La balena nella cattedrale e altre notizie dalla chiesa sinodale

di Chris Jackson

Ci sono momenti in cui la crisi postconciliare smette di sembrare un insieme di dibattiti teologici e inizia a somigliare a un semplice sistema di gestione del personale. Basta guardare chi viene promosso, chi ottiene i microfoni, chi viene messo al vertice di santuari e cattedrali, a chi viene data la responsabilità del percorso formativo.

Nel pacchetto di storie di questa settimana, lo schema si mostra in tutta la sua coerenza. A capo di un importante santuario brasiliano viene promosso un nuovo arcivescovo plasmato dalla logica del Sinodo dell’Amazzonia. In una cattedrale tedesca una balena a grandezza naturale viene collocata in mezzo alla navata come messaggio quaresimale sulla creazione e sulla giustizia climatica. E Leone XIV si rivolge a teologi e seminaristi con un linguaggio che suona nobile, persino pio, ma riafferma la stessa direzione istituzionale: processi sinodali, nuovi percorsi, attenzione sociale e culturale, progressiva retrocessione del sacerdote da uomo di Dio a funzionario all’interno di un ecosistema religioso controllato.

Aparecida come trofeo, il Sinodo dell’Amazzonia come curriculum

Il 2 marzo la Sala stampa della Santa Sede ha annunciato che Leone XIV ha nominato Mário Antônio da Silva arcivescovo metropolita di Aparecida, trasferendolo da Cuiabá e accettando le dimissioni dell’arcivescovo Orlando Brandes.

Ad Aparecida c’è il santuario nazionale brasiliano. Dare quel santuario a un uomo eletto nel comitato del Sinodo dell’Amazzonia per la redazione del documento finale è una dichiarazione su come va intesa oggi la leadership “cattolica”.

Durante il sinodo ammazzonico da Silva descrisse l’evento come “un’opportunità per entrare in contatto con la vita, le foreste, l’acqua, gli animali, i minerali” e soprattutto con comunità “piene di saggezza”. Questo è il vocabolario classico della chiesa sinodale: la natura come divinità, la vita indigena come fonte di rivelazione, la “saggezza” posta nella cultura tribale piuttosto che nel deposito della fede.

Diversi organi di informazione hanno riferito proposte riguardanti un “rito amazzonico” (ad experimentum) e ministeri ampliati, fino al diaconato femminile. Lo stesso da Silva si è mostrato in linea con l’idea che lo “spirito sinodale” sia un meccanismo per elaborare proposte piuttosto che per salvaguardare i confini della fede.

Anche la controversia sui fondi della Fondazione Ford ai vescovi brasiliani conferma la tendenza. Alla domanda sui finanziamenti della Fondazione, nonostante la sua reputazione pro-aborto, da Silva ha minimizzato, insistendo sul fatto che i cattolici si oppongono all’aborto.

Quindi, quando Leone XIV colloca un uomo come da Silva ad Aparecida assistiamo a uno spostamento di visione: da un esperimento regionale a un livello generale.

“Conversione ecologica”, il nuovo catechismo

Una volta che si vede lo schema si smette di sorprendersi del resto.

In Germania la cattedrale di San Vittore a Xanten sta ospitando The Cast Whale Project: un calco a grandezza naturale di una megattera, lungo quattordici metri, è stato esposto nella navata centrale e resterà lì fino al 22 marzo. Per l’occasione, una funzione è stata celebrata dal vescovo ausiliare Rolf Lohmann.

La cornice è quella della Quaresima, ma il messaggio proposto è la responsabilità per il creato e la giustizia climatica, con la balena che funge da simbolo di morte e resurrezione!

Riflettiamoci un attimo. La Quaresima è il pellegrinaggio annuale della Chiesa al Calvario, il periodo in cui le nostre chiese dovrebbero istruire con il silenzio e la severità sul peccato, il giudizio, la Croce, il prezzo del sangue, la necessità della penitenza. Invece, ecco una cattedrale trasformata in spazio espositivo, con i fedeli invitati a riflettere sulla “giustizia climatica” passeggiando intorno alla riproduzione di un animale morto.

Questo è ciò che la chiesa postconciliare fa ormai quasi automaticamente. Prende il soprannaturale e lo sostituisce con il terapeutico, il politico, il sociologico, l’ecologico. Prende la Croce e la sostituisce con una causa sociale. Tutto suona molto umanitario, il che fa parte della seduzione. Si mostra compassione per la “creazione”, ma si insegna a pensare alla redenzione come a una metafora e alla Chiesa come a una ONG dalle vetrate colorate.

“Resta in mare aperto”: uno slogan che dice tutto

Ora mettete la balena accanto al discorso pronunciato da Leone XIV il 2 marzo alla Facoltà teologica della Puglia e all’Istituto teologico della Calabria.

Leone cita Francesco con approvazione: “Resta in mare aperto… non cercare riparo in porti sicuri”, frase che viene spacciata per coraggiosa, ma in pratica è un avvertimento per chiunque voglia che la Chiesa resti ancorata a ciò che ha sempre insegnato e fatto. La tradizione diventa il “porto sicuro” da evitare e la novità diventa virtù per definizione.

