Si fa presto a dire Cipro

di Marco Anca

A Cipro sono stati più volte, dal 2007 fino a qualche anno fa, perché c’è un mare bellissimo. Sempre in ottobre, mese ancora caldo ma senza le altissime temperature estive. Dispiace quindi vedere l’isola coinvolta in vicende più grandi di lei a causa dell’avventurismo incosciente del suo governo.

I media mainstream raccontano di una Repubblica di Cipro come una sorta di propaggine della Grecia, ma la realtà è un po’ diversa. Bizantina dal 965, poi regno dei Lusignano dal 1192 al 1473 (e rifugio dei Cavalieri Ospedalieri dopo la caduta di San Giovanni d’Acri, fino al 1309 quando si trasferiranno a Rodi), poi veneziana fino al 1571 (quando viene conquistata dagli Ottomani) e poi ecco il 1878 quando, al Congresso di Berlino (dove comincia, secondo molti storici, il vero declino dell’Impero Ottomano, che perde grande parte dei suoi territori europei dei Balcani), pur rimanendo parte dell’Impero Ottomano l’isola viene assegnata in amministrazione alla Gran Bretagna, dalla quale è annessa nel 1914, rimanendone come colonia fino al 1960, quando ottiene l’indipendenza. Bene, qualcuno finora ha sentito parlare di Grecia?

Nel 1960 diventa presidente l’arcivescovo ortodosso Makarios III (paragonato dagli americani a Fidel Castro!), che deve contrastare le spinte di alcuni movimenti filogreci per l’enosis (unità) con la Grecia, in un’isola in cui il 20% degli abitanti è turco e musulmano.

Finché nel 1974 il movimento filogreco di estrema destra Eoka B, guidato da Nikos Sampson e appoggiato dalla giunta dei generali greca (che avevano sostituito nel 1973 i vecchi colonnelli), fa un colpo di stato pro-enosis, che vede la fortissima reazione turca con l’invasione, da nord, dell’isola.

Il che provoca tre effetti. Primo: la caduta dei generali in Grecia, con il ritorno della “democrazia”, cioè l’oligarchia delle vecchie famiglie politiche al potere da generazioni (Karamanlis, Venizelos/Mitsotakis, Papandreu; se vogliamo nella storia greca moderna le uniche vere soluzioni di continuità sono stati i colonnelli e Syriza). Secondo: la divisione dell’isola nella parte greca (l’attuale Repubblica di Cipro) e la parte turca (l’attuale Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia, quando invece realisticamente andrebbe internazionalmente riconosciuta); e ricordiamo che nel 2004 un referendum promosso dall’Onu sulla riunificazione è stato affondato dal voto della popolazione greca. terzo: una sanguinosa guerra civile con annesse pulizie etniche, spostamenti forzati di popolazioni e fughe da territori abitati da secoli.

Così arriviamo all’oggi. Con un po’ di dati.

Nella Repubblica di Cipro ci sono 1,4 milioni di abitanti, quasi tutti grecofoni e ortodossi, con in più dei levantini, qualche cristiano d’Oriente e gli immancabili armeni. Tra i non autoctoni, vi sono tre rilevanti comunità.

Gli inglesi: sia pensionati stabilitisi a Cipro, sia personale militare e civile delle due basi militari britanniche, tra cui la celebre Akrotiri, retaggi coloniali in quanto territori britannici a tutti gli effetti.

I russi, che hanno aperto diverse attività imprenditoriali, ben visti per la comune appartenenza all’Ortodossia.

Ultimi arrivati, gli israeliani, stimati ben in 15 mila, l’1% della popolazione, che hanno sì attività economiche, ma vivono in comunità chiuse con scuole loro, all’insegna del solito settarismo e della solita intolleranza razzista verso i goyim (schema consolidato: arrivano come turisti, poi colonizzano e occupano e infine passano agli accordi militari con i governi), e sono guardati con sospetto e preoccupazione, quando non con ostilità, da molti ciprioti, e non solo dai numerosi simpatizzanti dell’Akel, il partito comunista (alle ultime parlamentari ha ottenuto il 22,5% dei voti).

