Gli orrori “made in Britain” e la cecità della “chiesa aperta”
di Martino Mora
La Gran Bretagna fu il primo paese occidentale, nel 1967, a introdurre una legge che legalizzava l’aborto. Rimase anche a lungo la legge abortista più permissiva, perché consente la soppressione del nascituro fino al sesto mese di gravidanza.
Ciò nonostante, l’attuale maggioranza laburista – con il sostegno decisivo di una parte del partito conservatore – nell’estate del 2025 ha deciso di rivederla, depenalizzando l’aborto fino al momento della nascita.
Passata alla Camera dei Comuni con una larga maggioranza praticamente bipartisan, la legge dal luglio scorso è stata presa in esame dalla Camera dei Lord. Che lunedì 27 aprile 2026 ha dato il suo assenso.
L’aborto continuerà a essere garantito dalle strutture sanitarie pubbliche del Regno Unito fino al sesto mese, ma non verrà punito se praticato successivamente, anche poco prima della nascita. L’infanticidio, in pratica.
Oltre che per l’incapacità di gestire un’immigrazione sempre più incontrollata, e per una politica estera ferocemente antirussa, il governo inglese si è recentemente distinto anche per avere individuato nell’età di quattro anni l’avvio del percorso che porta al cambiamento di sesso. Ripeto: quattro anni.
La Gran Bretagna, lo sappiamo. è la patria del liberalismo, o di quella che i pensatori liberali come Popper e Dahrendorf hanno teorizzato essere la “società aperta”, in quanto storicamente immune dall’influenza dei movimenti totalitari.
È anche la patria dell’industrialismo moderno e ancora prima dell’abiura del cattolicesimo e della scelta “marittima” del grande commercio internazionale attraverso il dominio dei mari.
Se si eccettuano gli Usa, ex colonia di sua maestà, nessun altro Paese ha eretto un culto al mercato, al profitto, al denaro, alla tecnica e alla centralità assoluta dell’individuo e dei suoi “diritti” paragonabile a quello britannico.
Il liberal-capitalismo, insomma. E la “società aperta”.
A quali conseguenze disastrose e suicide abbiano portato questi principi tanto esaltati è sotto gli occhi di tutti, con l’eccezione forse del modernista e liberale Francis Robert Prevost, che ha accolto recentemente in Vaticano con tutti gli onori la “papessa” femminista e abortista di Canterbury, Sarah Mullally.
La chiesa aperta per la società aperta.
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