Benedizioni per le coppie dello stesso sesso. Monsignor Strickland al cuore della questione

In una lettera intitolata “Il cuore della questione: riflessione di un vescovo su benedizioni, confusione morale e chiamata alla conversione”, monsignor Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, affronta le recenti dichiarazioni rilasciate da Leone XIV il 23 aprile in merito a “Fiducia supplicans”.

di monsignor Joseph Strickland

Le recenti osservazioni di Papa Leone XIV riguardanti “Fiducia supplicans”, le benedizioni informali e la morale sessuale richiedono una risposta che non sia né reazionaria né timida. Un vescovo deve parlare come figlio della Chiesa, ma anche come custode delle anime.

La questione centrale non è se i peccatori possano essere benedetti. Certo che possono. Ognuno di noi si presenta davanti a Dio bisognoso della sua misericordia. La vera questione è se la Chiesa possa benedire una relazione o una “coppia” il cui legame pubblico contraddice la legge morale di Dio.

Questa distinzione è essenziale.

La Chiesa può benedire una persona in difficoltà, pentita, in cerca di grazia o che chiede la forza di allontanarsi dal peccato. Ma la Chiesa non può benedire un’unione che è di per sé oggettivamente contraria al Vangelo. Una benedizione non deve mai diventare un segno di approvazione per ciò che Dio non ha benedetto.

“Fiducia supplicans” afferma che si possono impartire benedizioni a “coppie irregolari e coppie dello stesso sesso”, purché non siano ritualizzate né confuse con il matrimonio. Ma è proprio qui che nasce la confusione. Per quanto attentamente il documento cerchi di distinguere tra la benedizione delle persone e la benedizione delle unioni, l’atto pubblico di benedire una “coppia” appare inevitabilmente come una benedizione della relazione stessa.

Ecco perché tanti vescovi fedeli, specialmente quelli in Africa, hanno immediatamente percepito il pericolo. I vescovi africani hanno dichiarato che le unioni tra persone dello stesso sesso sono contrarie alla volontà di Dio e pertanto non possono ricevere la benedizione della Chiesa. La loro obiezione non si basava su una mentalità ristretta dal punto di vista culturale, ma sulla fedeltà alla rivelazione divina.

Papa Leone ha ragione a opporsi alle cerimonie di benedizione formalizzate, come quelle promosse in Germania. Secondo diverse fonti, ha ribadito l’opposizione del Vaticano a queste benedizioni istituzionalizzate, pur mantenendo le benedizioni informali consentite sotto il pontificato di papa Francesco. Ma il problema più profondo rimane: non appena la Chiesa permette, anche informalmente, la benedizione di “coppie” che vivono in unioni oggettivamente peccaminose, il limite è già stato superato nella mente di molti fedeli.

La Chiesa deve accogliere ogni peccatore. Ma accogliere non significa confermare. La misericordia non significa ambiguità. La cura pastorale non significa attenuare la chiamata alla conversione.

Cristo non si è limitato a dire alla donna adultera: “Benvenuta”. Le ha detto: “Neanch’io ti condannerò. Va’ e d’ora in poi non peccare più”. Questo è il Vangelo: misericordia e conversione insieme.

È inoltre preoccupante che il peccato sessuale venga talvolta trattato come una questione morale secondaria rispetto alla giustizia, alla libertà o all’uguaglianza. Certamente, la Chiesa deve affrontare tutti i gravi torti morali. Ma la moralità sessuale non è una questione marginale. Riguarda il matrimonio, la famiglia, i figli, il corpo umano, l’immagine di Dio e il significato stesso dell’amore.

Suggerire che il peccato sessuale non debba essere una preoccupazione centrale rischia di ignorare il profondo danno causato quando la verità sul corpo, sul matrimonio e sulla castità viene oscurata.

La Chiesa non può costruire la sua unità evitando le verità scomode. La vera unità è l’unità in Cristo, e Cristo è la Verità. L’unità raggiunta attraverso il silenzio, l’ambiguità o il compromesso non è l’unità della Chiesa; è semplicemente una calma istituzionale.

Come vescovo, devo affermare chiaramente in questo momento:

– La Chiesa ama ogni persona.

– La Chiesa chiama ogni persona alla conversione.

– La Chiesa non può benedire il peccato.

– Il matrimonio è l’unione per tutta la vita di un uomo e una donna.

– I rapporti sessuali al di fuori di questa alleanza sono oggettivamente peccaminosi.

– Nessuna pratica pastorale può contraddire la dottrina che afferma di sostenere.

La tragedia di questo momento è che molte anime rimangono confuse. Alcune, ascoltando queste osservazioni, crederanno che la Chiesa stia lentamente cambiando il suo insegnamento. Altre si sentiranno abbandonate mentre si sforzano di vivere una vita casta, mentre i dirigenti della Chiesa parlano in modo ambiguo. Altre ancora concluderanno che la dottrina rimane solo sulla carta, ma che non governa più veramente la pratica pastorale.

Questo non può essere permesso.

La mia preoccupazione non è la rabbia. È il dolore. Il dolore di vedere la voce della Chiesa diventare incerta laddove Cristo era chiaro. Il dolore di vedere la misericordia separata dal pentimento. Il dolore di vedere i cattolici fedeli invitati ad accettare la confusione in nome dell’unità.

Questo è il cuore del problema.

fsspx.news

__________________________________

Cari amici di «Duc in altum»,

il libro «Gesù e don Camillo. Dialoghetti per non morire»

con una nota inedita di Giovannino Guareschi

e prefazione di Paolo Gulisano

può essere ordinato cliccando qui.

Don Camillo e Aldo Maria ringraziano tutti coloro che lo acquisteranno e lo vorranno diffondere!

 

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT64Z0200820500000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1D09
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!