Dal punto di vista religioso, i ciprioti sono greco-ortodossi; la Chiesa ortodossa di Cipro non è patriarcale ma arcivescovile (durante una visita di Bergoglio a Cipro, il vaticanista di una nota televisione privata disse che il papa aveva incontrato “il Patriarca ortodosso di Cipro”! Gli scrissi facendogli notare il grossolano errore, ma non mi rispose mai), anche se gode di grande rispetto nel mondo ortodosso. Molti sono i praticanti e gli osservanti.

Poi ci sono altri cristiani d’Oriente, gli armeni apostolici (o gregoriani, se si preferisce), e le parrocchie copte ortodosse e siro ortodosse a Nicosia.

I cattolici contano 25 mila latini, eredità levantina. La Chiesa cattolica latina di Cipro non ha una gerarchia propria ma un vicario patriarcale (ora un italiano), e dipende dal Patriarcato latino di Gerusalemme, legame storico e culturale con il regno dei Lusignano.

Tra i cattolici c’è anche la comunità dei kormakiti, maroniti stabilitisi a Cipro quasi mille anni fa, che parlano il molto peculiare arabo cipriota. I maroniti di Cipro hanno un proprio vescovo (libanese).

Gli inglesi sono anglicani, i russi ortodossi russi.

A Cipro Nord, 350 mila abitanti, la grandissima maggioranza della popolazione è turca, sia nativi dell’isola sia immigrati turchi arrivati in buon numero dopo il 1974, e musulmana sunnita, con qualche residente greco ortodosso o anglicano.

Dal punto di vista geopolitico, la Repubblica di Cipro ha fatto il grave errore di allearsi con Israele e Grecia, rischiando di diventare obiettivo sensibile delle varie guerre, mentre Cipro Nord è praticamente Turchia.

A Cipro Nord ci sono reparti dell’esercito turco, mentre nella Repubblica di Cipro oltre alle due basi britanniche pienamente operative c’è un ristretto esercito cipriota i cui ufficiali sono formati all’accademia greca, più alcuni reparti greci.

Dal punto di vista economico, la Repubblica di Cipro vive di turismo (principalmente inglesi, polacchi, europei centrali, una volta russi, e ora pure gli israeliani), agricoltura, allevamento (soprattutto ovino) e della presenza di armatori. Molto problematico per un paese così piccolo, a mio avviso, il legame con la finanza, che portò alla crisi del 2013 e alle misure della famigerata troika che aveva proposto il prelevamento forzoso del 10% da tutti i conti correnti dei ciprioti.

Cipro Nord è anche economicamente Turchia (la moneta è la lira turca) e ora si sta lanciando anche nel turismo (con tanto di casinò).

Arrivato con l’aereo a Larnaca, sono andato al mare a Protaras, località su misura per gli inglesi, con i pub che trasmettono partite di calcio e rugby, le freccette, il biliardo, la birra lager cipriota (non male, e costa poco), il sidro delle isole britanniche (a dire il vero non eccelso, preferisco quello bretone), il cibo da pub britannico, la colazione all’inglese e la domenica a pranzo l’arrosto tradizionale con le patate e lo Yorkshire pudding. Un giorno alla settimana un libraio itinerante faceva il giro dei turisti vendendo libri in inglese.

In albergo turisti erano principalmente inglesi e russi, e cominciavano a vedersi gli israeliani, al solito arroganti, maleducati e spocchiosi. Giorni fa ho dato un’occhiata al sito dell’albergo e ho visto che alle varie lingue si è aggiunto l’ebraico.

La cucina cipriota è una cucina di terra (come quella romagnola, ad esempio) ed è molto buona. Prevalgono le cotture alla griglia e nel forno di argilla. C’è anche una produzione vinicola. Il caffè è quello alla turca.

I ciprioti sono molto ospitali (anche quelli della parte turca). Essendo stati colonia britannica parlano quasi tutti l’inglese, e non pochi anche il russo.

Si guida a sinistra, come in Gran Bretagna, quindi attenzione ad attraversare la strada!

