Contro la tolleranza, la falsa virtù più pericolosa. Perché nega la verità
La falsa virtù più pervasiva e velenosa della religione globalista dell’Anticristo, e della sua ultima incarnazione nella cosiddetta ideologia woke, è senza dubbio la tolleranza.
Inutile sottolineare che questa falsa virtù – accanto alla vuota e sentimentale versione pop dell’amore e alla misericordia senza conversione tanto amata e propagata dall’arcieretico Bergoglio – si è saldamente radicata nelle dottrine della falsa chiesa sinodale.
Si potrebbe paragonare la sua natura sovversiva a quanto papa Leone XIII disse sull’indifferentismo religioso nell’enciclica «Immortale Dei»: «Sostenere, dunque, che non vi sia differenza in materia di religione tra forme diverse tra loro, e persino contrarie tra loro, conduce chiaramente in ultima analisi al rifiuto di ogni religione sia in teoria che in pratica. E questo è lo stesso dell’ateismo, per quanto possa differirne nel nome».
Allo stesso modo, si potrebbe sostenere che abbracciare la falsa virtù (ovvero vizio) della tolleranza, promossa dai governanti ombra giudeo-massoni del mondo e dalla Chiesa sinodale postconciliare, loro lacchè, significa negare tutte le vere virtù. (Spero di esaminare in un altro saggio come e perché questo concetto anticristiano di tolleranza sia stato introdotto dal «popolo eletto di Dio»).
Un cattolico fedele dovrà cercare a lungo per trovare riflessioni più profonde ed eloquenti su questo argomento di quelle contenute nel libro del 1899 «Americanismo e cospirazione anticristiana» di monsignor Henri Delassus.
In quest’opera imprescindibile, Delassus sviluppa una critica incisiva del liberalismo moderno, del pluralismo religioso e di ciò che definisce «americanismo». La sua analisi si concentra ripetutamente sui temi della tolleranza e dell’intolleranza. Per questo fedele sacerdote, la società moderna antepone sempre più la tolleranza alla verità, la pace alla dottrina e l’armonia sociale alla certezza religiosa. Sostiene che questa trasformazione indebolisce il cristianesimo e genera indifferenza religiosa. È bene ricordare la qualità quasi profetica di queste riflessioni, scritte sessantatré anni prima del Concilio Vaticano II e più di un secolo prima della nostra attuale crisi.
Delassus ritiene che il pericolo principale del pensiero moderno risieda nel tentativo di rimodellare il cattolicesimo secondo gli ideali democratici contemporanei. Scrive che alcuni riformatori sostengono che «la Chiesa deve adattare i suoi insegnamenti maggiormente allo spirito del tempo, allentare parte del suo antico rigore e fare alcune concessioni alle tendenze e ai nuovi principi introdotti tra le nazioni».
Questa affermazione riassume ciò che Delassus considera l’essenza dell’americanismo. A suo avviso, la tolleranza diventa pericolosa quando richiede compromessi dottrinali. Si oppone fermamente all’idea che l’insegnamento cattolico debba essere ammorbidito per risultare più gradevole alla società moderna. Se solo questo gigante intellettuale del cattolicesimo avesse potuto assistere alla grave situazione odierna!
L’autore critica inoltre i tentativi di celare dottrine difficili al fine di attrarre i non cattolici. Scrive: «Affermano che, per conquistare i cuori di coloro che si sono allontanati da noi, sia opportuno tacere su alcuni punti della sua dottrina, considerandoli di scarsa importanza».
Per Delassus, questo tipo di tolleranza è disonesto perché minimizza l’importanza della verità. A differenza di Leone XIV, egli ritiene che l’intera dottrina cattolica sia essenziale e che il silenzio sugli insegnamenti controversi indebolisca l’integrità della Chiesa. A suo avviso, la tolleranza diventa una forma di resa quando antepone la popolarità alla fedeltà alla dottrina.
Delassus attacca ripetutamente il concetto moderno di libertà. Sostiene che i pensatori liberali desiderano ridurre l’autorità della Chiesa affinché gli individui possano seguire le proprie inclinazioni personali. Scrive: «Credono che nella Chiesa si debba introdurre una certa libertà, in modo che, attenuando in qualche modo l’azione e la vigilanza dell’autorità ecclesiastica, ogni fedele possa seguire più liberamente la propria ispirazione e il proprio slancio personale».
