Trump, il peccato di hybris e la catastrofe che verrà
di Aldo Maria Valli
Di fronte all’immagine di Trump nei panni di Gesù (realizzata con l’intelligenza artificiale e poi rimossa), qualche osservatore ha ricordato il racconto “L’uomo che volle farsi re” di Rudyard Kipling, storia dell’ambizione sfrenata di due avventurieri britannici che si creano un regno tra le montagne dell’Afghanistan.
Scritto nel 1888, il racconto narra le vicende di Daniel Dravot e Peachey Carnehan, due ex soldati ribelli che decidono di impadronirsi del regno del Kafiristan con l’inganno. Armati di immensa faccia tosta, qualche fucile e un rituale massonico riciclato, convincono un popolo isolato di essere sovrani d’origine divina, finché la superbia non gioca loro un brutto scherzo, con un finale tragico.
Non occorre essere dotati di grande fantasia per scorgere nel delirio trumpiano i segni di una tracotanza che lo porterà alla rovina. Nella storia è andata sempre così.
Dispiace che in questo modo venga svalutato anche ciò su cui Trump ha qualche ragione. Infatti, quando accusa la Chiesa cattolica di essere morta di paura ai tempi del Covid, chiudendo le chiese e abbandonando i fedeli, dice il vero, ma lo fa all’interno di un vaneggiamento che rende legittima qualche domanda sulla sua salute mentale.
Trump porta all’estremo, con accenti grotteschi, un’ideologia che negli Usa non nasce certamente oggi né tanto meno con lui. È almeno dalla metà dell’Ottocento che nel Paese è radicata la convinzione del destino manifesto (Manifest Destiny) degli Stati Uniti come realtà destinata da Dio stesso a espandersi progressivamente per diffondere democrazia e libertà. Concetto ideologico che all’epoca giustificò l’espansionismo territoriale verso il Pacifico, la guerra con il Messico e il trattamento riservato ai nativi americani e in seguito fu esteso all’influenza sul mondo intero, perché, secondo questa visione, è nel destino degli Usa, per volontà divina, che il mondo sia governato da loro.
Trump, cresciuto nella fede presbiteriana, aderisce a questa ideologia, che ha trovato terreno fertile nel protestantesimo. E non dimentichiamo che per i presbiteriani, la cui teologia risale a Calvino, Dio ha scelto fin dall’eternità coloro che sono predestinati alla salvezza.
Tra i leader mondiali, Trump, che evidentemente si ritiene un eletto in senso religioso e metafisico prima che politico, è quello che usa di più le immagini generate dall’intelligenza artificiale. Ed ecco che, dopo essersi raffigurato come Gesù guaritore, a qualche giorno di distanza si ripropone accanto a Gesù. Sullo sfondo di una bandiera a stelle e strisce, Nostro Signore poggia il capo su quello del presidente e lo abbraccia.
Questa seconda immagine non è un prodotto originale della Casa Bianca, ma proviene da un account che si chiama “Irish for Trump” che l’ha pubblicata con la seguente didascalia: “Non sono mai stato un uomo religioso, ma non mi sorprende che con tutti questi mostri satanici, assassini di bambini, Dio si giochi la carta Trump”. Da parte sua, Trump, nel condividerla, l’ha così commentata: “Ai folli della sinistra radicale potrebbe non piacere, ma io penso che sia piuttosto carina!”.
Il fatto che nell’immagine poi rimossa Trump si sia mostrato come Gesù guaritore mostra quale sia l’idea che il presidente ha di sé stesso. Il malato è l’America, e lui è all’opera come guaritore salvifico assistito da Dio. Il meccanismo psichico è ben noto: l’Io si identifica con un archetipo e perde il senso della realtà. I sintomi sono il comportamento egocentrico, l’incapacità di imparare dai propri errori, la distorsione della realtà presente e l’ipervalutazione di sé. Le conseguenze? Nella maggior parte dei casi la catastrofe personale. Dopo la rottura dell’illusione, ecco depressione e alienazione.
Vedremo quando e come arriverà la caduta. La lezione della storia è sempre la stessa: guai ad attribuire uno status quasi mistico a un politico. Si diventa complici del suo disagio interiore creando un circolo vizioso anche più pericoloso della malattia del soggetto.
Nell’antico Egitto i faraoni erano considerati divinità viventi e in Cina l’imperatore era ritenuto il “Figlio del Cielo”. La tendenza a porre il leader al di sopra della condizione umana ordinaria non è una novità. Ma la Grecia antica ci ha insegnato che il peccato di hybris, la tracotanza che conduce all’ostinata sopravvalutazione delle proprie forze, si paga a caro prezzo. Sempre.
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