Nei paesini dell’entroterra, anche i più piccoli, ci sono due bar/caffè. Uno è quello “di destra”, l’altro è quello “di sinistra”. In quello “di destra” ci sono il biliardo, e nella sala del biliardo le foto dei caduti nella guerra con i turchi del 1974 (e non sono stati pochi). In quello “di sinistra” c’è la mazzetta dei giornali. Per quello che ho visto, i parroci ortodossi dei vari paesi frequentano il bar “di destra”.

L’interno dell’isola è molto bello. Tra i Monti Troodos vi sono numerosi monasteri (il più famoso quello di Kykkos), c’è la tomba di Makarios III e poi le celebri chiese bizantine dipinte.

Tra le varie escursioni offerte a Protaras la più gettonata dai turisti russi era il tour di Cipro ortodossa.

Le città (Nicosia, Limassol, Larnaca) non sono nulla di speciale. A Larnaca da segnalare il gradevole lungomare e la vecchia sede della Banca Ottomana.

A Nicosia i muri esistono ancora. In centro, a Ledra Street, c’è il confine tra la Cipro greca e quella turca. Si passa a piedi con il passaporto, e alla frontiera turca ti consegnano un fogliettino da restituire all’uscita.

Vicino alla parrocchia cattolica latina della Santa Croce, a trenta metri di distanza, c’è una sorta di barricata alta più di due metri, allora presidiata da caschi blu dell’Onu, che è un altro pezzo del muro tra le due Cipro.

Nel quartiere dei kormakiti di rilievo la chiesa maronita, la scuola dal nome francese, il circolo ricreativo, la cattedrale ortodossa con l’arcivescovado e alcuni bastioni veneziani.

Ben più interessante, per me, la parte turca.

Famagosta (che a fine Trecento è stata anche genovese per un breve periodo) ha svariati monumenti veneziani e una cattedrale gotica del Duecento ora trasformata in moschea (idem per quella di Lefkosia, che è la Nicosia turca) con un minareto sulla parte destra della facciata.

Ai tempi la bella spiaggia era deserta e in parte zona militare. Spettrale il quartiere di Varosha, nel 2007 ancora zona militare e rimasto fermo al 1974, quando tutti gli abitanti greci erano scappati.

Nel campionato di calcio cipriota esiste una squadra, chiamata Famagosta, che è quella degli esuli, infatti ha sede nella parte greca, vicino alla linea verde.

Altra città interessante della parte turca è Kirenya, gradevole località di mare turistica con un castello bizantino. Curiosità: i castelli (bizantini, poi crociati, poi veneziani eccetera) si trovano nella parte turca dell’isola.

Cipro non è una meta scontata, solo per gli amanti del mare. Francamente spero che eviti di farsi risucchiare in qualche guerra non di suo interesse.

Domanda: Cipro è Europa o Asia occidentale?

Una stracca e burocratica definizione scolastica la definisce Europa, sia per l’appartenenza alla Ue sia perché chi non la conosce la considera solo un territorio sostanzialmente greco.

Io lo chiesi, anni fa, all’ambasciatore Sergio Romano (persona di grandissima intelligenza e cultura), secondo il quale l’entrata di Cipro nella Ue avrebbe comportato molti guai. Spero non sia stato profetico. Dovessi rispondere io, innanzitutto inviterei tutti a prendere la carta geografica per vedere dove si trova l’isola di Cipro. A mio avviso è uno dei paesi del Levante, quindi è Asia occidentale, abitato o da grecofoni ortodossi con minoranze levantine latine e di maroniti, o da musulmani sunniti turchi con una minoranza di aleviti turchi (turkmen aleviler).

Certo, la geografia è materia complessa, e la conoscenza delle mappe e dei nomi della geografia fisica non spiega tutto. Ma senza geografia non si può capire la realtà (e quando si scopre che nelle nostre scuole quasi non si studia più c’è da restare allibiti).

Tanto per dire: al malcapitato scrivente, non molto tempo fa, durante il servizio da presidente di seggio è capitato di parlare di Tallinn e di sentirsi chiedere dagli scrutatori, tutti giovani e alcuni pure universitari: “Scusi, ma dov’è Tallinn?”.

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Nella foto, un tratto del muro che separa Cipro del Nord e la Repubblica di Cipro a Nicosia, in via Kuyumcular Sokak.

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