Testimonianza / Maestro Porfiri: ecco perché non abbandono la Chiesa

di Aurelio Porfiri

Quando mi capita di parlare della situazione attuale della Chiesa cattolica, non di rado incontro persone che si lamentano, a volte anche a ragione. Non voglio negare che ci siano problemi molto gravi. D’altronde bisogna essere realistici e dire la verità: i problemi, anche se in forme diverse, ci sono stati anche in passato. Sono i problemi di un organismo vivente che per noi ha origine soprannaturale ma è comunque fatto di uomini e donne con i propri difetti e le proprie mancanze.

Non si può negare che il momento storico attuale sia particolarmente delicato per la storia della Chiesa. In alcuni ambiti, come quello dottrinale e liturgico, si avverte uno smarrimento che somiglia quasi a una perdita di identità e che certamente non può essere sottovalutato.

Per alcuni fedeli amnareggiati, la soluzione potrebbe essere quella di lasciare la Chiesa. Io però continuo a pensare — forse anche per le mie origini — che la Chiesa non sia un albergo da cui si può andare via per andare in un altro. Se crediamo che essa abbia un’origine soprannaturale, non possiamo decidere improvvisamente di abbandonarla perché qualcosa non ci piace. Occorre una forza speciale, nel nostro caso una forza soprannaturale, per continuare ad appartenere a un’istituzione che talvolta ci delude.

Lo dico apertamente. Quando entro in certe chiese e vedo liturgie sciatte, mal celebrate, accompagnate da una musica indegna del Tempio di Dio, mi chiedo: “Chi me lo fa fare?”. Così vado alla ricerca di luoghi in cui la liturgia sia curata. Non perché sia interessato alle sole forme esteriori, ma perché so che le forme hanno una grande importanza: è attraverso l’esterno che noi penetriamo nell’interno. Non si può pensare che una liturgia trascurata favorisca un’autentica partecipazione spirituale; al contrario, rischia di comprometterla.

Celebrazioni sciatte e piene di abusi spesso nascono dal fatto che chi le permette non comprende la liturgia né il ruolo della musica sacra. C’è un’ignoranza molto diffusa, che non riguarda soltanto alcuni sacerdoti, ma talvolta anche i musicisti. Certo, ci sono persone competenti che fanno del loro meglio, ma ce ne sono altre che, pur avendo titoli, non hanno mai approfondito davvero il significato e l’importanza della liturgia e in particolare della musica.

Circa la domanda iniziale — perché non si deve abbandonare la Chiesa? — la mia risposta è che malgrado tutto noi crediamo nella sua origine soprannaturale. È la Chiesa voluta da Nostro Signore. Se fosse un’istituzione umana qualsiasi, si potrebbe anche decidere di lasciarla per seguire un altro gruppo, un’altra confessione cristiana o persino un’altra religione. Ma non è così. Non si tratta solo di non volerlo fare: è che, per chi crede, non è possibile farlo.

Non significa ignorare le difficoltà. Anzi, dopo tanti anni di appartenenza alla Chiesa, posso dire di sentirne profondamente il peso. Tuttavia, proprio per questo, credo sia importante continuare a farne parte. Anche perché sono consapevole delle mie debolezze, dei miei peccati, delle mie fragilità: consapevolezza che mi aiuta a sopportare meglio ciò che vedo negli altri. Come ricorda la Scrittura, prima di giudicare gli altri bisogna guardare alla trave nel proprio occhio.

Dobbiamo allora far finta di niente? No di certo, sarebbe un errore. Bisogna riconoscere il degrado esistente per impegnarsi a cambiarlo. Ma il cambiamento non avverrà improvvisamente. Non sarà qualcosa che, dall’oggi al domani, trasformerà la Chiesa. Verrà piuttosto attraverso il lavoro quotidiano: avvicinando le persone, aiutandole a scoprire qualcosa di più bello e più profondo, spesso oscurato da approcci ideologici.

Convincere una persona, poi un’altra, e poi un’altra ancora: è così che, lentamente, si può contribuire a cambiare una mentalità. Probabilmente i fedeli della mia generazione non vedranno il compimento di questo lavoro, perché serviranno molti decenni per riparare il male che è stato fatto. Ma forse i nostri nipoti potranno godere dei frutti dell’impegno che oggi stiamo portando avanti.

Fotografia di Laura Valli.

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