Volete essere santi? Allevate vermi. Il nuovo documento green del Vaticano

Un nuovo documento vaticano invita le famiglie cattoliche ad abbracciare l’“ecologia integrale”, inquadrando la “conversione ecologica” come inseparabile dal “cammino verso la santità” e collegando le abitudini ecologiche alla lotta contro l’aborto e l’eutanasia.

Il 27 aprile, il Dicastero per lo sviluppo umano integrale e il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita hanno pubblicato un documento congiunto intitolato «L’ecologia integrale nella vita della famiglia», il cui obiettivo dichiarato è quello di presentare la famiglia cattolica come «soggetto primario» della conversione all’ecologia integrale.

«L’ecologia sociale è necessariamente istituzionale e si estende gradualmente all’intera società, dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alle più ampie comunità locali, nazionali e internazionali», si legge nel documento, che cita direttamente l’enciclica «Laudato si’» di papa Francesco del 2015 .

«Le famiglie non sono chiamate solo a prendersi cura dei propri membri», prosegue il documento. «È significativo che il Concilio [Vaticano II] abbia anche riconosciuto il ruolo delle famiglie nella partecipazione attiva alle comunità locali, e persino nell’essere protagoniste o, in un certo senso, autentiche influenzatrici delle politiche nazionali che le riguardano, come le politiche in materia di questioni sociali, istruzione, infrastrutture, lavoro, sanità e così via».

Il testo di 79 pagine è diviso in due parti. La prima delinea i concetti di ecologia, famiglia e impegno dal basso nell’insegnamento di papa Francesco. Qui si afferma che la vocazione alla santità insita in ogni matrimonio implica necessariamente la conversione a uno stile di vita ecologico: «Il cammino verso la santità all’interno di una famiglia può aiutare ad affrontare le radici della crisi ecologica, poiché non possiamo illuderci di risanare il nostro rapporto con la natura e l’ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali».

Nella seconda parte, a sua volta suddivisa in sette capitoli, il documento prosegue fornendo una serie di linee guida e raccomandazioni pratiche rivolte alle famiglie.

Nei primi due capitoli, intitolati rispettivamente «Ascoltare il grido della Terra» e «Ascoltare il grido dei poveri», gli autori sostengono che l’umanità e il pianeta si trovino ad affrontare una «crisi ecologica unica», che riguarda non solo il degrado della Casa comune, ma anche l’aumento della povertà. In questo modo, il documento stabilisce un collegamento diretto tra una presunta emergenza ambientale e i problemi economici.

Secondo il documento, la prima soluzione inizia con «tenere sempre presente la destinazione universale dei beni», riprendendo così l’interpretazione fuorviante della dottrina sociale della Chiesa fatta da papa Francesco circa questo concetto.

Secondo Francesco, la destinazione universale dei beni rappresenta l’obiettivo di ogni sana politica sociale e, in pratica, coincide con la redistribuzione delle risorse e della ricchezza attuata dallo Stato. Inizio modulo

Nella dottrina cattolica tradizionale, tuttavia, la destinazione universale dei beni è un punto di partenza: afferma che i beni della terra sono destinati a tutti, ma che questo principio si realizza attraverso la libera iniziativa, la proprietà privata e la responsabilità personale, non attraverso l’intervento coercitivo dello Stato. È il fondamento etico della libertà economica, non la giustificazione per le politiche redistributive.

Abbracciare la logica tipicamente socialista che cerca di identificare un unico attore come causa delle crisi ecologiche (inquinamento) ed economiche (povertà) – vale a dire le ricche multinazionali e, più in generale, il settore privato – non può che condurre a una politicizzazione del magistero della Chiesa. In tal modo, questa visione riduce il magistero a strumento di agende globaliste e di entità sovranazionali come l’Onu e l’Ue, che mirano a imporre politiche fiscali ed economiche sempre più centralizzate e invasive.

Inoltre, il testo include questioni bioetiche come l’aborto e l’eutanasia come parte integrante della crisi ecologico-economica dichiarata, piuttosto che come effetti di una crisi teologica, antropologica e morale. Il documento suggerisce quindi una connessione normativa e morale tra l’adozione di stili di vita ecologici e la lotta contro le problematiche bioetiche. Poiché entrambe derivano da una «cultura dello spreco», se si impara a riciclare e a rispettare l’ambiente, si imparerà anche a rispettare la vita umana in ogni sua fase, secondo il nuovo documento.

Tuttavia, questo passaggio logico non è coerente né dal punto di vista teologico né da quello filosofico. Confonde la conversione morale con l’adattamento comportamentale, implicando che le abitudini ecologiche esterne possano generare un rinnovamento etico interiore. In realtà, la relazione è invertita: il rispetto per la vita umana nasce da una sana coscienza morale, non da una presunta disciplina ambientale. Ridurre la formazione morale alla pratica ecologica rischia di trasformare l’etica cristiana in una forma di moralismo verde in cui la salvezza è misurata dallo stile di vita piuttosto che dalla grazia e dalla virtù. La regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo è stata sostituita dal rispetto per la «Casa comune».

Partendo da questi capitoli, il documento presenta poi una serie di proposte concrete per orientare lo stile di vita della famiglia verso una maggiore sostenibilità ecologica. Alcuni suggerimenti sono semplici, altri più impegnativi. «Se avete a disposizione uno spazio esterno, create una compostiera o un allevamento di vermi», si legge nel documento. «Se, invece, non avete accesso a tale spazio e il comune non offre servizi di compostaggio, chiedete alla scuola o alla parrocchia locale se sarebbero disposte a ospitare un contenitore per il compostaggio comunitario».

Il testo raccomanda inoltre di «raccogliere l’acqua piovana [e] visitare i mercati dell’usato», oltre a «cogliere l’opportunità di pregare immersi nella natura, il che può includere anche una messa all’aperto, con il permesso del parroco locale».

Il testo suggerisce una continuità con il concetto di ecologia umana proposto da papa Giovanni Paolo II nella «Centesimus annus» (1991), citandone un passo. Tuttavia, la prospettiva di Wojtyła era diametralmente opposta a quella suggerita da questo documento. Secondo Giovanni Paolo II, la soluzione al problema ecologico tanto caro al mondo moderno può essere trovata solo dopo aver affrontato la questione primaria: il riconoscimento del creato come ordine voluto da Dio, un principio che implica anche l’esistenza di una legge morale naturale e fonda ogni autentica ecologia sull’antropologia cristiana.

Purtroppo, la visione di stampo socialista di Francesco è stata ripresa da Leone XIV nell’esortazione apostolica «Dilexi te» (2025), in cui il papa ha esplicitamente proposto un maggiore interventismo statale come soluzione principale a questa presunta crisi ecologico-economica.

lifesitenews

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