Lettera da Genova / In diocesi un percorso senza futuro

di Eugenio Delogu

Caro Valli,

la situazione della diocesi di Genova ha guadagnato più volte la ribalta nazionale, anche nel suo blog, e non certo per meriti dei quali andare fieri.

Viene quasi da essere presi dallo sconforto  (“ho visto cose che voi umani non potreste immaginare”), ma non dimentichiamo che se il Signore mette alla prova i propri amici è per aiutarli a maturare. Ecco, questo è uno di quei momenti.

Sarà un problema serio per chi verrà dopo, dovrà ricucire rapporti umani ora lacerati da continue imposizioni e prepotenze, alimentate da profonda ignoranza e arroganza. Ne usciremo con una fede più forte, magari in numero più risicato, ma all’epoca sono partiti in dodici, e tra loro c’era pure un traditore! Ne siamo certi: saremo più radicati in Cristo.

Risulta poco credibile un frate che, una volta diventato vescovo, continua a farsi chiamare come quando era frate (come se nulla fosse cambiato, e d’altra parte vive ancora in convento) e in sei anni (la nomina riporta la data dell’8 maggio 2020, in pieno Covid, segno premonitore) non ha ancora trovato il modo di fare la visita pastorale alla diocesi, quando il Codice di diritto canonico raccomanda che si faccia entro i cinque anni dall’arrivo.

Signor vescovo è sempre chiuso in riunioni fiume coi suoi fidati vicari episcopali, nominati “ad triennium” e confermati. In sei anni è riuscito a scrivere una, dico una, lettera pastorale, infarcita di citazioni e codici QR.

I fedeli genovesi assistono sempre più perplessi a questa gestione “innovativa”. Non c’è futuro in questo percorso, perché non c’è passato. È stato infatti spazzato via, censurato, abbattuto. Ma la fede c’è e i fedeli pure, come la brace che nel silenzio conserva il fuoco e tornerà a infiammare i cuori e a ridare voce a chi è stato messo a tacere perché esprime un pensiero diverso dal mainstream. Questo è il tempo che ci è donato per radicarci in Lui!

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