Dopo le consacrazioni episcopali del 1° luglio / In caso di scomunica, stare con Roma o con la FSSPX?

Caro Valli,

non so se ciò che sto per dire stia in qualche modo coinvolgendo o interessando i cattolici che appartengono al variegato mondo dei fedeli “resistenti” alla chiesa sinodal-modernista. La questione è la seguente: che cosa farà questo popolo – non globalmente, ma rispetto alle decisioni che ciascuno vorrà prendere – se a seguito delle consacrazoni vescovili da parte della FSSPX la chiesa di Roma procederà alla scomunica? E ancora: se da tale decisione scaturisse (in caso di anatema reciproco) un vero e proprio scisma, come ciascuno di noi penserebbe di collocarsi?

Non penso che tale questione, soprattutto nel nostro mondo, possa essere semplicisticamente liquidata, e risolta, con un generico e rassicurante richiamo ai concetti di unità e obbedienza. I quali, mai come in questi ultimi decenni, appaiono vuoti di senso e di significato concreto.

Stavo pensando – ed è la considerazione che propongo alla sua attenzione come responsabile del blog – se potesse essere interessante chiedere alla comunità di “Duc in altum” qual è la posizione di ciascuno a riguardo. In altre parole: il tema è sentito? Quali riflessioni sono in atto? Si vuole mettere in discussione unità e obbedienza alla chiesa di Roma facendo una decisa scelta di convinta appartenenza alla FSSPX oppure no? E le motivazioni?

Scusi se mi sono permesso di fare questa proposta.

Lettera firmata

*

Gentile lettore,

non si deve scusare. Anzi, come vede, ho fatto mia la sua proposta. Invito quindi tutti coloro che frequentano il blog a esprimere la propria opinione in proposito.

La questione, in soldoni, è semplice: con Roma o con la FSSPX?

Potete inviare i vostri contributi qui: aldomariavalli@gmail.com

Mi permetto solo di raccomandare la sintesi. Grazie!

A.M.V.  

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Nella foto: i quattro vescovi della Fraternità San Pio X consacrati a Ecône il 30 giugno 1988.

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