city london
archive british library
source Add 57950
folio 22
date of capture 21/11/01
capture device phase one fx 5×4 de vere 150mm lens
light source reflective fluorescent
lighting 2×6 36w balcar daylight fluxlite
distance 65cm
file format tiff
compression ratio none
compression type none
scanner mode 8 bit colour
pixel resolution capable of 10,500by12,6000 pixels
scan resolution 600dpi
colour space rgb
colour management not applied
film curve linear responsestandard capture condition
software phase one 3.5.1
scan settings custom
orientation
colour correction off
focus manual
cropping none
brightness none
cotrast none
filter ir
unsharp mask not applied
white point 6500
store size mb
storage address ftp:/lhfs.ox.ac.uk/ap23575/ox/urd/christchurch/1251
Perché la musica
di Aurelio Porfiri
Perché la musica? A che cosa serve? Devo dire che questa domanda mi ha accompagnato praticamente per tutta la vita. Fin da giovanissimo, fin da bambino, mi sono dedicato alla musica. E a un certo punto, superata la fase del semplice piacere dell’ascolto, ho incominciato a chiedermi quale significato potesse avere la musica, non solo nella mia vita ma in generale. Perché ascoltiamo la musica? Che cosa ci comunica?
Un famoso psicologo disse che la musica è soltanto un piacere per le orecchie, qualcosa che non possiede un particolare significato in termini evolutivi. Ma io non ci credo. Al contrario, credo che la musica sia uno dei linguaggi più alti. E proprio perché è un linguaggio così elevato, spesso il significato più profondo di ciò che essa comunica ci sfugge.
Alcuni dicono che la musica sia il linguaggio di Dio, e forse è anche vero: potrebbe essere un modo attraverso cui Dio ci parla, un modo con cui desidera dirci qualcosa. Ma proprio perché si tratta di cose divine, noi comprendiamo e non comprendiamo. Percepiamo qualcosa, sentiamo che la musica agisce su di noi in qualche modo, ma non sappiamo definire in che modo. Non riusciamo ad afferrare pienamente il significato profondo di ciò che la musica vuole dirci. Importante, però, è riconoscere che questo significato profondo esiste e che la musica possiede realmente un senso.
Certamente la musica non può essere ridotta a lavoro fatto per denaro. Sia chiaro: anche i musicisti, come tutti, devono guadagnarsi da vivere. Nulla di sbagliato nel ricevere una ricompensa per il proprio servizio musicale. Ma una cosa è essere ricompensati per il proprio lavoro, un’altra è usare la musica per la ricerca del guadagno. Sarebbe come voler diventare sacerdote per ricevere l’offerta della messa. Ridurre la musicar0 al guadagno economico è il segno, quanto meno, di una mentalità limitata. Come si può usare un linguaggio così grande, bello e prezioso soltanto per il proprio tornaconto? Un atteggiamento del genere impoverisce l’immenso potenziale che la musica ci offre.
Non ho nulla contro le persone che diventano ricche grazie alla musica. Se qualcuno raggiunge un alto livello artistico e un successo che garantisce benefici economici significativi, tanto meglio. Diverso il discorso riguardante chi fa del guadagno economico la priorità principale dell’attività musicale.
Molte discipline studiano il modo in cui la musica comunica con noi. È una questione estremamente importante. Se ne occupa la filosofia, naturalmente, e in particolare l’estetica. In tempi più recenti anche la semiologia ha esplorato il significato della musica, o meglio il modo in cui la musica produce significato dentro di noi. È un argomento affascinante. Anche lo sviluppo delle neuroscienze negli ultimi anni ci ha offerto strumenti di esplorazione.
Tuttavia, nonostante tutte queste ricerche e i molti libri, il modo in cui la musica comunica con noi rimane in gran parte un mistero. E forse proprio questo mistero è la chiave per comprendere che cosa la musica sia davvero per noi. È un mistero che, per certi aspetti, può essere avvicinato a quello della religione. C’è sempre qualcosa che ci sfugge, almeno finché viviamo in questa vita. Forse comprenderemo tutto soltanto nella vita futura.
Nella mia vita ho ricevuto dalla musica un beneficio immenso. In momenti molto difficili la musica mi ha dato conforto. La musica mi ha consolato quando non c’era nessuno a consolarmi. La musica mi ha parlato quando non c’era nessuno a parlarmi. La musica mi è stata vicina quando non avevo nessuno vicino.
Come dicevano i grandi pensatori del Medioevo, non basta fare musica. Bisogna anche riflettere sulla musica. Dobbiamo chiederci perché svolgiamo questa attività e perché essa sia così necessaria per molti di noi.
Perché la musica cattura i cuori e gli animi di così tante persone nel mondo? Esistono tanti tipi di musica, tanti repertori, tradizioni, scuole e stili diversi. Sia che ci troviamo in una cattedrale ad ascoltare un bellissimo coro, sia che siamo in un tempio buddhista o in un remoto villaggio africano, la musica è sempre presente. Ciò che conta per tutti, musicisti e non musicisti, è fermarsi a riflettere sulla grande importanza che la musica ha nelle nostre vite.
Quando è vera, la musica ci aiuta a pregare. Ci aiuta ad avvicinarci a Dio. Come suggeriva il poeta indiano Rabindranath Tagore, Dio è come la musica che non vedi, ma senti, perché avvolge e permea l’universo intero.
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