Leone propone un programma che suona familiare: la teologia come strumento di “inculturazione”, “nuove forme e nuovi linguaggi” e una “meditazione sociale e culturale sul Vangelo”. La nota chiave non è la contemplazione di Dio, ma l’adattamento ai contesti. L’obiettivo non è la santità, ma un “pensiero critico e profetico” orientato a problemi sociali come la crisi occupazionale, l’emigrazione, l’oppressione, l’ingiustizia. Tutte cose su cui i cristiani ovviamente possono discutere, ma la domanda è: cosa succede quando questo pensiero diventa il centro di gravità? Quando il centro si sposta, tutto il resto si riorganizza.

L’appello papale è rivelatore: “Facciamo teologia insieme”. Ovvero consacrati e non consacrati, tutti in relazione “sinodale” perché i “vari soggetti” e carismi si completano a vicenda. Significa che il sacerdote si sta formando all’interno di una cultura da comitato. Il seminario diventa un luogo di formazione in vista della collaborazione, non della santificazione. La realtà metafisica degli ordini sacri, la separazione ontologica tra sacerdote e laico, inizia a sembrare una reliquia scomoda che deve essere superata affinché il nuovo ecosistema possa funzionare senza intoppi.

In questo mondo, “mare aperto” significa esperimento perpetuo. Significa che la Chiesa deve sempre diventare qualcos’altro.

Leone ai seminaristi

Poi Leone XIV il 28 febbraio parla ai seminaristi e, sorprendentemente, dice qualcosa di vero e persino tagliente. Li esorta a coltivare una “visione soprannaturale della realtà” citando Chesterton: “Togliete il soprannaturale, e ciò che rimane è l’innaturale”. Mette in guardia dal seminarista che parla di Dio con familiarità ma vive interiormente come se Dio non ci fosse. Usa la suggestiva immagine delle istituzioni che “muoiono in piedi” quando mantengono le apparenze ma si inaridiscono interiormente. Ed è quasi comico che tutto ciò provenga dalla stessa bocca che promuove un sistema progettato incessantemente per produrre i risultati che denuncia. Perché ciò che inaridisce il sacerdozio non è semplicemente la mancanza di preghiera. È il costante messaggio istituzionale secondo cui il sacerdote non è principalmente alter Christus all’altare, ma un coordinatore di progetti, un facilitatore di dialoghi, un assistente sociale spiritualizzato e inserito nel “processo”.

Potete dire ai giovani di “praticare la presenza di Dio” tutto il giorno, e anzi dovreste farlo. Ma se dite loro anche che la missione della Chiesa si esprime al meglio nella collaborazione sinodale e nella meditazione socioculturale, e le vostre nomine premiano l’ideologia del Sinodo dell’Amazzonia, state costruendo una cultura in cui il soprannaturale viene costantemente estromesso. E la prova è quella balena nella navata, durante la Quaresima, presentata come una catechesi sulla giustizia climatica.

Perché un giovane uomo darebbe la sua vita per questo? Chi vorrebbe mai rinunciare al matrimonio, alla famiglia, a una vita “normale”, per diventare prete in questo regime? Una vocazione è un sacrificio offerto per qualcosa di trascendente. Gli uomini sono disposti a morire per la verità, non per le parole d’ordine alla moda.

Quando Leone XIV tratta i “porti sicuri” come sospetti, la formazione teologica come uno strumento di adattamento ai contesti, la sinodalità come normale sistema operativo e promuove vescovi la cui storia pubblica è impregnata dell’agenda ecologica e di inculturazione del Sinodo per l’Amazzonia, il messaggio rivolto ai seminaristi è chiaro. E una volta che hai detto a un uomo che il suo sacerdozio è fondamentalmente un carisma tra i tanti, supervisionato da comitati laici, assistito da “team ministeriali”, coordinato da programmi diocesani e potenzialmente intercambiabile con gli uomini sposati e i ministeri femminili estesi, hai già svuotato ciò che una volta dava senso al sacrificio.

Una Chiesa che non riesce a parlare con l’autorità di Dio finisce per parlare con la voce del suo tempo. E il tempo attuale richiede liturgie sul clima, “saggezza” indigena, argomenti di discussione sulle migrazioni e un sacerdozio ridotto ad amministrazione.

Quindi sì, la balena ha il suo posto in questa storia. Non è una casuale eccentricità tedesca. È un segno sacramentale della nuova religione, una religione che usa l’architettura cattolica come un guscio, mentre catechizza i fedeli con un vangelo diverso.

E Aparecida, sotto la guida di un arcivescovo del Sinodo amazzonico, è l’altra metà dello stesso quadro: la rivoluzione che si sposta dalla periferia al centro del santuario.

bigmodernism

____________________________________

Cari amici di«Duc in altum»,

è uscito il mio nuovo libro:

«Gesù e don Camillo. Dialoghetti per non morire»

Con una nota inedita di Giovannino Guareschi

Prefazione di Paolo Gulisano.

Il libro può essere ordinato qui.

Don Camillo ringrazia tutti coloro che lo acquisteranno e lo vorranno diffondere!

***

 

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT64Z0200820500000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1D09
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!