Avanti sotto le insegne della Corredentrice. Il 25 aprile a Reggio Emilia gli Stati generali dei cattolici romani
Anche quest’anno la Fondazione Pascendi ETS e Radio Spada organizzano gli Stati generali dei cattolici romani. L’appuntamento è per il 25 aprile a Reggio Emilia, presso l’hotel Mercure Astoria. I lavori prenderanno il via alle ore 14.
Sono previsti interventi di Piergiorgio Seveso (presidente della Fondazione Pascendi ETS), don Leonardo M. Pompei, Domenico Savino, Corrado Gnerre, Giovanni Gasparro, Martino Mora, Marco Da Pozzo, Monica Gibertoni, Massimo Micaletti, Alain Escada, Pablo Linares Clemente, Luca Fumagalli, Francesco Avanzini, Alessio Toniolo, Andrea Giacobazzi, Francesco Fontana, Lorenzo Roselli.
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di Piergiorgio Seveso
Abbiamo dato tre anni fa ai nostri convegni una forma più solenne di Stati generali che richiama anche nel nome l’ordinata società dell’Antico regime.
Ognuno presenta responsabilmente il proprio contributo analitico sulla vastità e sull’intensità della crisi che stiamo vivendo e se è certo che accenti e coloriture non mancano, comune è sempre la nitida percezione della gravità dell’ora che stiamo vivendo, lontana però dalla disperazione autolesionistica di alcuni, dalla faciloneria restaurazionistica di altri, dall’ottimismo imbelle e dissennato di altri ancora.
Ben lungi dal dare il nostro contributo al chiacchiericcio liberal-democratico (di cui peraltro si “festeggia” civilmente la festa proprio quel giorno) e al congressismo inconcludente, non vi sono dichiarazioni comuni e nemmeno proclami caricaturali e squille “fedeli” di riscossa. In tempi tanto grami, in mezzo alle paludi dell’opinionismo berciante da mercato rionale, guardare compostamente e fermamente in faccia la realtà è già un atto di coraggio, un contributo qualificato alla vita cattolica di ognuno.
Proprio per evitare che alla Cattedra si sostituiscano però gli sgabelli di un “santonismo” di ritorno, le voci sono molte e diverse e parlano in tempi ordinatamente contingentati, evitando ai nostri relatori le pose, le verbosità compiaciute, le liturgie e la manfrine sonnolente di principati in disuso, tipiche di altri ambienti.
Quindi siamo ben lontani dai salotti (sia quelli “patriottici” della contessa Maffei che quelli “reazionari” della principessa Altoprati, per non parlare di quelli alla “finché c’è guerra c’è speranza”) ben più frequentati da conservatori in blazer che da operosi integristi.
Più che a un salotto, quindi, ci troviamo di fronte a un ricco arsenale (non quello funesto del buon Peppone) ma una gioiosa santabarbara apologetica da cui trarre nuovi argomenti per combattere, nuove ogive da lanciare verso il nemico soverchiante, nuove riflessioni per ricostruire e restaurare, nel modo migliore possibile, tra le macerie del cattolicesimo romano.
Perché ciò che è avvenuto nel triennio 1962-65 (e ovviamente nei decenni successivi) non abbia mai più a ripetersi nella storia della Chiesa cattolica.
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