Meditazioni / 26 aprile 2026

Vetus ordo

Domínica tértia post Pascha

Et gaudium vestrum nemo tollet a vobis

Gv 16,16-22

di Eremita

Qui Gesù entra in qualcosa di molto concreto, molto umano: la tua esperienza di perdita, di confusione, di dolore. Dice: “Ancora un poco e non mi vedrete; ancora un poco e mi vedrete”. E i discepoli non capiscono. E come potrebbero? Anche tu tante volte non capisci quello che Dio sta facendo nella tua vita.

Quante situazioni ci sono in cui dici: Dio dov’è? Perché non lo vedo più? Prima sentivo qualcosa, adesso niente, prima avevo luce, adesso buio. Questo è esattamente quello che stanno vivendo i discepoli. Hanno seguito Gesù, hanno lasciato tutto, e adesso Lui parla di andarsene. È uno scandalo.

E Gesù non addolcisce la cosa. Non dice: “State tranquilli, andrà tutto bene subito”. No. Dice: piangerete, vi rattristerete, mentre il mondo gioirà. Cioè: ci sarà un momento in cui sembrerà che il male vince. Che chi vive senza Dio sta meglio di te. Che tu perdi e gli altri guadagnano. Questa è una prova reale, fratelli.

Perché Dio permette questo? Perché deve purificare la tua fede. Finché Dio lo “vedi”, lo “senti”, è facile seguirlo. Ma quando non lo vedi più? Quando resti solo con il vuoto, con il silenzio? Lì emerge la verità: chi è Dio per te? Un’emozione? Un aiuto psicologico? O il Signore della tua vita?

E allora Gesù dice una parola decisiva: la vostra tristezza si cambierà in gioia. Non dice che sparirà e basta. Dice che si trasformerà. Cioè proprio quella ferita, proprio quel dolore, diventerà il luogo della gioia. Questo è il mistero della Pasqua.

E usa un’immagine potentissima: la donna che partorisce. Il parto è dolore vero, non simbolico. È sofferenza, sangue, fatica. Ma proprio lì nasce una vita nuova. E quando nasce il bambino, la donna non si ricorda più del dolore. Non perché non sia esistito, ma perché è stato riempito di senso.

Così è nella tua vita. Le tue sofferenze, le tue crisi, i momenti in cui non vedi Dio non sono inutili. Sono un parto. Dio sta generando qualcosa di nuovo in te. Ma tu vuoi scappare dal dolore, vuoi controllare tutto, vuoi capire subito. E così perdi l’opera che Dio sta facendo.

E poi Gesù dice: vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Questa è una promessa enorme. Non una gioia fragile, che dipende dalle circostanze. Una gioia che nessuno può togliere. Perché nasce dall’incontro con Cristo risorto.

Capisci? Non è che la tua vita cambia fuori necessariamente. Ma cambia dentro. Perché incontri Lui vivo. E allora anche dentro la prova, dentro la morte, dentro il fallimento c’è una gioia misteriosa, incrollabile.

Allora questa parola oggi ti provoca: cosa fai quando non “vedi” Dio? Scappi? Ti chiudi? Cerchi altre consolazioni? Oppure resti, anche nel buio, aspettando che Lui si manifesti?

Perché c’è un “ancora un poco”. Questo tempo è misterioso, ma è limitato. Non è per sempre. Dio non ti abbandona. Sta operando, anche se tu non capisci.

E oggi ti è annunciato questo: la tua tristezza non è l’ultima parola. Cristo è risorto. E verrà a incontrarti. E quella ferita che porti, quella situazione che ti fa soffrire può diventare il luogo di una gioia che nessuno potrà più toglierti.

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Novus ordo

Io sono la porta

Gv 10,1-10

di Eremita

Ascoltate: qui Gesù non sta facendo una spiegazione teorica, sta parlando della tua vita, della mia vita, di quello che succede nel cuore dell’uomo. Perché l’uomo è come un gregge disperso, impaurito, che non sa dove andare. E allora arrivano tante voci: ideologie, paure, giudizi, aspettative… e tu non sai più chi seguire.

E Gesù dice una cosa fortissima: chi non entra dalla porta è un ladro e un brigante. Cioè ci sono voci nella tua vita che non vengono da Dio. Voci che rubano la pace, che ti accusano, che ti chiudono, che ti portano alla morte interiore. Quante volte ascoltiamo queste voci: “Non vali niente”, “sei sbagliato”, “devi salvarti da solo”. Sono ladri! Ti rubano la vita.

E invece il pastore entra dalla porta. E la porta è Cristo stesso. Questo è lo scandalo: non è una morale, non è uno sforzo tuo. È una persona. Gesù Cristo è la porta. Non c’è accesso alla vita se non passando attraverso di Lui. Perché solo Lui ti conosce veramente.

Dice una cosa bellissima: chiama le pecore per nome. Non in massa, non in generale. Per nome. Cioè Dio ti conosce nella tua storia concreta, con i tuoi peccati, le tue ferite, le tue contraddizioni. E non si scandalizza. Ti chiama. E la cosa impressionante è che le pecore riconoscono la sua voce.

Qui c’è un punto chiave: dentro di te c’è una memoria della voce di Dio. Anche se sei lontano, anche se sei nel peccato, quando Cristo parla davvero al tuo cuore, qualcosa vibra. Perché sei fatto per Lui. E allora lo segui. Non perché sei bravo, ma perché riconosci che lì c’è vita.

E dice: cammina davanti a loro. Questo è Dio! Non ti spinge da dietro con la legge, non ti obbliga. Va davanti. Ti apre un cammino. Entra nella morte, nella sofferenza, nel rifiuto, e tu puoi seguirlo. Perché Lui è già passato lì.

Poi Gesù rivela qualcosa di ancora più profondo: “Io sono la porta”. Cioè non solo guida, ma accesso. Se entri attraverso di Lui, sarai salvato. Non forse, non chissà quando: sarai salvato. E cosa significa? Che potrai entrare e uscire e trovare pascolo. Libertà! Vita vera! Non una vita chiusa, angosciata, ma una vita piena, aperta, feconda.

E poi smaschera il nemico: il ladro viene per rubare, uccidere e distruggere. Guarda la tua esperienza: quante cose nella tua vita hanno portato questo frutto? Relazioni che distruggono, pensieri che uccidono la speranza, scelte che ti svuotano. Quello non viene da Dio.

E invece Cristo dice: io sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza. Non una vita mediocre, non sopravvivere: abbondanza! Una vita piena anche dentro la croce, anche dentro le prove, perché non sei più solo. Perché sei dentro un rapporto con Lui.

Allora la domanda è concreta: quale voce stai seguendo? Da dove entri nella tua vita? Perché puoi anche stare nella Chiesa, ma entrare da un’altra parte: dalla morale, dal dovere, dall’apparenza, e non incontrare Cristo.

Oggi ti è annunciato questo: c’è una porta aperta, e questa porta è una persona viva, Gesù Cristo, che ti chiama per nome. E se passi attraverso di Lui, non perderai la vita. La troverai. E la troverai in abbondanza.

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