Quell’arcivescova in Vaticano

Leone XIV ha ricevuto in visita ufficiale nel Palazzo apostolico la signora Sarah Mullally, già infermiera e ora arcivescova di Canterbury. Chiamata col titolo di “sua grazia”, la signora a capo della setta anglicana (perché tale è) si è presentata in abiti ecclesiastici ed ha pregato con il papa nella Cappella Urbano VIII.

In precedenza, la signora, nota per il suo filo-abortismo, si era esibita niente meno che nelle Grotte vaticane per pregare sulla tomba di Pietro e lì aveva impartito una “benedizione” in compagnia di un prelato della curia romana.

Siamo certi che le migliaia di martiri inglesi che dal 1535 al 1681 preferirono la morte piuttosto che abbandonare la Chiesa di Roma si staranno rivoltando nelle rispettive tombe, così come lo stesso Pietro. E così come papa Leone XIII, il quale, nella lettera “Apostolicae curae” del 1896, dichiarò l’invalidità delle ordinazioni sacerdotali anglicane.

Di fronte a un papa di nome Leone che accoglie la signora Mullally con tutti gli onori e prega con lei per la pace e il “bene comune” (nessuna menzione del Santo Nome di Dio, ci mancherebbe) c’è da ridere se non ci fosse da piangere.

Lo confesso: a questo punto, mi viene da dire che oggi la signora Mullally ha pregato insieme non al papa ma al signor Prevost.

 

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