Le olimpiadi femminili e monsieur de La Palice

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

dopo anni di studi e ricerche, il Comitato olimpico internazionale è finalmente giunto a una conclusione: alle olimpiadi femminili potranno gareggiare solo… le donne.

Un risultato importante che sarebbe stato senz’altro apprezzato dal maresciallo Jacques de La Palice, noto suo malgrado per una canzone satirica che lo voleva in vita quindici minuti prima di morire.

Sono già allo studio ulteriori modifiche e precisazioni ai regolamenti olimpici e presto saranno annunciate le nuove direttive:

– il lancio del giavellotto potrà essere effettuato solo con il giavellotto;

– il tiro con l’arco potrà essere effettuato solo con l’arco;

– il ciclismo richiederà l’uso della bicicletta;

– il salto in alto si farà verso l’alto.

Anche perché l’asticella dell’ovvio va sempre di più su e per superarla bisogna prima ricordarsi della sua esistenza.

Ritornando alle competizioni femminili, dal 2028 per parteciparvi servirà risultare negative al test del gene SRY, cioè quello che determina lo sviluppo sessuale maschile.

Eppure per anni ci era stato spiegato che il sesso era fluido, che la biologia era un’opinione e che ciò che non è può diventare vero per decreto. Oggi assistiamo all’ennesimo contrordine compagni, con una motivazione tanto banale quanto ovvia: garantire equità nelle competizioni. Perché, sorpresa, lo sviluppo maschile comporta vantaggi fisici che non evaporano con un’autodichiarazione o con qualche trattamento ormonale.

Si tratta di un passo indietro compiuto da istituzioni che avevano deciso di sacrificare il principio più elementare dello sport – la lealtà – sull’altare dell’inclusione a senso unico con le donne, quelle vere, penalizzate da norme ideologiche che hanno chiesto loro, molto semplicemente, di accettare la sconfitta come forma di progresso.

Non mancheranno le critiche di chi parlerà di discriminazione, di (pseudo)diritti negati, di ritorno al passato. In realtà in questo caso non si sta togliendo qualcosa a qualcuno; si sta solo restituendo alle donne ciò che era loro anche perché fingere che un uomo sia una donna non è progresso ma propaganda, non è inclusione ma farsa.

 

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