Vaticano / Il processo Becciu da rifare e l’osservanza delle garanzie procedurali

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

“l’è tutto sbagliato l’è (quasi) tutto da rifare”, parafrasando il buon Gino Bartali.

Sulla base delle informazioni reperibili sul web, con ordinanza del 17 marzo la Corte di Appello ha dichiarato la nullità relativa del primo grado di giudizio del processo per la gestione dei fondi della Santa Sede e la rinnovazione del dibattimento.

Il Vaticano non ha messo a disposizione il testo integrale dell’ordinanza ma dalle anticipazioni della stampa sembra emergere una decisione equilibrata che è riuscita nel non semplice tentativo di ripristinare ordine nel sistema giudiziario pontificio, minato negli ultimi anni da scelte discutibili.

L’ordinanza prevede, dunque, che, ferma la validità della sentenza di primo grado per gli imputati già assolti e per cui non era stato proposto appello o era stato dichiarato inammissibile, va ripetuto il dibattimento (e quindi vanno riascoltati i testimoni e vanno rivalutate le prove) e l’Ufficio del Promotore di giustizia deve depositare la versione integrale (priva di omissis) di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio per consentire alle difese degli imputati pieno accesso al materiale probatorio raccolto durante le indagini.

Sono interessanti due passaggi del provvedimento.

Innanzitutto il richiamo al giusto processo: la Corte ha correttamente escluso l’applicabilità di convenzioni internazionali non sottoscritte dal Vaticano. Ha, tuttavia, di fatto riconosciuto che il principio del giusto processo è immanente anche al diritto vaticano dichiarando la nullità relativa del primo giudizio per sostanziale lesione dei diritti della difesa.

Il secondo aspetto riguarda i rescripta pontifici emessi nel corso delle indagini. Qui la questione era forse ancora più delicata, dovendosi contemperare da un lato la legittimità del papa di esercitare le proprie prerogative anche sul piano legislativo e dall’altro la tutela degli imputati. La Corte è riuscita nel pregevole intento di salvare capra e cavoli, per un verso riconoscendo che i rescripta costituiscono legittima forma di espressione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario del Santo Padre, per l’altro censurando la mancata pubblicazione di quello del 2 luglio 2019 (che autorizzava, tra l’altro, il Promotore di giustizia a procedere nelle forme del rito sommario). Non essendo, quest’ultimo, stato portato a conoscenza dei soggetti interessati, ha “inciso sulla legittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base dello stesso”.

Un modo elegante per ridare credibilità alla giustizia vaticana senza screditare il papa.

Sia ben inteso, l’ordinanza non implica che il cardinale Becciu o gli altri imputati saranno infine assolti, ma consente loro pieno diritto di difesa e di far valere le proprie ragioni, come è giusto che sia, nel processo.

Spero proprio che questa decisione riesca nel tentativo di ripristinare, almeno nel campo della giustizia, un po’ di ordine dopo il ciclonico passato pontificato. Magari è ispirata dalle parole di papa Leone XIV che nel recente discorso tenuto durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, nel richiamare l’importanza della credibilità dell’ordinamento giuridico che regge lo Stato, ricorda che “l’amministrazione della giustizia non si limita infatti alla risoluzione delle controversie, ma contribuisce alla tutela dell’ordine giuridico e alla credibilità delle istituzioni. L’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi non rappresentano soltanto strumenti tecnici del procedimento giudiziario. Essi costituiscono le condizioni attraverso le quali l’esercizio della funzione giurisdizionale acquista particolare autorevolezza e contribuisce alla stabilità istituzionale”. E ancora, citando l’insegnamento di sant’Agostino, ammonisce: “Senza la giustizia non si può amministrare lo Stato; è impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L’atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed è impossibile che si compia secondo il diritto l’atto che si compie contro la giustizia. […] Lo Stato in cui non si ha la giustizia non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero”.

____________________________________

Cari amici di «Duc in altum»,

è uscito il mio nuovo libro:

«Gesù e don Camillo. Dialoghetti per non morire»

Con una nota inedita di Giovannino Guareschi

Prefazione di Paolo Gulisano.

Il libro può essere ordinato cliccando qui.

Don Camillo ringrazia tutti coloro che lo acquisteranno e lo vorranno diffondere!

 

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT64Z0200820500000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1D09
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!