La città la obbliga a fotografare matrimoni omosessuali, ma lei dice no. E vince. La buona battaglia di Chelsey

Un’ordinanza cittadina voleva costringerla a prestare la sua opera per matrimoni omosessuali, ma lei, per ragioni religiose, ha detto no, e la sua battaglia ha avuto successo.

Succede a Louisville, nel Kentucky, e la protagonista è la fotografa di matrimoni Chelsey Nelson, che nel 2019 ha citato in giudizio la municipalità che in virtù di un’ordinanza cittadina sull’equità voleva costringerla a fotografare matrimoni omosessuali sostenendo che se non l’avesse fatto avrebbe commesso una discriminazione.

Chelsey tuttavia non si è lasciata intimorire, e lo scorso ottobre il giudice Benjamin Beaton ha confermato precedenti sentenze secondo cui la città non poteva obbligare Nelson a violare le sue convinzioni religiose. Con il supporto di una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2023, che in base al Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti ha riconosciuto il diritto di un web-designer cristiano di non realizzare siti web per matrimoni omosessuali, il giudice ha analogamente riconosciuto il diritto della fotografa di non lavorare per matrimoni omosessuali. In seguito, la municipalità ha raggiunto con la fotografa un accordo e la città di Louisville dovrà pagare le spese legali per una cifra di 800 mila dollari.

Secondo quanto riferisce l’Alliance Defending Freedom, che ha rappresentato la fotografa nel procedimento, la municipalità pretendeva non solo che Chelsey fotografasse matrimoni omosessuali, ma che non potesse nemmeno spiegare in pubblico il perché della sua scelta di fotografare solo matrimoni religiosi fra un uomo e una donna.

Nella vicenda Chelsey ha giocato d’anticipo. Prima ancora che l’ordinanza venisse resa operativa, ha intentato una causa preventiva per proteggersi da ogni futura violazione, e il giudice le ha dato ragione.

“Le istituzioni pubbliche non possono costringere i cittadini a fare e dire cose in cui non credono”, è stato spiegato dall’Alliance. “Per quasi sei anni – ha detto l’avvocato dell’associazione – i funzionari di Louisville hanno cercato di fare proprio questo, minacciando Chelsey per costringerla ad andare contro le sue convinzioni religiose. Ma tali minacce contraddicono i principi cardine del Primo emendamento”.

Da parte sua, la fotografa ha dichiarato: “Dato che il matrimonio per me è così importante, mi impegno a fotografare e a scrivere sul mio blog di solenni cerimonie che rispecchiano la mia visione. Il mio studio è disponibile a servire chiunque, ma non può occuparsi di matrimoni in cui non credo, e non parlo solo delle coppie omosessuali ma anche di matrimoni eterosessuali banalizzati, magari all’insegna di Halloween o degli zombie”.

“Il mio obiettivo più alto nella vita – afferma Chelsey – è onorare Dio, e questo ispira tutto ciò che faccio, anche nel lavoro. Quando sarò anziana e ripenserò alla mia vita, voglio poter dire di essere rimasta fedele a questo obiettivo: aver combattuto la buona battaglia e averla portata a termine con successo”.

Da anni, gli attivisti LGBTQ cercano di costringere piccoli imprenditori cristiani (pasticcerie, fioristi, gestori di location) a fornire i loro servizi per i matrimoni omosessuali, ma con risultati alterni. Nonostante la Corte Suprema si sia già pronunciata in merito, diversi Stati e città continuano a insistere. Per questo, ad esempio, Cathy Miller, una pasticcera cristiana della California, ha presentato ricorso alla Corte Suprema contro i tentativi di obbligarla a realizzare una torta nuziale per una coppia di lesbiche.

Nella foto, Chelsey Nelson

 

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