Ostensione del Corpo di Gesù. Quando la critica è peggio della gaffe

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

la conduttrice televisiva Lorena Bianchetti è stata derisa sui social perché ha confuso l’ostensione del corpo di san Francesco, ad Assisi, con l’ostensione del Corpo di Gesù.

Si è trattato evidentemente di un mero lapsus, sempre possibile durante le dirette televisive. Mi sembra, invece, alquanto più censurabile l’errore di chi l’ha criticata sottolineando come sia noto a tutti che Gesù è risorto e che, pertanto, nessun corpo potrebbe essere esposto in favore dei fedeli.

In realtà quei critici dimenticano che, almeno per chi si professa cattolico, il vero Corpo di Cristo è realmente presente ogni giorno nell’Eucaristia. E non c’è bisogno di andare a Gerusalemme, a Roma o ad Assisi per adorarlo: basta andare in una qualsiasi chiesa cattolica nel mondo (ebbene sì, anche in quelle, a mio avviso, governate da sacerdoti su cui sarebbe meglio stendere un velo pietoso). Parlare, pertanto, di ostensione non è affatto improprio: non è un caso che l’Ostia consacrata, durante l’adorazione, sia conservata proprio nell’ostensorio.

Ho scritto “per chi si professa cattolico” ma purtroppo sono tanti, troppi, i cattolici che non credono nella transustanziazione o che non sanno neppure cosa sia (e francamente non so cosa sia peggio).

Il problema, allora, non è l’innocente lapsus di una conduttrice televisiva ma l’ignoranza diffusa, quando non la negazione consapevole sui fondamenti della fede di chi passa con disinvoltura dall’ostensione all’ostentazione del proprio credo fai da te.

Così si ride del lapsus televisivo, ma non ci si accorge di vivere immersi in un analfabetismo religioso che rende la fede un’opinione tra le tante, negoziabile e aggiornabile, con la Presenza reale che diventa mero simbolo e con il mistero e il sacrificio che diventano metafora. E quando tutto diventa metafora, alla fine non resta più nulla.

È questa, più di ogni gaffe, la vera fotografia della tragedia dei nostri tempi.

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