Le notizie sulla Chiesa ti buttano giù? Con Gesù e don Camillo ti tirerai su

di Rita Bettaglio

«Gesù, avete sentito?»

«Gesù, avete visto?»

Don Camillo, il buon vecchio don Camillo, a ogni diavoleria che sente o vede, altro non può fare che correre dal Cristo dell’altar maggiore, genuflettersi e aprire il suo cuore sofferente a Colui che disse: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi…».

Alla concitazione del povero curato della Bassa, il Cristo risponde ogni volta accogliendolo e ascoltandolo coll’amore di padre: «Che cosa, don Camillo?”.

Allora don Camillo si sfoga e racconta e sottopone il tutto al giudizio di Dio, con la piena fiducia di figlio.

Ciò accadeva nei racconti di Giovannino Guareschi, padre di don Camillo e di tutti i personaggi del Mondo piccolo, che era «un puntino nero che si muove, assieme ai suoi Pepponi e ai suoi Smilzi, in su e in giù lungo il fiume per quella fettaccia di terra che sta tra il Po e l’Appennino. […] in un paese come questo, basta fermarsi sulla strada a guardare una casa colonica affogata in mezzo al granturco e alla canapa, e subito nasce una storia» [1].

Don Camillo e il Cristo dell’altar maggiore, nati nel 1946, non hanno smesso di parlare con la morte prematura del loro autore, nel 1968, ma parlano ancor oggi a chi è disposto ad ascoltarli.

Ve lo dice una che tutte le estati che il Signore manda sulla terra rilegge dal primo all’ultimo i racconti di don Camillo e ci trova sempre qualcosa di nuovo. Ma a quanto pare non sono l’unica.

Oggi don Camillo e il suo Gesù continuano a parlare attraverso la felice penna di Aldo Maria Valli, autore del godibilissimo «Gesù e don Camillo. Dialoghetti per non morire. Con un appunto inedito di Giovannino Guareschi» (Independently published, marzo 2026, pag. 162, 15,60 euro): sono settantuno piccoli dialoghi che hanno il pregio di collocare ogni avvenimento di cui trattano nel suo giusto posto, cioè vicino al Signore. Il quale, anche senza aprir bocca, li riconduce alla loro reale dimensione.

Cos’ha spinto un giornalista cattolico di lungo corso come Valli a comporre questi dialoghi? Lo dice lui stesso nella Presentazione del libro, e lo dice con la semplicità e la sincerità che lo contraddistinguono.

«Ho iniziato a scrivere il mio primo dialoghetto tra don Camillo e Gesù un giorno in cui mi sentivo un po’ giù. E, a dirla tutta, ero anche un po’ a corto d’idee per il mio blog “Duc in altum”, spiega l’autore che mi onora della sua amicizia e che quindi d’ora in poi chiamerò Aldo Maria, come lui mi chiama «la Rita».

Mai sconforto fu più provvidenziale di questo, visto il frutto che ne è germogliato.

«Avevo voglia di stare con un amico, e così mi è venuto incontro don Camillo», prosegue Aldo Maria. Don Camillo, con la sua umanità e la sua sincera e totalizzante fede, fa quest’effetto: è un amico, uno che senti subito che ti capisce, e a cui puoi aprire il tuo cuore, certo che porterà tutto il tuo fardello al Cristo dell’altar maggiore. E di ritorno da quest’operazione ti arrecherà la Sua pace e il Suo sguardo pieno di pace e pazienza. Non capita solo ad Aldo Maria, che ne sa tratteggiare parole e modi come fosse Guareschi stesso, ma anche a me: quando sono appesantita da ciò che vedo e sento, quando il fardello pare troppo grande… prendo in mano «Tutto don Camillo» e trovo un amico, l’amico che mi sa immettere nuovamente nel vero corso della storia, quella con la S maiuscola, quella che ha la pacatezza e la tranquilla forza del Po che scorre immutabile tra i sentimenti mutevoli degli uomini.

Anche per Aldo Maria è così, e si è accordato con don Camillo che gli aveva consigliato di parlare delle proprie pene con Gesù: «Facciamo così – aveva rilanciato Aldo Maria – sarai tu a parlare con Gesù, come facevi una volta grazie alla penna, e soprattutto al cuore, di Giovannino Guareschi. Ed io starò ad ascoltare con gusto, perché sono sicuro che da voi arriveranno parole vere, non le chiacchiere che mi hanno proprio stufato». Don Camillo ha accettato e Aldo Maria ha trascritto, per sé e per noi.

Ma cosa si dicono don Camillo e Gesù nei dialoghetti di Aldo Maria? Discorrono, come si dice a Genova, di ciò che accade in un tempo definito, «la parte finale del pontificato di Francesco per proseguire col pontificato di Leone XIV», discorrono delle notizie che vengono dal mondo ma, soprattutto, dalla Chiesa.

E se queste cose lasciano basiti e confusi, talora tristi e sconsolati, noi che in questo mondo siamo pur immersi, che colpo per il nostro don Camillo, abituato nella Bassa, dove i cuori si scaldano e i cervelli vanno in fumo per il sole che picchia inclemente, ma tutto ha ancora un senso naturale!

Il don Camillo di Aldo Maria, invece, si trova a dover spiegare a Gesù fatti sconcertanti, come le dichiarazioni e le condotte bislacche di cardinali e vescovi. E mentre il nostro prete di campagna s’industria a spiegare al Cristo cosa siano la Chiesa sinodale, mascotte giubilari, discoteche e rave nelle chiese, suore che sollevano i pesi (non delle anime, ma in palestra), Egli con una manciata di parole fa cascare il pericolante castello di carte che vorrebbe sostituirsi alla solida roccia su cui Cristo ha fondato la Sua Chiesa.

Nelle parole di don Camillo e nelle risposte del Cristo la nostra anima si distende, la fronte corrucciata si spiana e un sorriso fa capolino tra le labbra prima serrate.

Ancora una volta i nostri due, grazie alla fede e alla penna di Aldo Maria, ci sollevano dalla tristezza, arma che il Nemico semina abbondantemente tra i cristiani per farli desistere dalla speranza. E non possiamo essere altro che grati ai nostri tre: don Camillo, Gesù e Aldo Maria.

«Don Camillo, ricorda», ammonisce Gesù a chi lamenta la bruttezza degli arredi di certe chiese, «verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta. Conta il cuore. Quello è lo spazio sacro a cui tengo di più. E sono sicuro che se il tuo cuore sarà puro saprai spargere bellezza intorno a te».

Questa bellezza, che deriva dall’ordine naturale e soprannaturale del Creato, è ciò che i dialoghetti regalano al lettore. Ed è ciò per cui ne raccomandiamo la lettura e ringraziamo Dio, don Camillo e Aldo Maria di averceli regalati.

[1]  Giovannino Guareschi, “Tutto don Camillo”, BUR, 2003, pag. VII-VIII.

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Cari amici di «Duc in altum»,

«Gesù e don Camillo. Dialoghetti per non morire»

Con una nota inedita di Giovannino Guareschi

e prefazione di Paolo Gulisano

può essere ordinato cliccando qui.

Don Camillo e Aldo Maria ringraziano tutti coloro che lo acquisteranno e lo vorranno diffondere!

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