Meditazioni / Pasqua 2026

Vetus ordo

Domínica Resurrectiónis

Jesum quæritis Nazarenum, crucifixum: surrexit

Mc 16,1-7

di Eremita

Questo brano è sconvolgente, perché entra direttamente nella nostra esperienza più concreta: la morte, la paura, l’impotenza.

Le donne vanno al sepolcro. Non vanno per fede, vanno per amore, ma un amore ancora chiuso nella morte. Vanno a ungere un cadavere. Questo è fondamentale: per loro tutto è finito. Gesù Cristo è morto, la storia è chiusa. E anche noi tante volte siamo così: vogliamo bene, sì, ma dentro siamo senza speranza, perché pensiamo che certe situazioni non cambieranno mai.

E lungo la strada si dicono: “Chi ci rotolerà via la pietra?”. Questa è la domanda dell’uomo. Chi toglierà questo peso dalla mia vita? Chi può aprire ciò che è chiuso? Chi può vincere ciò che è definitivamente sigillato? È la pietra del peccato, della morte, della paura, della solitudine.

E qui avviene qualcosa di decisivo: arrivano e vedono che la pietra è già stata spostata. Non sono loro a farlo. Questo è il centro dell’annuncio cristiano: tu non puoi salvarti da solo. È Dio che interviene nella tua storia quando tu ancora sei in cammino, quando sei ancora pieno di dubbi.

Entrano nel sepolcro e trovano un giovane, vestito di bianco. Non trovano ciò che si aspettavano. Questo rompe completamente i loro schemi. Perché Dio non si lascia trovare dove tu lo metti. Tu vai a cercarlo tra i morti, tra le cose finite, tra le situazioni chiuse, e invece Lui è vivo.

E il primo annuncio è: “Non abbiate paura”. Questo è impressionante, perché significa che l’incontro con Dio passa sempre attraverso una crisi. Ti destabilizza, ti spiazza. E la prima cosa che Dio deve fare è liberarti dalla paura.

Poi dice: “Voi cercate Gesù, il crocifisso. È risorto, non è qui”. Questo è il cuore della fede. Non un’idea, non una morale, ma una persona viva. E attenzione: dice “il crocifisso”. Cioè colui che è passato attraverso la sofferenza, il fallimento, l’umiliazione. Proprio lui è risorto.

Questo cambia tutto per te. Perché significa che anche la tua croce, anche ciò che ti umilia, ciò che ti fa soffrire, ciò che non capisci non è l’ultima parola. Dio può far nascere la vita proprio lì.

E poi un dettaglio straordinario: “Andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro…”. Perché Pietro? Perché è colui che ha tradito. È crollato. È l’immagine di ciascuno di noi quando falliamo, quando rinneghiamo, quando non siamo capaci di essere fedeli.

Eppure Dio lo chiama per nome. Non lo esclude. Non dice: “Dite ai discepoli, tranne Pietro”. No. Lo reintegra. Questo è il Vangelo: Dio non si scandalizza del tuo peccato, ma viene a cercarti proprio lì.

“Vi precede in Galilea”. Cioè nella vita quotidiana, nel luogo da cui tutto è iniziato. Non in un mondo spirituale astratto, ma nella tua storia concreta. Lì lo vedrete.

Questo è l’annuncio per te: Cristo è già davanti a te, nella tua vita reale, nelle tue giornate normali, nelle tue fatiche. Non devi inventarti qualcosa di straordinario. Devi solo lasciarti incontrare.

E allora questa Parola ti pone una domanda radicale: tu dove stai cercando Dio? Tra i morti o nella vita? Nelle cose finite o nella realtà concreta dove Lui ti precede?

Perché la fede nasce quando accetti di lasciarti sorprendere da un Dio che ha già vinto la morte, anche se tu ancora stai andando al sepolcro.

*

Novus ordo

Pasqua di Risurrezione

E vide e credette

Gv 20,1-9

di Eremita

Questo Vangelo è una bomba, perché ci mette davanti alla realtà della nostra fede, non a un’idea. Qui non siamo di fronte a una teoria religiosa, ma a un fatto che irrompe nella storia: il sepolcro è vuoto!

Maria di Magdala va al sepolcro quando è ancora buio. Un buio che non è solo quello dell’alba, ma è il buio del cuore. È il buio della delusione, della morte, della speranza finita. Quante volte anche tu sei così: vai avanti, fai le cose, ma dentro sei nel buio, perché qualcosa è morto nella tua vita. Una relazione, una speranza, un’immagine di te stesso.

E cosa vede Maria? Che la pietra è stata tolta. Attenzione: Dio ha già agito prima che lei capisca. Questo è fondamentale. Dio precede sempre la tua fede. Tu arrivi dopo. Tu corri, cerchi, ma Lui è già passato nella tua storia.

Allora corre da Pietro e dall’altro discepolo. È interessante: la fede nasce sempre nella comunità. Nessuno crede da solo. Vai a cercare i fratelli, vai a cercare la Chiesa. Anche quando non capisci niente, anche quando sei confuso, Dio ti salva dentro una relazione.

E poi questa corsa. Corrono tutti e due. È bellissimo, perché è l’immagine della Chiesa: uno corre più veloce, uno più lento. Non siamo tutti uguali. C’è chi capisce prima, chi dopo. C’è chi ha più slancio, chi è più pesante. Ma tutti vanno verso lo stesso punto: il sepolcro vuoto.

Il discepolo che Gesù amava arriva prima, si china, vede… ma non entra. Questo è profondissimo. Non basta vedere. Anche tu vedi dei segni nella tua vita: Dio ti ha aiutato, ti ha sostenuto, ti ha tirato fuori da situazioni impossibili, ma non entri ancora nel mistero. Rimani sulla soglia.

Poi arriva Pietro, e lui entra, guarda i teli, il sudario piegato. Qui c’è un dettaglio decisivo: non è un furto. Non è il caos. Tutto è ordinato. La morte è stata attraversata, non subita. Cristo non è stato portato via: è risorto.

Entra anche l’altro discepolo, e qui succede qualcosa di decisivo: “Vide e credette”. Non dice che ha capito tutto. Dice che ha creduto. La fede non è capire tutto, è fidarsi di ciò che Dio ha fatto anche quando ancora non lo comprendi pienamente.

E infatti il Vangelo dice subito dopo: non avevano ancora compreso la Scrittura. Questo ci consola enormemente. La fede viene prima della comprensione. Prima credi, poi capirai. Non aspettare di capire per fidarti di Dio, perché non succederà mai.

Qui c’è l’annuncio per te: Cristo è risorto per entrare nei tuoi sepolcri. Nei luoghi della tua vita dove c’è morte, fallimento, peccato, chiusura. E forse tu sei ancora come Maria: nel buio. O come il discepolo: vedi ma non entri. O come Pietro: osservi ma non capisci.

Ma Dio non si scandalizza. Ti prende così come sei e ti conduce passo dopo passo fino a poter dire anche tu: ho visto e ora credo.

E questa è la vera Pasqua: non un ricordo, ma un’esperienza concreta che Cristo è vivo e sta già operando nella tua storia, anche se tu ancora non lo comprendi.

 

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