Lettera / Sul peccato di hybris e il mistero del Dolore
di Alessandro Orecchio
Carissimo Valli,
ho letto con vivo interesse il suo pezzo [qui] sulla hybris di Trump. Come ad ogni ex studente di liceo classico, anche a me il concetto di hybris apre tutto un mondo. Fatto di uomini che sono causa della loro stessa rovina, perché infine puniti dagli dei ai quali si sentono pari.
Allora gli antichi interpretavano in questo modo la caduta degli uomini superbi, e oggi la stessa regola conferma immancabilmente che chi ci ha preceduto aveva visto giusto.
Pare che nel mondo sia operante una “bilancia invisibile”, che equilibra continuamente i suoi piatti. Anche nel mondo orientale esiste una consapevolezza simile. I taoisti avevano elaborato i concetti di Yin e Yang, i principi opposti che si auto-equilibrano: si inizia con lo Yang, che poi, giunto al culmine, si trasforma nello Yin.
Anche per l’evento della Croce, in fondo, è stato lo stesso: al culmine del dolore, l’evento si è trasformato nel contrario. Padre Pio, che era Padre Pio, diceva che “chi cerca il Signore nei cieli si sbaglia… Egli si trova scendendo profondamente nella terra”. Penso che ci sia una grande verità nascosta in queste parole.
Esiste sempre il mistero del Dolore. Perdoni se lo scrivo con la maiuscola, ma è l’enigma finale che viene posto a tutti, come una sorta di porta di ferro chiusa da un catenaccio incomprensibile.
E sembra che oggi il “potente” debba essere colui che, a motivo della sua grande forza, evita sempre con successo il Dolore. Esiste qualcosa del genere nei racconti, specie in quelli fantasy. E su questo vorrei un attimo soffermarmi.
L’eroe fantastico non è colui che non soffre. Quello, in genere, è l’antagonista finale, che regna con la sua hybris finché l’eroe non giunge a sconfiggerlo. Invece l’eroe è colui che fronteggia il dolore, e da questo viene reso pronto per lo scontro finale.
Sembra che, con la precisione di una legge della fisica, gli uomini debbano fronteggiare tutti, presto o tardi, la loro Nemesi. Ritornando alla Croce, il Maestro lo ha fatto. Ed allora ecco perché “l’unico trono dal quale si può regnare è il legno della croce”: perché, a mio avviso, il Signore dà la corona non a chi se ne resta come una rana in un pozzo, ma a chi affronta la sua paura più profonda e la vince. Dio è uno che legge romanzi d’avventura, a Lui piace chi penetra nelle profondità dell’Abisso: allora, e solo allora, gli darà il potere per squarciarlo.
E questo vale anche per Cristo: che valore può avere, infatti, un dio dell’Olimpo? Un dio che, per natura, non conosca la corruzione, la sofferenza, la condizione mortale? Nella sua completezza d’immortale, sarebbe un dio ancora incompleto, e non si saprebbe dire se, messo di fronte alla prova della carne, la supererebbe. Nel “Re Leone” della Disney (quando ancora la Disney faceva cose belle) il “cimitero degli elefanti” è quella zona sulla quale Mufasa, il Re Leone, non regna perché è dominio delle iene. Prima della Croce, il Signore veterotestamentario era un Dio che partecipava alle sofferenze dei suoi figli da una posizione di privilegio. Il regno della Morte, pur appartenendogli, non gli competeva. Ecco invece che, con la Croce, Cristo, che è Dio, entra nel “cimitero degli elefanti” come Mufasa e salva gli uomini dalle iene, dimostrando che “anche la morte non può nulla contro di Lui”.
Citando sempre i taoisti, c’è una storiella gustosa sul “tiro con l’arco senza arco”: un giorno un saggio vide un maestro di tiro con l’arco che si esercitava, e da qualsiasi distanza tirasse faceva sempre centro. “È facile essere bravi in questo modo” gli disse. “Seguimi, e ti insegnerò il tiro con l’arco senza arco”. I due si spinsero sulla cima di un monte, e qui il saggio taoista lo mise in bilico su un precipizio senza fondo. Il sudore scendeva a rivoli dalla fronte e dalle spalle del maestro di tiro con l’arco per la paura. Fu allora che il saggio gli disse: “Ecco il tiro con l’arco senza arco: se lanciassi una freccia adesso, saresti in pericolo”.
Un caro saluto a lei, carissimo Valli, e agli affezionati lettori di questo irrinunciabile blog.
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