Di uomini e cani

di Marco Anca

Dopo gli articoli di “Duc in altum” sulle ostie consacrate date in pasto ai cani in una chiesa svizzera, racconto un episodio capitatomi di recente.

Premetto che in famiglia abbiamo due gatte, quindi non siamo certo ostili agli animali, ma est modus in rebus.

In quanto milanese, non sono stupito di quanto accaduto nella diocesi di Coira.

Sabato mattina. Giardinetto con area cani (per chi non è di Milano spiego che nei giardinetti non ci sono più bambini che giocano ma dappertutto ci sono aree cani).

Sono al cellulare per un vocale con alcuni amici, ma mi riesce difficile perché i quattro micro-cani di una signora fanno un baccano infernale. Invito la signora a fare in modo che si suoi amici a quattro zampe si comportino un po’ meglio, e apriti cielo! Mi aggredisce verbalmente dicendo con toni aggressivi che mi devo spostare eccetera, e altre proprietarie di cani la spalleggiano. Poi un signore anziano passa addirittura alle minacce.

Gli amici dei cani dicono che chiameranno i vigili per farmi allontanare, e allora rispondo che stiano attenti: le ingiurie sono illecito civile e le minacce reato penale. Quindi, ben vengano i vigili, ai quali riferirò tutto. Sono spariti!

L’episodio che cosa ci dice? Milano, la città più anglosassone dell’Europa latina, ormai è caratterizzata da un sottoproletariato che non è più quello di una volta, il lumpenproletariat di Marx, ma è una “classe media plebeizzata”, secondo la definizione di Costanzo Preve. Di qui una carica di aggressività paurosa, almeno in questa città, dove si vedono bene i frutti dell’ignoranza dovuta alla devastazione culturale e in particolare della scuola.

Il pensionato con il cagnolino c’è sempre stato e mia mamma aveva una gatta che era considerata a tutti gli effetti un membro della famiglia. Ma il cane era un cane e il gatto un gatto. Ora invece si pretende che siano loro i padroni della città e che gli umani si debbano adattare. Non importa se sporcano, non importa se costano.

Quindi ora eccoli anche in chiesa, durante la messa.

Nei punteggi di gradimento dei passeggeri delle linee aeree è stato inserito anche il trattamento cane. Magari ti fanno viaggiare con le ginocchia che arrivano al mento, ma guai se il quattrozampe sta scomodo!

Insomma, non mi stupisco di quanto successo in Svizzera. Dare un’ostia consacrata al cane è ben più che una bestemmia: è un atto gravissimo, ma oramai molte persone non ragionano più.

Che cosa deve pensare di noi cattolici un appartenente a un’altra religione che ci vede dare l’ostia al cane?

Ai giardinetti, se io avessi manifestato fastidio per il chiasso provocato dai bambini avrei avuto la solidarietà di tutti i presenti. Essendomi invece lamentato dei cani sono stato minacciato. Contano più i cani dei bambini, questo è quanto.

E non è un caso che ormai in una città come Milano i pochi bambini in circolazione siano per lo più figli dei nuovi arrivati, provenienti da paesi dove il cane è un cane e basta.

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