Ma dove vai se il compostaggio non ce l’hai?
di Vincenzo Rizza
Caro Aldo Maria,
è quasi commovente il ponderoso manuale sull’“Ecologia integrale nella vita della famiglia” partorito a due mani dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita e pubblicato qualche giorno fa.
Un manuale (così è definito il documento) in cui la Chiesa riscopre, con zelo enciclopedico, che l’uomo vive nella natura, consuma risorse, produce rifiuti e – orrore – talvolta spreca energia. Il tutto spiegato con dovizia di citazioni e un entusiasmo pedagogico degno di un sussidiario delle scuole elementari o di un opuscolo del WWF. Con la differenza che almeno sussidiari e opuscoli hanno, di norma, il dono della sintesi che manca a questo prontuario di ben 84 pagine.
Così scopriamo che il futuro del pianeta passa dal compost domestico e che, in mancanza di giardino, è sempre possibile allevare un dignitoso allevamento di lombrichi sul balcone, magari accanto al prezzemolo e al basilico.
Di seguito, per i più scettici, una selezione delle perle contenute nel documento:
- «Se si ha accesso a uno spazio esterno, creare un contenitore per il compostaggio o un allevamento di lombrichi» (p. 25), con i lombrichi elevati a nuovo soggetto pastorale;
- «Se, invece, non si ha accesso a questo spazio e il Comune non organizza il compostaggio, chiedere alla propria scuola o parrocchia locale se sia disposta a ospitare un contenitore per il compost ad uso comunitario» (p. 25), con la scuola e la parrocchia ridotte a discariche dell’umido;
- «Anche il compostaggio e la piantumazione di alberi sono attività stimolanti, e mezzi per contribuire a un’ecologia integrale» (p. 38), con il giardinaggio nuovo strumento di redenzione, senza dimenticare che è importante «Innaffiare il proprio giardino la sera o la mattina presto per ridurre l’evaporazione» (p. 26);
- «Individuare opzioni a basso costo per isolare la propria abitazione dal freddo e dal caldo» (p. 26), con la Chiesa sempre più attenta all’efficientamento energetico e il gelo dell’anima che può attendere;
- «Contribuire al riciclo e al riutilizzo, e, se possibile, frequentare i mercatini dell’usato» (p. 42), con il mercatino dell’usato nuovo luogo teologico utile alla salvezza; e se poi la salvezza non si trova, almeno è possibile comprare un cappotto a dieci euro;
- «Trascorrere del tempo insieme nei parchi, nei boschi, in riva al mare o osservando la fauna selvatica» (p. 50), con la Chiesa che a forza di osservare la fauna si dimentica troppo spesso di osservare l’uomo.
Fa sorridere pensare che mentre assistiamo a una civiltà decadente che ha dimenticato il sacro, senza valori se non quelli dell’aborto, dell’eutanasia e della cultura gender che vogliono distruggere la famiglia, l’attenzione della gerarchia ecclesiastica è ai mercatini dell’usato e all’irrigazione serale dell’orto, con il Vangelo trasformato in manuale di economia domestica.
Il punto non è – sia chiaro – che riciclare, riusare o spegnere la luce sia sbagliato. È che tutto appare tragicamente sproporzionato. Davanti a una crisi antropologica che tocca l’identità stessa dell’uomo, la differenza sessuale, la vita nascente e morente, si preferisce il conforto di una spiritualità da bricolage ecologico perfettamente allineata al linguaggio dominante.
Il lessico è il solito: “inclusione”, “partecipazione”, “sinodalità” con un cattolicesimo che sembra aver smesso di annunciare la Verità e si limita a suggerire buone pratiche ecologiche. Alla famiglia – una delle ultime realtà realmente controcorrente rimaste – non si chiede più di resistere, generare, educare ma di fare la differenziata con spirito sinodale. Un tempo la Chiesa si occupava dell’anima; oggi sembra gestire una succursale spirituale di Legambiente.
E così, mentre il magistero si diluisce in manuali operativi e check-list morali (“hai spento la luce?”, “frequenti il mercatino dell’usato?”), viene da ripensare a una frase, tutta romana e poco ecologica, ma tremendamente reale: «Romani, siate seri», rivolta da Garibaldi a un popolo vociante che lo acclamava.
Garibaldi era un noto massone e anticlericale ma forse aveva una virtù che oggi manca Oltretevere: il senso del ridicolo. Avrebbe capito subito che c’è qualcosa di tragicamente comico in una Chiesa che, mentre parla con entusiasmo di “conversione ecologica”, evita troppo spesso di confrontarsi con la dissoluzione morale dei nostri tempi.
“Romani [o per meglio dire, gerarchie ecclesiastiche], siate seri”, dunque. Siate seri nel capire che il problema non è il sacchetto dell’umido, ma l’uomo smarrito. Siate seri nel riconoscere che senza verità sull’uomo non esiste alcuna ecologia integrale, ma solo giardinaggio ideologico. Siate seri, perché quando il sacro si riduce a folklore morale, non redime nessuno e i lombrichi e i mercatini dell’usato non salveranno né il mondo né le anime.
__________________________________



