di Vincenzo Rizza
Caro Aldo Maria,
la notizia della dirigente scolastica che ha invitato i docenti a posticipare verifiche e interrogazioni e dispensare dalle lezioni di scienze motorie coloro che osservano il ramadan non stupisce più. Non stupiscono neppure le motivazioni: per “garantire il benessere psicofisico delle studentesse e degli studenti [e gli studentessi?] e favorire un clima scolastico inclusivo” durante il mese di digiuno islamico.
Siamo ormai assuefatti a un messaggio culturale che esige rispetto per tutte le culture esterne alla nostra e dimentica chi siamo e da dove veniamo.
Così l’Islam, che un tempo si diffondeva in Europa con la spada, oggi non ha più bisogno di combattere anche perché ci siamo arresi e sottomessi spontaneamente, prima ancora che la battaglia iniziasse.
Quello che, in effetti, colpisce di più è la facilità con cui, negli ultimi decenni, abbiamo abbandonato ogni nostra tradizione, tanto da rinnegare perfino i nostri simboli più sacri e il nostro credo.
Il riferimento è non solo alle periodiche polemiche sul crocifisso nelle scuole e negli uffici pubblici, ma anche alle pratiche penitenziali cattoliche. Astinenza e digiuno quaresimali sono praticamente sconosciuti ai più, anche praticanti. Presumo sia capitato a qualcuno di domandare in un ristorante, il venerdì di Quaresima, se un determinato piatto contenga carne: il cameriere normalmente ti guarda stupito e verosimilmente la prima cosa che ti chiede è se stai praticando il ramadan, ignorando che la tradizione islamica impone il digiuno nelle ore diurne e non l’astinenza dalle carni. Quando, poi, fai presente che è venerdì di Quaresima, rimane perplesso. Quando, infine, gli spieghi che il venerdì di Quaresima i cattolici dovrebbero astenersi dalle carni, quasi si dispiace che tu non sia musulmano e ti guarda con commiserazione, come se fossi l’ultimo giapponese asserragliato in una sperduta isola del Pacifico, ignaro del fatto che la guerra è terminata da decenni.
Per non parlare, poi, di coloro che praticano ancora il digiuno il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo, considerati, quando va bene, stravaganti e fuori dal mondo che seguono ancora tradizioni medievali.
Così, mentre si esaltano e premiano culture a noi estranee, sospendendo verifiche per chi digiuna secondo un calendario religioso altrui, si ignora del tutto il calendario liturgico che ha scandito per secoli la vita civile del nostro Paese. Il ramadan è spiegato e rispettato; la Quaresima è ignorata e considerata un reperto archeologico. In nome dell’inclusione ciò che non ci appartiene viene riconosciuto e tutelato, ciò che ci appartiene è rimosso o ridicolizzato.
C’è digiuno e digiuno, ma quello altrui viene protetto con scrupolo mentre il nostro viene derubricato a mero bigottismo, dimenticando che per generazioni digiuno e astinenza non erano imposizioni oppressive ma segni concreti di una fede vissuta, visibile, comunitaria. Oggi, invece, chi ancora li osserva sembra quasi dover chiedere scusa, giustificarsi, spiegare che non si tratta di una moda salutistica né di una scelta esotica ma semplicemente di essere cattolici in Quaresima, tempo di attesa, purificazione e preghiera, in un mondo che per rispettare le tradizioni altrui disprezza le proprie.