Opinione / Crisi della politica e crisi della Chiesa. Due facce della stessa medaglia
di Martino Mora
L’ignominioso, gangsteristico e cialtronesco fallimento della seconda presidenza Trump fa il paio con l’evidente fallimento del pontificato neomodernista di Francis Robert Prevost.
Più in piccolo vediamo, in Italia, l’impotente declino della destra aspeniana (melonian-giorgettiana) pseudo-sovranista.
C’è una perfetta specularità tra la politica malata di plutocrazia liberale e la religione malata di modernismo. Sono anzi due facce della stessa medaglia.
La crisi del cattolicesimo, infatti, deriva dall’avere introiettato, a partire dal Concilio Vaticano II, i falsi principi liberal-ecumenici su cui si regge la “società aperta”, liberal-capitalista, dei vincitori occidentali della Seconda guerra mondiale, poi della Guerra fredda.
Occorre una depopperizzazione profonda della politica e della religione, ma nessuno sembra volerlo.
Alla “società aperta “ popperiana, sorosiana ed epsteiniana anglosferica, che è la più oscura e spiritualmente chiusa della storia – e di cui anche il trumpismo si è rivelato un epifenomeno gangsteristico deteriore – corrisponde la Chiesa aperta a ogni soffio di erronea dottrina, ma chiusa, anzi serrata nei confronti della sua Tradizione.
Ciò non significa affatto, politicante parlando, tornare al fascismo, o persino peggio al comunismo. Facce entrambe del soggettivismo moderno, che sostituiscono il collettivo all’io liberale.
Significa tornare e a una visione organica, anti-individualista e anti-economicista della vita e dell’esistenza. Fondata sui corpi intermedi, sulla legge naturale (che non sono i diritti umani), sulle piccole patrie, sulla visione comunitaria aperta alla politica dei grandi spazi di civiltà.
Certo non può farlo la destra aspeniana ex sovranista (di cartone), completamente contaminata ideologicamente dall’anglosfera, e tantomeno può farlo la sinistra genderista e wokista, anch’essa contaminata in modo ancora più nauseabondo dal peggior nichilismo anglosferico.
Allo stesso modo nella Chiesa occorre voltare le spalle alle superstizioni soggettiviste, moderniste e anglosferiche, penetrate col Concilio Vaticano II, e tornare a guardare il Cielo.
Vasto programma, che oggi sembra quasi impossibile



