Liberi come? A proposito del libro con gli scritti di Prevost da priore degli agostiniani

“Liberi sotto la grazia. Alla scuola di Sant’Agostino di fronte alle sfide della storia”. Questo il titolo del libro, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, che raccoglie interventi del periodo in cui Robert Prevost fu priore generale dell’ordine di Sant’Agostino (2001-2013).

La raccolta offre uno sguardo sulle riflessioni di Leone XIV prima della sua elezione e, secondo quanto riportato dai media, fornisce spunti sia sulla sua prospettiva teologica sia sul suo sviluppo spirituale.

Sono certo che sarà la solita noiosa rassegna di tipo post-conciliare, come di solito accade per questo genere di libri, ma ciò che è interessante è quanto le piattaforme mediatiche progressiste, come katolsich.de, hanno detto al riguardo.

Cito ampiamente dalla pubblicazione tedesca: “A quanto pare, l’attuale Papa Leone XIV fu fortemente influenzato, nel suo pensiero, dalle idee e dai concetti della teologia della liberazione latinoamericana. Ciò emerge da alcuni discorsi del passato, ora pubblicati in un libro uscito lunedì.”

Tra le altre cose, il documento riporta un discorso pronunciato dall’allora priore generale dell’ordine agostiniano Robert Prevost il 2 marzo 2002, nella città amazzonica peruviana di Iquitos. In quell’occasione, Prevost affermò: “La realtà della povertà ingiusta e dell’emarginazione è uno dei problemi più urgenti del mondo di oggi, e non solo nel Terzo Mondo”. Proseguì: “Nessuno può essere cristiano oggi ed evitare il grido dei poveri e la lotta per la giustizia. L’impoverimento di milioni di persone è un vero ‘sacramento’ del peccato nel mondo”.

In un altro passaggio del discorso afferma: “Lo sviluppo è parte integrante dell’evangelizzazione; l’attività pastorale trascende i confini di ciò che è meramente religioso, in accordo con la dottrina sociale della Chiesa e l’urgenza dell’opzione speciale per i poveri. Ciò deve valere non solo per le popolazioni indigene, che spesso sono le più povere tra i poveri (…), ma anche di fronte a ogni forma di esclusione che violi la dignità umana”.

Le citazioni offerte da katolisch.de non sorprendono, considerando che Prevost è stato plasmato dall’eretico cripto-marxista Bergoglio.

La Teologia della liberazione è un movimento teologico emerso in America Latina a metà del XX secolo, associato soprattutto a figure come Gustavo Gutiérrez e Leonardo Boff. Essa cerca di interpretare il Vangelo attraverso l’esperienza vissuta dai poveri e dagli oppressi, sottolineando che il messaggio cristiano implica non solo la redenzione spirituale, ma anche la trasformazione delle strutture sociali, politiche ed economiche ingiuste. Centrale nel suo approccio è l’idea che Dio abbia una “opzione preferenziale per i poveri” e che la Chiesa debba partecipare attivamente alla lotta contro la povertà e la disuguaglianza.

Sebbene questa preoccupazione per la giustizia rifletta un elemento autentico della dottrina sociale cattolica, il problema risiede nel modo in cui la Teologia della liberazione articola la sua visione. A un esame più attento, emerge subito la dipendenza da schemi analitici derivati ​​dal marxismo, in particolare dalla nozione di lotta di classe. Interpretando la società principalmente in termini di gruppi economici contrapposti – oppressori e oppressi – riduce il dramma morale e spirituale della vita umana a un mero conflitto materiale. Tale prospettiva oscura l’universalità del peccato, che colpisce tutti gli uomini indipendentemente dalla classe sociale, e promuove una visione del mondo conflittuale in contrasto con l’appello alla riconciliazione del Vangelo.

Un ulteriore problema risiede nella tendenza a spostare l’enfasi del cristianesimo dalla salvezza delle anime al riassetto delle condizioni sociali. Secondo il cattolicesimo, la radice del disordine umano è il peccato, e la missione primaria affidata alla Chiesa è la riconciliazione dell’uomo con Dio, non la creazione di un’utopia comunista. Il rinnovamento sociale è certamente un frutto del Vangelo, ma deve scaturire da una conversione interiore. In questa deplorevole “teologia”, l’attenzione si concentra prevalentemente sulla liberazione dall’oppressione economica o politica, il fine soprannaturale dell’uomo viene oscurato dalle preoccupazioni terrene e la fede stessa è ridotta a un programma di attivismo sociale.

Strettamente connesso a questo è il modo in cui il peccato viene trattato come “ingiustizia strutturale”. Se è vero che i sistemi ingiusti possono perpetuare il male, il peccato rimane fondamentalmente una realtà personale, radicata nel libero arbitrio dell’individuo. Questa eccessiva enfasi sulle strutture diminuisce il senso di responsabilità morale personale e indebolisce l’invito al pentimento. In un simile quadro, la redenzione è presentata come emancipazione dalle condizioni esterne.

Altri interrogativi riguardano l’interpretazione delle Sacre Scritture. Quando la Bibbia è letta principalmente attraverso la lente della lotta socio-economica, certi temi, come la liberazione dall’oppressione, possono essere enfatizzati a scapito di altri, tra cui il sacrificio, la grazia e la salvezza eterna.

Infine le implicazioni ecclesiali. In alcuni casi, il movimento ha favorito forme di organizzazione che operano con un certo grado di indipendenza dall’autorità gerarchica e si allineano strettamente a particolari programmi politici, anziché esigere che le strutture politiche siano coerenti con la regalità di Cristo. Ciò offusca la distinzione tra la missione della Chiesa e gli obiettivi dei movimenti temporali, compromettendo potenzialmente sia l’unità dottrinale sia l’identità soprannaturale della Chiesa.

È dunque evidente che la Teologia della liberazione rappresenta una delle prove più schiaccianti a sostegno dell’idea che la Chiesa sinodale non sia altro che il braccio religioso del comunismo globale e del Nuovo Ordine Mondiale, e che la falsa religione che promuove sia comunismo mascherato da cattolicesimo.

La Madonna di Fatima ci aveva avvertito: gli errori della Russia marxista si sarebbero diffusi. Con la Teologia della liberazione e i suoi sostenitori possiamo constatare quanto si siano radicati nelle strutture della Chiesa ora occupate da forze nemiche.

Altrettanto importante è comprendere al servizio di chi siano uomini come Bergoglio, Prevost e i loro simili.

La liberazione definitiva dell’uomo è dal peccato, e questa liberazione si trova in Cristo. Non in Karl Marx e nella lotta di classe, come la gerarchia sinodale vorrebbe farvi credere.

radicalfidelity

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Nella foto [vaticannews] Leone con la prima copia del libro che raccoglie i suoi interventi da priore generale degli agostiniani.

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