di Martin Grichting
Lo spin doctor dietro il trasferimento della potestas sacra ai laici, come nel caso della “prefetta” del Dicastero per gli istituti di vita consacrata, è il canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda. Recentemente si è alleato con lui il cardinale Marc Ouellet, il quale sostiene che i “carismi” dello Spirito Santo rappresenterebbero l’abilità dei laici di esercitare la potestas sacra. Il papa potrebbe quindi trasferire ai laici la potestà di governo, come quella esercitata da prefetti di determinati dicasteri vaticani. Ciò contraddice il Concilio Vaticano II, che in “Lumen gentium” 21 ha insegnato che la potestas sacra sostanzialmente viene conferita attraverso il sacramento dell’ordine. Spetta poi al papa determinare più precisamente, dal punto di vista giuridico, come essa venga esercitata (ad esempio come vescovo diocesano, come vescovo ausiliare, come prefetto eccetera).
Non si tratta di cavilli. Al più tardi con il rifiuto della Fraternità San Pio X al prefetto del Dicastero per la dottrina della fede del 18 febbraio 2026, questo dovrebbe essere diventato chiaro anche in Vaticano. Infatti, per quanto riguarda LG 21, la Fraternità San Pio X sostiene la stessa posizione preconciliare di Ghirlanda e Ouellet. Naturalmente gli obiettivi sono diversi. I cardinali vogliono affermare la “giustizia di genere” nella Chiesa. La Fraternità San Pio X vuole legittimare le ordinazioni episcopali che ha in programma. Ma su una cosa entrambi concordano: la postestas sacra viene trasferita dal papa per via legale e il sacramento dell’ordine non è necessario a tal fine (cfr. Allegato II alla lettera del 18 febbraio 2026). La Fraternità San Pio X non basa la sua argomentazione, come Ouellet, su carismi chimerici, ma su una visione preconciliare che era effettivamente sostenuta da teologi e papi: il sacramento dell’ordine era considerato conferito con l’ordinazione sacerdotale. I vescovi ricevevano poi la giurisdizione dal papa, che li rendeva vescovi diocesani. La funzione dell’ordinazione episcopale rimaneva poco chiara.
Una tale concezione dell’onnipotenza papale era in contraddizione con la figura del collegio degli apostoli chiamato da Gesù. Infatti, la potestas sacra conferita dal papa, che rendeva vescovo, trasformava i singoli vescovi in vicari del papa, per così dire nei suoi direttori di filiale. Non apparivano quindi come pastori che esercitavano il loro ministero come successori degli apostoli con diritto proprio, cum et sub Petro. I “vescovi” non consacrati del Medioevo non dovevano quindi avere la coscienza sporca. Infatti, avevano ricevuto la nomina dal papa. Solo questo contava per guidare. E per le funzioni sacre si avvalevano di vescovi ausiliari.
Il Concilio Vaticano II ha chiarito in LG 21 una questione rimasta a lungo aperta. Questa è opera dello Spirito Santo, che non crea una seconda struttura ecclesiale accanto alla Chiesa di Gesù Cristo. Piuttosto, egli conduce l’unica Chiesa sempre più profondamente nella verità.
I nuovi iperpapalisti vaticani, in accordo con la Fraternità San Pio X, mettono ora da parte anche loro il sacramento dell’ordine e sostengono che solo la nomina da parte del papa sia determinante per esercitare la potestas sacra. Papa Francesco ha poi messo in pratica questo principio. Come è noto, egli era considerato un “progressista”. A questo punto, tuttavia, si vede che era preconciliare e reazionario, come i suddetti signori cardinali. Il tutto è ancora più grottesco se si considera che papa Francesco ha predicato contemporaneamente il “sinodalismo”, che fa pensare a un formato partecipativo. Quest’ultimo è però l’opposto di ciò che significa la derivazione di ogni giurisdizione dal superpotere papale. Diventa ancora più grottesco se si tiene conto del bashing del diritto canonico, che non ha avuto fine dal Concilio Vaticano II: “Chiesa dell’amore invece che Chiesa del diritto”. Infatti, rendere il sacramento dell’ordine un accessorio non necessario per poter governare la Chiesa significa proprio la totale giuridicizzazione della Chiesa.
Papa Leone XIV deve ora decidere se il Concilio Vaticano II sia ancora valido o meno su una questione dogmatica decisiva. E deve agire di conseguenza. Se torna indietro rispetto al Concilio Vaticano II anche lui – come purtroppo sembra attualmente – non resterà pietra su pietra. Come potrà infatti chiedere in modo credibile obbedienza al Concilio Vaticano II – alla Fraternità San Pio X e a molti altri – se lui stesso lo disattende?