Lettera / Tra scomunicati ci si intende
Caro Valli,
mentre avvenire.it [qui] celebra da par suo il primo maggio con una grande foto di operai e relativo striscione dei Cub (il sindacato dell’ultrasinistra nei confronti del quale la Cgil è una congrega di benedettini), la chiesa militante ci sta offrendo in questi ultimi giorni il peggio del peggio di sé stessa. Dalle farneticazioni dello yankee vestito da papa (interviste aeree in libertà, concelebrazioni con le satanasse anglicane), alle mostruosità dei vescovi svizzeri e americani di cui “Duc in altum” ci ha dato ampia cronaca [qui e qui], fino ad arrivare al porno-cardinale che ha già preparato la scomunica per la FSSPX [qui], è tutto un fiorire di orrori e nefandezze. Di fronte a una simile realtà è veramente difficile – se non impossibile – continuare a far finta di nulla poiché la trave nel nostro occhio è più importante delle loro pagliuzze. L’essere inqualificabili peccatori non ci può esimere dal constatare l’avvenuta trasformazione della chiesa terrena in una volgare istituzione umana – tutta e solo sociale/socialista, politica, ideologica e, al più, deista – dalla quale a mio avviso non è solo necessario ma addirittura cristianamente indispensabile fuggire via, se realmente teniamo alla nostra Salvezza.
In questa lurida setta è ormai divenuto lecito e giusto:
– condividere l’eucaristia con il proprio cane;
– vedere il “papa” pregare insieme a un’abortista alla guida di un’immonda setta che ha massacrato – senza mai chiedere perdono per tali pogrom – migliaia di cattolici;
– negare sprezzantemente – e col massimo della violenza morale – la Comunione a una famiglia inginocchiata davanti all’altare;
– profanare chiese con processioni pagane.
Poche mostruosità che si accompagnano ad altri centinaia, migliaia di fatti mostruosi che questa chiesa ci regala quotidianamente, da decenni, come velenosissimi frutti di un albero del male che pare crescere a dismisura.
Ma come si può ancora sostenere che dentro questa roba ci sia la presenza santificante e benedicente di nostro Signore?
Come lei può ben comprendere, la distanza tra le mie posizioni e quelle, pur rispettabilissime e serie, espresse dal maestro Porfiri nel suo ultimo contributo [qui] risulta incolmabile.
Lo scisma è nei fatti, caro Valli. La separazione ormai netta e irreversibile tra questa congrega neo-pagana (non vale la pena usare altri termini per definirla) e tutti quei credenti che ne percepiscono l’essenza preternaturale è una realtà che non avrebbe neppure bisogno di essere sancita con documenti ufficiali di scomunica. Da questo punto di vista il famigerato Tucho potrebbe fare a meno di sprecare tempo nel redigere le sue infami bolle per dedicarsi invece, con grande sollazzo, al suo passatempo scritturale preferito.
In questo contesto, il corposo e certamente meditato contributo di don Martin Grichting [qui] non può, almeno per quanto mi riguarda, modificare ciò che anni e anni di sofferta e sempre più distante presenza in questa chiesa mi hanno trasmesso e, soprattutto, insegnato. Dal primo luglio in poi, a Dio piacendo, avrò due soli riferimenti tra gli ordinati: monsignor Viganò e la Fraternità sacerdotale San Pio X. Spero, anzi sono certo, che tra scomunicati ci intenderemo.
Lettera firmata
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