Negli Stati Uniti la procreazione medicalmente assistita (PMA) non è più solo una procedura medica: è un settore fiorente che non nasconde più le sue tendenze eugenetiche. Ad esempio, presso il Langone Fertility Center della New York University la fecondazione in vitro (Fivet) è quasi una questione di taylorismo ed è diventata una procedura comune.
Un Eldorado finanziario
Dalla nascita dei primi “bambini in provetta” negli anni Ottanta, la fecondazione in vitro è esplosa. Nel 2023 rappresentava il 2,6% delle nascite americane. Ma a differenza della Francia, dove la previdenza sociale rimborsa quattro tentativi, il sistema americano è orientato al profitto. Un tentativo costa 20 mila dollari, spingendo alcune coppie a indebitarsi pesantemente o costringendole a vendere le loro case.
Questo mercato, stimato in 5,28 miliardi di dollari nel 2023, sta attraendo investitori privati. Secondo Ambar La Forgia, specialista di Berkeley, le cliniche non sono più gestite principalmente dai medici, ma da Wall Street. La corsa alla redditività sta standardizzando l’assistenza a scapito del rapporto umano: si arriva, si esce, si riceve il conto e si paga, un po’ come al supermercato.
Selezione genetica per il bambino “migliore”
Le normative americane, molto più flessibili della legge francese sulla bioetica nella sua versione attuale – ma possiamo scommettere che quest’ultima evolverà durante la revisione prevista per il 2028 – consentono pratiche che altrove sono vietate.
La diagnosi genetica pre-impianto (PGD), riservata in Francia alle malattie gravi, è molto diffusa negli Usa. Quasi il 45% dei cicli di fecondazione in vitro la utilizza per “massimizzare le probabilità”, un argomento che Norbert Gleicher, pioniere del settore, descrive come una “cortina fumogena” redditizia, poiché questi test cromosomici a volte riducono le possibilità di gravidanza.
Ancora più preoccupante è la scelta del sesso. Una madre di tre figli ha pagato 40 mila dollari per assicurarsi che il suo quarto figlio fosse una femmina. Questo non è un caso isolato: la “scelta del sesso preferito” è offerta dal 73% delle cliniche americane.
Verso una start-up del genoma
Il mercato si sta spostando sempre più verso il “designer baby”. Nella metropolitana di New York, la startup Nucleus Genomics sfoggia con orgoglio il suo slogan: “Have your best baby”. Attraverso il suo sito web pickyourbaby.com, l’azienda offre l’analisi degli embrioni per prevedere il colore degli occhi, l’altezza e persino il QI.
Altri, come Orchid, promettono di rilevare predisposizioni al diabete o all’autismo. Per Norbert Gleicher, questi test poligenici sono una follia, data l’influenza ancora predominante dell’ambiente su questi tratti.
Il dilemma degli embrioni in eccesso
Oltre a essere una pratica che contraddice la legge naturale e che la Chiesa condanna di per sé, l’industrializzazione delle tecniche di riproduzione assistita (ART) solleva la questione di cosa accada agli embrioni non trasferiti. Senza limiti di tempo per il congelamento, migliaia di genitori pagano quote annuali per mantenere in vita embrioni di cui non sanno cosa fare.
Così, dall’altra parte dell’Atlantico, alcuni pazienti pagano duemila dollari all’anno per un embrione da cui non vogliono separarsi, ma che non intendono impiantare. Tra business e tecnologia, la fecondazione in vitro americana sta ridefinendo radicalmente i confini della vita umana e spostando i limiti della barbarie.