Per Delassus, questa libertà non è vera libertà, bensì ribellione contro l’autorità. Teme che, una volta che il giudizio personale sostituisca l’autorità ecclesiastica, la verità religiosa si dissolva nell’opinione individuale. La sua diffidenza nei confronti della tolleranza liberale appare ancora più evidente quando condanna quella che definisce la confusione tra libertà e licenza: «Questa licenza, che viene spesso confusa con la libertà; questa mania di dire tutto e di contraddire tutto… ha gettato le menti in una tale oscurità che ora c’è più bisogno che mai del Magistero della Chiesa».
Nella sua opera Delassus sostiene che la libertà di espressione illimitata genera caos intellettuale. Egli ritiene che la libertà moderna anziché produrre luce crei confusione e scetticismo. Di conseguenza, insiste sul fatto che una forte autorità religiosa sia più necessaria che mai.
Uno dei passaggi più importanti del libro riguarda il rapporto tra tolleranza e indifferentismo religioso. Delassus scrive: «Libertà di pensiero, libertà di stampa, libertà di coscienza, libertà di religione, separazione tra Chiesa e Stato: queste sono le grandi cause della diffusione dell’indifferenza religiosa tra le masse. Vi è un’altra causa non meno efficace: la tolleranza, quella tolleranza che la Massoneria pone al primo posto tra tutti i diritti e i doveri in ambito religioso…».
Questa affermazione rivela il nucleo della teoria di Delassus. Egli non considera la tolleranza una virtù, bensì un meccanismo che distrugge le certezze. Secondo lui, la moderna società liberale insegna alle persone che tutte le religioni meritano uguale rispetto. Una volta accettata quest’idea, la verità religiosa appare relativa anziché assoluta. Delassus ritiene che questo processo finisca per indebolire la fede stessa.
Condanna inoltre la simpatia verso l’eresia e l’errore dottrinale: «Quando questa tolleranza si manifesta con una simpatia pubblica, se non per l’eresia almeno per i suoi autori, essa provoca un vero scandalo in quanto indebolisce negli animi della moltitudine il rispetto dovuto alla verità e l’avversione che ogni anima retta nutre per l’errore. Questo scandalo raggiunge la sua massima perversione se tale simpatia viene mostrata dai sacerdoti, e soprattutto dai prelati».
Questa citazione dimostra che Delassus considera la tolleranza principalmente un problema morale e teologico. Teme che gli atteggiamenti amichevoli verso le credenze opposte offuschino la distinzione tra verità e falsità. A suo avviso, la tolleranza non si limita a permettere l’esistenza dell’errore, ma incoraggia le persone ad abituarsi emotivamente all’errore. Delassus presta particolare attenzione alla cultura religiosa americana del suo tempo, che a suo parere incoraggia un’eccessiva apertura e il compromesso. E parla dell’«apertura mentale» americana: «Qui soffriamo di quella che viene definita “apertura mentale”. Un liberalismo molto ampio, una tolleranza radicale».
Si potrebbe dire che l’opposto della fedeltà radicale è la tolleranza radicale, ovvero una visione del mondo che impedisce la fedeltà alla verità perché esige la tolleranza di ogni errore e, di conseguenza, considera la fedeltà stessa una minaccia.
Per Delassus, questa «apertura mentale» non è ammirevole ma spiritualmente pericolosa. La vede come la prova che i cattolici (in questo caso americani) stanno adottando abitudini protestanti e democratiche anziché preservare la disciplina cattolica tradizionale.
È persino turbato dagli esempi di ecclesiastici cattolici che fraternizzano apertamente con ministri protestanti. Scrive: «Se un prete cammina a braccetto per strada con il suo confratello reverendo protestante, questo è il loro ideale».
Delassus interpreta tale comportamento come simbolo di un compromesso dottrinale. Le relazioni amichevoli tra clero di diverse confessioni gli appaiono come segni che le divisioni religiose non contano più. Teme che questi gesti comunichino l’idea che cattolicesimo e protestantesimo siano fondamentalmente equivalenti. Chissà cosa avrebbe detto dell’attuale pretendente al papato, che si intrattiene con i rappresentanti di ogni setta e falsa religione sotto il sole, mentre di fatto perseguita i cattolici!
Questa preoccupazione per la confusione tra le diverse religioni diventa esplicita quando critica gli sforzi volti a dare alle persone «l’impressione che la differenza tra la religione cattolica e il protestantesimo non sia poi così grande». Oggi, in questa frase, si può sostituire «protestantesimo» con qualsiasi altra falsa religione: islam, ebraismo, induismo, satanismo…
Per Delassus, preservare una netta distinzione tra verità ed errore è essenziale. Qualsiasi tentativo di attenuare tali distinzioni minaccia l’unicità della dottrina cattolica. Pertanto, egli rifiuta l’idea che la tolleranza stessa debba diventare una virtù cristiana. Scrive: «Credono che la tolleranza sia diventata una delle virtù imprescindibili del cristianesimo per realizzare la sua missione sociale».
