Iran, Israele e Stati Uniti: basta bombardamenti. Breve analisi del cessate il fuoco

di Luca Foglia

Poco prima che scadesse l’ultimatum di Trump alle due di notte, è stato raggiunto un accordo tra Iran e Stati Uniti (più Israele) per un cessate il fuoco di quindici giorni. Fondamentale la mediazione del Pakistan, paese in cui i colloqui di pace avranno luogo nei prossimi giorni.

Tutti cantano vittoria, e per le strade iraniane si festeggia; sicuramente è un passo nella giusta direzione, anche se far coincidere le richieste di Teheran con quelle di Washington sarà un’impresa non da poco.

Ecco i quindici punti della proposta di pace degli Stati Uniti:

Smantellamento delle capacità nucleari esistenti dell’Iran

Impegno formale dell’Iran a non perseguire lo sviluppo delle armi nucleari

Cessazione completa dell’arricchimento dell’uranio

Consegna all’Aiea dei circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%

Smantellamento degli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow

Accesso senza restrizioni agli ispettori Aiea in Iran

Abbandono della strategia dei proxy nella regione (Hezbollah…)

Cessazione del finanziamento e dell’armamento delle milizie nella regione

Riapertura e garanzia che lo stretto di Hormuz rimanga aperto e libero da blocchi

Limiti al numero e alla gittata del programma missilistico iraniano

Restrizione dell’uso futuro di missili esclusivamente a scopo difensivo

Rimozione di tutte le sanzioni internazionali sull’Iran

Assistenza statunitense allo sviluppo del programma nucleare civile iraniano

Eliminazione del meccanismo di snapback (ripristino automatico delle sanzioni)

Garanzie di sicurezza regionali più ampie e cooperazione nel quadro del presente accordo

Ed ecco i dieci punti della proposta di pace iraniana:

Garanzia che l’Iran non verrà attaccato nuovamente

Cessazione degli effetti di tutte le risoluzioni dell’Onu e dell’Aiea

Fine degli attacchi israeliani in Libano

Revoca di tutte le sanzioni statunitensi sull’Iran

Fine di tutti i combattimenti regionali contro gli alleati iraniani

Apertura dello stretto di Hormuz

Tassa di due milioni di dollari per ogni nave in transito nello stretto di Hormuz da dividere con l’Oman e da utilizzare per la ricostruzione

Accettazione dell’arricchimento dell’uranio

Ritiro delle forze di combattimento Usa dalla regione

Pagamento di compensazioni all’Iran

A ciò si aggiunga il fondamentale ruolo di Tel Aviv, che pare non voglia includere il Libano nel cessate il fuoco. Per Israele e Usa è l’occasione giusta per riguadagnare credibilità a livello internazionale, per l’Iran di mostrarsi come grande potenza anche al tavolo dei negoziati.

Cosa c’è dietro alla cessazione delle ostilità?

I motivi che giustificano un simile cambio di rotta da parte dell’amministrazione Trump non sono noti, e solo il tempo potrà dirci se si tratta dell’ennesimo bluff oppure no.

Di sicuro sappiamo che Cina e Russia ieri hanno bloccato una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla navigazione nello stretto di Hormuz che avrebbe penalizzato l’Iran.

Di sicuro sappiamo pure che la guerra stava volgendo a favore di Teheran. Nonostante i danni subiti, gli iraniani sono sempre stati in grado di ribattere colpo su colpo e, grazie alle scorte sotterranee di missili e droni, più preparati ad una guerra di attrito. Dall’altro lato iniziavano a farsi sentire la scarsità di missili difensivi e il rapido deterioramento delle scorte di armamenti offensivi, indispensabili per gli attacchi devastanti promessi da Trump.

Anche il fallimento dell’incursione di terra nei pressi di Isfahan può aver giocato un ruolo non secondario: iniziata venerdì scorso come un’operazione d ricerca e salvataggio dell’equipaggio di un F-15 abbattuto, si è trasformata in un probabile tentativo fallito di prelevare le scorte di uranio dalla centrale di Natanz. Mezzi persi tra aerei, elicotteri e droni: una decina. Costo totale: circa mezzo miliardo di dollari.

Da ultimo, ha sicuramente pesato il rischio che avrebbero corso le monarchie del Golfo in caso di rappresaglia iraniana: un attacco alle principali centrali energetiche e soprattutto agli impianti di desalinizzazione avrebbe messo in ginocchio tutta la regione nel giro di poche settimane.

In estrema sintesi, per ora ha vinto il buon senso.

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