Fraternità possa continuare a operare nella sua condizione attuale, eccezionale e temporanea, per il bene delle anime che si rivolgono ad essa».
Qui ci troviamo di fronte ad affermazioni che, a mio avviso, sono problematiche. Si dice di avere un desiderio sincero di servire le anime e la Chiesa romana, ma sarebbe molto meglio che queste anime non fossero soltanto il ristretto gruppo che si riunisce attorno alla FSSPX, ma il largo campo di coloro che sono nella Chiesa e che magari, senza loro colpa, sono esposti a un insegnamento o a un tipo di indottrinamento “cattolico” che cattolico non è più.
Quanto bene potrebbe fare la Fraternità San Pio X all’interno della Chiesa, pur soffrendo — perché tutti soffriamo — ma portando ancora più anime alla riscoperta della bellezza della tradizione?
Credo che l’atteggiamento della Fraternità sacerdotale San Pio X nasca da una fondamentale sfiducia nei confronti della gerarchia attuale. Posso capirlo, e non sto difendendo la gerarchia attuale o il cardinale Fernández: chi mi segue sa che anch’io sono stato e sono critico verso molte cose. Però questa è la situazione che abbiamo. Non possiamo creare un surrogato e poi dire che lo facciamo per il bene delle anime.
Quando si dice che si vuole continuare a operare nella condizione attuale, definita eccezionale e temporanea, non si offre in realtà una soluzione al problema canonico della Fraternità. Si parla di una situazione eccezionale e temporanea, ma poi si chiede di protrarre quella che è comunque una ferita all’interno della Chiesa cattolica.
Capisco le ragioni che portano la Fraternità a non essere fiduciosa nei confronti di Roma. Nessuno può negarle. Però credo si debba decidere di affrontare questa sfida, non tanto per la propria situazione canonica, ma proprio per quel bene delle anime che è stato tanto citato da don Pagliarani e che è veramente così importante per sacerdoti, vescovi e papa.
Certamente si potrebbe dire che tanti oggi nella Chiesa non fanno il bene delle anime. Sono d’accordo. Questa è la battaglia che si combatte da decenni. Però è una battaglia che va combattuta all’interno della Chiesa.
Vorrei citare un passaggio dell’intervista di don Davide Pagliarani: «Mediante il kerigma si isola l’annuncio del Vangelo da tutto il corpus della dottrina e della morale tradizionali, e mediante la sinodalità si sostituiscono le esposizioni tradizionali con decisioni aleatorie, facilmente assurde e dottrinalmente ingiustificabili. Lo stesso cardinale Zen ritiene che questo metodo sia manipolatorio e che attribuirlo allo Spirito Santo sia blasfemo. Temo purtroppo che egli abbia ragione».
Come molti sanno, ho collaborato con il cardinale Zen per vari libri pubblicati in italiano e in inglese. Non so se don Davide Pagliarani abbia letto uno di questi libri, «Una, santa, cattolica e apostolica», in cui il cardinale, nella parte finale, affronta il tema della sinodalità con grande spirito critico. Ma vi è una differenza fondamentale: il cardinale Zen ha scelto, soffrendo, di fare queste critiche dall’interno della Chiesa cattolica, sottomesso ai suoi superiori.
Non dico che le critiche del superiore della Fraternità siano sbagliate; probabilmente sono anche giuste. Il problema è un altro: sono critiche che vengono fatte in un certo senso dall’esterno, pur dichiarando di voler servire la Chiesa romana e le anime della Chiesa romana. Credo che sarebbe un servizio tanto più bello e tanto maggiore se questo apostolato, anche critico, venisse esercitato pienamente dall’interno, in comunione con la gerarchia della Chiesa cattolica, accettando quella croce che molti cattolici hanno deciso di portare.