Cronache dalla grotta / il Totocalcio, la volontà di Dio e il mare la sera

di Rita Bettaglio

“Gesù, fatemi vincere al Totocalcio!”, implorò don Camillo.

Il buon prete sperava così di poter acquistare un altoparlante e farlo montare sul campanile, per essere finalmente ascoltato. Era sincero e divorato dal desiderio che i precetti del Signore raggiungessero tutti, specie i più lontani. Il povero curato della Bassa non pensava, però, di ricevere una sonora e profondissima lezione dal Cristo dell’altar maggiore, lezione massimamente opportuna anche alla Cavernicola.

Il Cristo parlò severamente a don Camillo: “Se è stabilito che tu vinca, vincerai. Ma se vincerai non sarà certo perché tu abbia indotto Dio a mutare quanto prestabilito per farti un favore personale. E lo dovrai ringraziare solo perché ti avrà concesso la grazia di compiere un’azione in accordo con la divina armonia che regola ogni cosa dell’universo”.

Nella grotta la Quaresima avanza e con essa la primavera. Questa, però, fa un passo avanti e due indietro e pare ancora troppo timida per sortire qualche duraturo effetto. Si limita, per ora, a imperlare gli alberi di delicati fiori bianchi o rosacei, che sotto il sole paiono un’esplosione di vita, ma, quando il cielo s’incupisce e s’alza il vento, mostrano tutta la loro fragilità.

Non ci somigliano forse? Fragili, delicati, appesi a un filo, siamo anche noi una trina preziosa, preziosissima agli occhi di Dio, ma esposta ai capricci della meteorologia esteriore ed interiore (la più bizzarra e imprevedibile). Sul nostro meteo interiore non c’è Bernacca (per i più attempati) o satelliti che gli possano tener dietro: è un continuo di nuvole o venti che non si sa da dove vengano e dove vadano.

Ci consolano e rianimano le parole di Nostro Signore a Nicodemo: “Il vento (spiritus) soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito (spiritus)” (Gv 3,8). Nella Vulgata compare due volte la parola spiritus tradotta dapprima come vento e poi come Spirito, intendendo quello Santo, di cui Gesù aveva parlato qualche versetto innanzi.

Nell’anima della Cavernicola il vento che soffia non è sempre quello dello Spirito Santo, ma spesso ha origine nel misterioso ed oscuro fondo dell’anima, ferito dal peccato e facile preda di venti di miserrima origine. Però lei, come tutti i battezzati, è nata dallo Spirito, con il battesimo e, perciò, gli altri refoli sono come i piovaschi estivi: tanto rumore per nulla. Anche se la Cavernicola sovente se ne spaventa e atterrisce.

Se vincerai non sarà certo perché tu abbia indotto Dio a mutare quanto prestabilito per farti un favore personale, sentenzia il Cristo dell’altar maggiore. Non abbiamo forse la nascosta e sottile convinzione che pregando intensamente riusciremo a piegare la volontà di Dio a nostro favore? Ci pare che, più insistiamo, e più la spunteremo e ci darà ciò che chiediamo. Invece la realtà è assolutamente ribaltata, come spiega il Cristo di don Camillo.

E lo dovrai ringraziare solo perché ti avrà concesso la grazia di compiere un’azione in accordo con la divina armonia che regola ogni cosa dell’universo.

La grazia che noi riceviamo non è di aver convinto Dio a mutar parere e darci ciò che vogliamo. No. La grazia non è che Dio la pensi come noi, ma che, per Sua grazia, noi, una volta tanto, la pensiamo come Lui e rientriamo per un’istante nella divina armonia che regola ogni cosa dell’universo.

“Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55,9), dice il Signore per bocca del profeta Isaia. Il fatto che Dio, nella Sua immensa bontà ci abbia voluto Suoi figli adottivi, non significa, come siamo portati facilmente a pensare oggi che Dio sia come noi o noi come Lui. E ci fa bene ricordarcelo, come ci giova far continua memoria del fatto che senza di Lui non possiamo far nulla. Non per abbatterci, ma per essere realisti e aver sempre presente come stiano le cose in questo mondo e in quello venturo che è già tra noi.

La Cavernicola ne avrà da meditare per il resto della Quaresima e anche oltre. Non aveva mai pensato che, quando ottiene una grazia, in realtà ottiene di inserirsi nella divina armonia che regola ogni cosa dell’universo. Che è molto più di quanto chiedeva.

Tutto sommato le piace assai e la soddisfa questo pensiero di essere inserita nel flusso dell’armonia divina, di partecipare all’armonia che regola il mondo, in cui si riflette la vita della Santissima Trinità. Si sente tranquilla e serena come un bimbo svezzato in braccio a sua madre (Sal 131,2).

E certe sere, guardando il mare, le pare di vederla e sentirla questa armonia, una e trina.

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