Monsignor Strickland: “L’accusa di antisemitismo non sia usata per mettere a tacere i cattolici”
Il mese scorso negli Stati Uniti Carrie Prejean Boller è stata rimossa dalla Commissione presidenziale per la libertà religiosa per aver interrotto un’audizione esprimendo le proprie opinioni sul sionismo e lo Stato di Israele.
Boller ha sollevato dubbi sul fatto che la condanna delle uccisioni di palestinesi a Gaza e il rifiuto del sionismo politico debbano essere considerate forme di antisemitismo, e ha sostenuto che la fede cattolica non supporta il moderno Stato di Israele.
Il vicegovernatore del Texas, Dan Patrick, presidente della commissione, ha quindi annunciato la rimozione di Carrie Prejean Boller dichiarando che nessun membro è autorizzato a prendere il controllo delle udienze per agende personali o politiche.
Sul caso è intervenuto monsignor Strickland con una dichiarazione
di Joseph E. Strickland
Nei giorni scorsi sono venuto a conoscenza della rimozione della signora Carrie Prejean Boller, nonché delle accuse pubbliche che ne sono seguite. Dopo aver esaminato la sua versione dei fatti e le circostanze riguardanti questa vicenda, ritengo necessario esprimermi con chiarezza.
La signora Boller è stata trattata ingiustamente. Una donna cattolica, parlando in coscienza e in fedeltà agli insegnamenti della Chiesa, è stata pubblicamente criticata e rimossa dal suo incarico, senza che sia stata fornita alcuna motivazione chiara e fondata. Tale mancanza di trasparenza non rende giustizia. Danneggia la reputazione e mina la fiducia.
Ancor più preoccupante è la causa apparente: il fatto che abbia sollevato legittimi interrogativi sul sionismo e difeso la semplice verità secondo cui i cattolici non sono vincolati ad alcuna ideologia politica.
Vorrei essere chiaro. La Chiesa cattolica non insegna che il moderno Stato di Israele detenga un mandato divino che debba essere sostenuto da tutti i credenti. Né insegna che l’opposizione al sionismo politico sia intrinsecamente antisemita. Queste non sono dottrine della fede cattolica.
Allo stesso tempo, la Chiesa respinge inequivocabilmente ogni forma di odio verso il popolo ebraico. Ogni persona umana deve essere amata, difesa e trattata con dignità. Ma questa verità non deve essere distorta. Mettere in discussione le politiche o le azioni di una nazione moderna – qualsiasi nazione – non è odio. È una responsabilità morale quando è in gioco la vita di un innocente.
Stiamo assistendo a grandi sofferenze in Terra Santa. Uomini, donne e bambini innocenti – soprattutto a Gaza – hanno subito immense devastazioni. Parlare a nome della vita umana, ovunque essa sia minacciata, non è estremismo politico. È fedeltà al Vangelo di Gesù Cristo.
La signora Boller ha fatto ciò che molti oggi hanno paura di fare: ha parlato. Ha parlato a nome dei cattolici, sempre più pressati a conformarsi a narrazioni politiche che non rispecchiano la pienezza della nostra fede. Ha parlato per garantire che l’antisemitismo non venga erroneamente confuso con una legittima preoccupazione morale. Ha parlato a nome della dignità di ogni vita umana, sia ebraica sia palestinese. E per questi motivi è stata descritta in modo errato.
Particolarmente scoraggiante è vedere che un simile trattamento sembra provenire, in parte, anche da coloro che all’interno della Chiesa dovrebbero essere i primi a difendere i fedeli quando parlano con sincerità e in buona coscienza. I pastori sono chiamati a proteggere, non ad abbandonare; a chiarire, non a confondere; a stare con le pecore, specialmente quando sono sotto attacco.
Il silenzio di fronte all’ingiustizia non è prudenza. È una mancanza di carità e di verità. Pertanto, esprimo il mio sostegno alla signora Carrie Prejean Boller.
Ribadisco il suo diritto, in quanto cattolica e in quanto americana, di esprimersi con chiarezza su questioni di fede, moralità e vita pubblica senza essere ingiustamente etichettata o allontanata senza spiegazioni. Chiedo inoltre maggiore chiarezza ed equità da parte dei responsabili del suo allontanamento, affinché prevalga la verità e non le speculazioni.
Questo momento richiede coraggio. Non coraggio politico, ma coraggio cristiano: quel tipo di coraggio che si fonda saldamente sulla verità pur rimanendo radicato nella carità. Dobbiamo respingere l’odio in tutte le sue forme, ma dobbiamo anche respingere l’abuso che di questa accusa viene fatto per mettere a tacere coloro che parlano in difesa della vita e della verità morale.
Preghiamo per la pace in Terra Santa: per gli ebrei, per i palestinesi e per tutti coloro che soffrono. E preghiamo per la Chiesa, affinché parli sempre con chiarezza, carità e incrollabile fedeltà a Gesù Cristo, che è la Verità.
In Cristo,
vescovo Joseph E. Strickland
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Nella foto, monsignor Strickland, vescovo emerito di Tyler, Texas



