Una lettera al vescovo di Ivrea sul santuario chiuso ai tradizionalisti
Caro Aldo Maria Valli,
a proposito dell’increscioso episodio verificatosi il 28 marzo al santuario dell’Addolorata di Cuceglio [qui], quando i fedeli tradizionalisti del priorato FSSPX San Carlo Borromeo di Montalenghe hanno trovato chiuse le porte della chiesa e non hanno quindi potuto entrare per una preghiera, ho inviato una lettera al vescovo di Ivrea.
Penso sia ormai necessario farsi sentire, anche come laici, affinché la gerarchia incominci a capire che la deve finire con le inclusioni a senso unico.
Oggi, dopo la preghiera, ho provato con forza l’impulso di scrivere la lettera, che si può leggere qui sotto.
Grazie infinite per il suo blog, fonte insostituibile.
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Eccellenza reverendissima,
mi permetto di manifestarle tutto il mio rammarico per quanto avvenuto il 28 marzo scorso al santuario di Cuceglio.
Si è impedita la preghiera finale, sbarrando le porte del santuario, al pellegrinaggio quaresimale del priorato San Carlo di Montalenghe (FSSPX). E naturalmente è per Sua volontà che questo è potuto accadere. Al di là delle motivazioni che l’hanno spinta all’infelice decisione, quello che si manifesta agli occhi dei fedeli è l’oltraggio di un portone chiuso alla preghiera! Sono rimaste fuori dalla porta le preghiere di numerosi fedeli animati da sincera devozione, ma anche la tanto decantata inclusione è rimasta fuori dal portone del santuario.
Siamo di fronte a un’insormontabile incongruenza, che dimostra, con evidenza indiscutibile, quanto siano fallaci eventuali presunte argomentazioni poste a salvaguardia della decisione presa.
Quanto si è verificato è molto triste nei confronti delle anime desiderose di salvezza, se si considera che a chiudere il portone è stato proprio un Pastore eletto in cura d’anime.
Con ossequio e riverenza
Mara De Fabritiis



