Vade retro croce di san Giorgio!
«La bandiera di san Giorgio rappresenta l’unità contro l’odio e la decenza contro la divisione. Questi sono i valori per cui lotterò sempre. Alcuni cercano di strumentalizzare la nostra bandiera per diffondere l’odio, io rifiuto il loro patriottismo di facciata».
Così ha twittato nel giorno di san Giorgio il primo ministro inglese Starmer a proposito della bandiera inglese.
Simbolo di unità e decenza?
Nella bandiera dell’Inghilterra, fino a prova contraria, c’è una croce rossa in campo bianco, la croce di san Giorgio, appunto. Un simbolo cristiano che più cristiano non potrebbe essere. Tant’è vero che alle partite di rugby della Nazionale della Rosa, a Twickenham, capita di vedere tifosi vestiti di tutto punto come crociati.
Intanto YouGov dopo adeguato sondaggio ha scoperto che il 52% degli adulti residenti in Inghilterra e appartenenti a minoranze etniche considera la bandiera di san Giorgio un simbolo razzista. Non c’è che dire: un bel modo di dimostrare gratitudine verso il Paese che ti ha accolto.
E udite udite: lo stesso vale per il 36% degli adulti bianchi, anch’essi convinti che quella croce sia razzista.
Così il buon Starmer, per stemperare, ha pensato di parlare di «unità» e «decenza», valori che si portano con tutto.
Dal momento che in Inghilterra c’è gente così spudorata da continuare a esporre la bandiera inglese, e questi provocatori arrivano pure a dire che lo fanno per patriottismo, meglio correre ai ripari e annacquare un po’.
Come dimostra anche il caso del gigante americano dell’abbigliamento sportivo, la Nike, la quale ha pensato di rinfrescare un po’ la croce di san Giorgio sulle maglie della nazionale inglese di calcio. Niente più croce rossa in campo bianco, ma una croce solo parzialmente rossa e anche un po’ violacea, turchese, rosa e blu. Non proprio una cosa lgbtq+, ma quasi. Un’insegna che strizza l’occhio a globalismo e transgederismo, altro che Giorgio qui e Giorgio là.
E già aspettiamo la prossima modifica allo stemma dei tre leoni, che potrebbero essere opportunamente trasformati in tre gattini, o tre orsacchiotti, o tre panda. In nome di animalismo e inclusione, ovvio.
Ma Starmer e soci stiano tranquilli. Quindici secoli dopo la cristianizzazione della Britannia, ormai da alcuni anni meno della metà degli abitanti di Albione si dichiara di fede cristiana.
Quindi che problema c’è?
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