La fine di Byoblu

di Massimo Mazzucco

“Dopo cinque anni di trasmissioni, di dirette, di telegiornali, di talk show, di programmi di attualità, politica, arte, cultura e musica, il canale 262 si è spento. Cinque anni non sono pochi. Sono stati anni intensi, fatti di sfide continue, di ostacoli che sembravano insormontabili, ma anche di risultati che, oggettivamente, ci riconosciamo. Per quello che è stato costruito, questa esperienza merita di essere studiata nei libri come un caso unico nel mondo dell’informazione.”

Inizia così la lunga lettera con cui Claudio Messora annuncia la chiusura di Byoblu, per mancanza di fondi.

Che cosa non ha funzionato?

Come ha comunicato lo stesso Messora, il budget mensile per tenere in piedi la sua televisione era di circa 350 mila euro. Cifra che, per quanto alta in termini oggettivi, è decisamente ridicola per una rete televisiva. Se volete un termine di paragone, una importante trasmissione serale di Canale 5, condotta da un noto personaggio che ora lavora per un’altra rete, aveva un budget di oltre 100 mila euro per puntata. Per puntata, una sola trasmissione di meno di due ore!

Quindi fare una intera TV, con un palinsesto completo, con 350K euro al mese è qualcosa di miracoloso.

Il problema è che quei soldi, per quanto “pochi”, devi trovarli comunque. Come è noto, Messora ha puntato subito sul supporto dei cittadini. I quali hanno risposto con entusiasmo, riuscendo a tenere in piedi Byoblu per cinque anni.

Ma la formula delle donazioni mensili non può essere sostenuta a lungo termine: per mandare avanti una televisione in modo regolare ci vuole la pubblicità. Ma quella della pubblicità è una mafia impenetrabile: se qualcuno decide di strozzarti, nel mondo della comunicazione, la prima cosa che fa è proprio di impedire che tu riceva pubblicità. Basta che Mediaset, o Rai o LA7 (o tutte e tre) chiedano alle agenzie di non dare pubblicità a Byoblu, e il destino di Messora è già segnato. Può andare avanti in modo eroico, come ha fatto fino ad oggi, ma prima o poi è destinato a crollare.

Molti hanno anche criticato la linea editoriale di Byoblu, definita troppo “soft”, addirittura ambigua in certi casi. Indecisa fra essere “complottista” oppure “mainstream”, alla fine non era né carne né pesce.

Questa critica ci può stare, ma, lo ripeto, il problema degli introiti pubblicitari è fondamentale: senza di quelli nessuno al mondo può fare televisione: questa è purtroppo la realtà in cui viviamo oggi. Pensate al paradosso: se vuoi spiegare al mondo quanto è stupido lavarsi con le saponette, per farlo devi comunque vendere delle saponette.

luogocomune.net

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