I tifosi espongono l’icona di un santo e la Uefa punisce la squadra. Ma ben altri simboli sono accettati

La Stella Rossa di Belgrado, squadra di calcio serba, è stata multata di 40 mila euro dalla Uefa dopo che i suoi tifosi sugli spalti hanno esposto un’enorme icona di san Simeone con il messaggio: “Che la nostra fede ti conduca alla vittoria”.

La sanzione inflitta alla Stella Rossa di Belgrado, riportata nelle decisioni del 25 marzo dell’Organo di controllo, etica e disciplina, è stata comminata per “aver trasmesso un messaggio non adatto a un evento sportivo” e per “aver screditato il calcio e la Uefa”, secondo quanto riportato da GreekCitytimes.

I fatti risalgono al 26 febbraio 2026.

Immediata la reazione di molti fedeli cristiani, i quali hanno fatto notare sui social media che la Uefa applica le regole in modo alquanto selettivo e ha un evidente doppio standard.

“Perché è accettabile esporre un’immagine con la figura di Satana, un pentagramma e una frase in latino che chiede al diavolo di prendersi le loro anime, mentre non lo è quella di un santo cristiano?”, ha chiesto Trad West.

“La stessa Uefa ha promosso per anni il culto di Black Lives Matter e la propaganda LGBTQ+ senza problemi. Ma ha inflitto una multa salatissima alla squadra serba della Stella Rossa per un messaggio cristiano” ha osservato Slavic Networks, citando il politico tedesco Tomasz Froelich che ha parlato di “ipocrisia totale”.

“Hanno tradito i veri valori cristiani europei. Attaccano la fede e le tradizioni slave, imponendo al contempo la loro follia woke a tutti. Un vero e proprio tradimento delle nostre radici”, ha scritto Slavic Networks. “Questa è una guerra aperta contro l’orgoglio slavo e il cristianesimo”.

Fragkos Ammanouil Fragkoulis, membro greco e ortodosso del Parlamento europeo, ha dichiarato di aver presentato formalmente una lettera al Commissario europeo per lo sport in merito alla multa inflitta dopo i fatti, esprimendo serie preoccupazioni sulla posizione della Uefa in materia di espressione cristiana.

“L’applicazione selettiva delle regole rivela un evidente doppio standard”, ha affermato Fragkoulis. “Non si può parlare di neutralità quando la fede viene trattata in modo diseguale”.

“L’Uefa sostiene di essere neutrale, eppure l’applicazione delle sue norme appare selettiva”, scrive Fragkoulis nella lettera. “Il caso rafforza la percezione che le espressioni culturali e religiose vengano giudicate più severamente rispetto ad altre forme di comunicazione, anche quando sono positive e non violente”.

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