Delassus si oppone fermamente a questa affermazione. Egli ritiene che il cristianesimo debba fondarsi sulla certezza dottrinale piuttosto che sull’adattamento universale. A suo avviso, una volta che la tolleranza diventa la virtù suprema, la verità diventa necessariamente secondaria. Diffida di questa tendenza alla conciliazione perché crede che essa abbandoni la storica difesa della dottrina da parte della Chiesa. Teme che la pace diventi più importante della verità e che la controversia venga condannata semplicemente perché genera divisione.
La sua critica si estende agli incontri interreligiosi e ai congressi religiosi, come il primo Parlamento delle religioni del mondo, tenutosi nel 1893. Per monsignor Delassus, questa idea rappresenta la logica conseguenza della religione liberale. Se tutte le fedi si riuniscono su un piano di parità, nessuna religione può rivendicare il possesso esclusivo della verità. Pertanto, egli considera i movimenti ecumenici come passi verso il relativismo.
Critica inoltre la tendenza moderna a privilegiare la spontaneità rispetto alla dottrina, affermando che essa «si concentra sulle anime credenti e sulla sincerità piuttosto che sul credo e sulla verità».
Questa affermazione riassume gran parte delle preoccupazioni di Delassus riguardo alla religione moderna. Egli ritiene che la società contemporanea giudichi la religione in base alla spontaneità personale e al sentimento morale piuttosto che alla verità oggettiva. Allo stesso modo, lamenta che gli americani trascurino il dogma e si concentrino solo sulla moralità pratica. Delassus considera questa mentalità pragmatica profondamente anti-intellettuale e anti-teologica. A suo parere, il cristianesimo non può sopravvivere se la dottrina diventa secondaria rispetto all’utilità sociale o al richiamo emotivo.
Nel complesso, l’opera di Delassus presenta una concezione della tolleranza profondamente antimodernista. Egli sostiene che il liberalismo moderno trasforma la tolleranza in un principio assoluto che finisce per distruggere la fiducia nella verità oggettiva. Secondo Delassus, una volta che tutte le religioni vengono considerate ugualmente legittime il cristianesimo perde la sua autorità e la società precipita nell’indifferenza religiosa. Pertanto, egli insiste sul fatto che la verità debba sempre rimanere al di sopra della tolleranza, della pace o del compromesso.
Per Delassus, la lotta centrale della civiltà moderna non è meramente politica, ma anche spirituale. Egli ritiene che la cultura democratica moderna incoraggi le persone a dare più valore all’armonia che alla dottrina e alla sincerità più che alla verità. Contro questa tendenza, difende una rigida interpretazione dell’autorità cattolica e dell’esclusività dottrinale.
Questi principi, naturalmente, vanno oltre lo status del cattolicesimo come unica vera religione. Per il cattolico integralista controrivoluzionario, il pericolo della cosiddetta tolleranza si applica a tutte le sfere dell’esistenza. Vorrei quindi concludere invitandovi a diventare cattolici intolleranti. Intolleranti verso le false religioni e il falso ecumenismo postconciliare con le sue dottrine di indifferentismo religioso. Diventare intolleranti verso le frontiere aperte e il progetto di distruggere le molteplici razze e culture che Dio ha voluto. Diventare intolleranti verso l’aborto, l’eutanasia e tutte le altre manifestazioni della cultura della morte dominante. Diventare intolleranti verso i politici che non si sottomettono – non solo a parole, ma anche nei fatti – alla regalità di Cristo. Diventare intolleranti verso Hollywood e la propaganda satanica di ogni forma di media. Diventare intolleranti verso le pretese della Chiesa postconciliare di rappresentare il cattolicesimo. Diventare intolleranti verso la persecuzione della Messa tradizionale da parte del clero sodomita represso. Diventare intolleranti verso l’effeminatezza degli uomini e l’indottrinamento femminista delle donne. Diventare intolleranti verso l’ideologia di genere e le dottrine dei sessualmente confusi.
In breve: diventiamo cattolici che non tollerano nulla che offenda Nostro Signore Gesù Cristo o si opponga agli insegnamenti della sua Chiesa.
Nell’immagine: Hieronymus Bosch, «La discesa agli inferi».
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