Don Camillo è tornato. E si tiene saldo al Crocifisso
di Giovanni Lugaresi
Toni garbati, ironia soft, ma battute decise, argomentazioni logiche e ferme (alla luce del Vangelo), nonché un’impostazione dei dialoghi che punta all’essenziale: Gesù, avete letto? Gesù, avete visto? Gesù, avete sentito? Gesù, avete saputo? Con immediata replica di Gesù: che cosa, don Camillo? E avvio di un dialogo sempre serrato, chiaro, addirittura illuminante in certi punti.
Ecco, in sintesi, il contenuto, il succo, delle oltre cento pagine del nuovo libro di Aldo Maria Valli, figura storica della Rai, vaticanista di lungo corso e di straordinaria colloquialità, da dieci anni titolare del sito cattolico tradizionale “Duc in altum”, dove vengono accolti, con senso di rara disponibilità, anche interventi e opinioni non condivise dal blogger.
“Gesù e don Camillo. Dialoghetti per non morire” si intitola il libro di Valli, a testimonianza, in primis, della passione dell’autore per il grande Giovannino Guareschi, e poi della felicità della formula dei famosi dialoghi fra il grosso prete della Bassa e il Cristo crocifisso dell’altar maggiore della sua chiesa, così efficacemente resi nelle trasposizioni cinematografiche dalle voci di Ruggero Ruggeri e Renzo Ricci.
Nella prefazione, un altro appassionato lettore e studioso di Guareschi, Paolo Gulisano, dopo aver fatto riferimento al don Chichì del “Don Camillo e i giovani d’oggi”, e a una visione della Chiesa “intesa esclusivamente come un’organizzazione di assistenza sociale”, sottolinea fra l’altro: “Ed ecco che Valli riprende don Camillo dove Guareschi l’aveva lasciato, con tutta la sua umanità profonda, con tutta la sua fede, e con tutta la confidenza in Gesù”, un Gesù che “consola il vecchio parroco, lo conforta, gli fa dono della sua saggezza. E don Camillo abbozza, mugugna un po’, ma segue fedelmente le indicazioni del Salvatore”. Perché quel sacerdote di campagna è fedele a Dio, alle sue leggi, ai comandamenti, avendo una coscienza essenzialmente, profondamente cristiana.
Naturalmente il tempo in cui Aldo Maria Valli colloca i colloqui fra il prete e il suo Cristo è il nostro tempo (di crisi innegabile della Chiesa cattolica), quindi ecco sfilare personalità del mondo ecclesiale con tanto di nomi e cognomi: dagli ultimi due papi al gesuita padre Spadaro, dal cardinale Zuppi al vescovo Bober (Slovacchia), dai cardinali Schönborn e Pierre al vescovo tedesco Overbeck, a semplici preti autori di “stravaganze”, se non blasfemie, nell’allestimento, per esempio, di presepi, eventi vari legati al giubileo e altre manifestazioni o riti che di cattolico hanno poco o nulla. Tutto attinto dalla realtà, dalle cronache alle quali Valli ha sempre dedicato una quotidiana attenzione, costante per settimane e mesi e anni, quindi rileggendo, scegliendo, lavorandoci sopra.
Ce n’è insomma per tutti, e magari il lettore si attenderebbe forti accenti polemici, arrabbiature (e qualcuna da parte di don Camillo la si trova). Invece l’autore non giudica, non esprime giudizi sui personaggi citati. Li fa semplicemente parlare, come è risultato dalle cronache, dalle interviste, dai loro documenti, ma nelle risposte del Cristo e nelle osservazioni di don Camillo ci sono affermazioni chiare, nette (“Io sono la Via, la Verità, la Vita”), tutto all’insegna di un linguaggio che da duemila anni non è cambiato e non ha bisogno di fumose, contorte spiegazioni e argomentazioni, essendo il linguaggio di Dio, con l’unica licenza che il Cristo di Valli, come quello di Guareschi, non disdegna qualche battuta ironica basata sul buonsenso. Con un non trascurabile (anzi, fondamentale) elemento: un frequente invito al vecchio prete di non perdere la speranza e pregare.
Ecco, la preghiera, che è anche, da sempre, uno dei punti di forza della fede autentica, detta e vissuta dall’autore. Il quale, alla fine della presentazione (siamo giusto in atmosfera, per così dire, guareschiana), fa appello alla coscienza: “… ricondurre tutto sul piano della nostra coscienza. Perché sì, voglio fermamente credere che una coscienza ancora l’abbiamo. E che l’albero avvizzito della speranza in un mondo migliore possa rinverdire. Ecco perché questi sono dialoghetti per non morire. Per non morire dentro. Per impedire alla tenebra di ghermire anche le coscienze di noi che, nonostante tutto, resistiamo. E siamo fermamente intenzionati – per parafrasare Giovannino – a non morire neanche se ci ammazzano”.
P.S.
Valli avverte che, prima di riunire i dialoghetti, li ha inviati ad Alberto Guareschi chiedendogli se per caso avesse nel cassetto qualcosa di inedito del babbo, un testo scritto, un disegno. E Alberto, sempre generoso gentiluomo, ha risposto allegando una minuta inedita scritta da Giovannino nel 1968, l’anno della sua morte, avvenuta il 22 luglio, riferita ai racconti del “Mondo piccolo”. Un testo che così recita: “Questa favola vera vuol essere un po’ la storia degli ultimi vent’anni della vita politica italiana. La storia del Paese messa nelle cronache del paesello. Gli avvenimenti più clamorosi del mondo grande che trovano puntuale rispondenza nelle vicende paesane del mondo piccolo di don Camillo. È la versione in tono minore di fatti importanti che, ridotti qui alla loro essenza e rivissuti fra uomini che ancora odono la voce della coscienza, si spogliano della loro drammaticità originale e rinverdiscono l’albero avvizzito della speranza in un mondo migliore”.
(Il presente articolo è uscito sulla “Gazzetta di Parma” dell’11 aprile 2026)
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Cari amici di «Duc in altum»,
il libro «Gesù e don Camillo. Dialoghetti per non morire»
con una nota inedita di Giovannino Guareschi
e prefazione di Paolo Gulisano
può essere ordinato cliccando qui.
Don Camillo e Aldo Maria ringraziano tutti coloro che lo acquisteranno e lo vorranno diffondere!



