Con Roma o con la FSSPX? / Le vostre risposte. 2

Dopo le consacrazioni episcopali del 1° luglio a Écône, in caso di scomunica comminata alla Fraternità San Pio X, da che parte stare? Con Roma o con la FSSPX? Questa la domanda che, su sollecitazione di un lettore, abbiamo posto a tutti i frequentatori di “Duc in altum”. E le vostre risposte stanno arrivando numerose. Le prime le trovate qui. Oggi un altro giro.

Per rispondere: aldomariavalli@gmail.com

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Caro Aldo Maria,

con Roma o con la FSSPX? Accolgo il tuo cortese invito con una risposta che, in realtà, risposta non è.

Non è una risposta innanzitutto perché la questione è troppo complessa per le mie competenze da semplice cattolico che osserva, legge e cerca di capire senza pretendere di possedere categorie teologiche o canonistiche adeguate per sciogliere nodi così intricati.

Se da un lato vedo molti aspetti positivi in ciò che monsignor Lefebvre ha costruito negli anni – il richiamo alla liturgia tradizionale, la formazione sacerdotale, la custodia di un patrimonio spirituale che per lungo tempo è parso dimenticato – dall’altro penso, come ha scritto qualche settimana fa il maestro Porfiri, che la Chiesa non sia un albergo dal quale si può uscire per trasferirsi altrove.

Posso preferire una stanza più di un’altra, posso rincasare presto o tardi, posso perfino criticare la gestione del direttore di turno; non posso, tuttavia, e soprattutto non voglio, andarmene da un’altra parte. Mi sforzo piuttosto di contribuire, per quanto mi è possibile, a rendere migliore quell’albergo, pur sapendo che quasi sempre fallisco: sia perché le mie miserie mi precedono, sia perché non sono depositario della Verità, che riposa soltanto in Colui che è la Via, la Verità e la Vita.

In ogni caso, un albergo impone delle regole e, per quanto alcune possano apparire discutibili o persino ingiuste, non posso pretendere di soggiornarvi stabilendone di mie. In particolare, è il direttore a scegliere i dipendenti, ed egli stesso risponderà del proprio operato al Padrone.

Capisco bene la situazione di difficoltà in cui si trova la Fraternità e il rischio concreto di non poter più ordinare sacerdoti ove non fossero nominati nuovi vescovi. Ciononostante, una nomina che dovesse avvenire del tutto al di fuori della volontà papale porrebbe seri problemi (più di quanti già ve ne sono) di comunione ecclesiale, senza considerare che se Pietro non può fare a meno della Tradizione anche la Tradizione non può fare a meno di Pietro.

Ritornando dunque alla domanda iniziale, non ho una risposta definitiva. Mi auguro soltanto che la situazione possa trovare uno sbocco ragionevole, con un po’ di buon senso da entrambe le parti, affinché la Fraternità possa continuare il proprio apostolato senza spezzare del tutto il vincolo della comunione con il Santo Padre.

Vincenzo Rizza

*

Caro Valli,

la questione FSSPX o Roma è valida solo per chi frequenta (come il sottoscritto) una chiesa della FSSPX e ha capito che cosa sia veramente in ballo. Perciò la simpatia non è sufficiente: o si rifiuta in toto il Concilio Vaticano II e il Nuovo Ordine Mondiale oppure semplicemente si sta con Roma e si tace su ogni nefandezza da qui a venire. Quindi è necessario spiegare bene quale sia la posta in gioco, e a chi non se la sente dico: state con Roma per il momento finché non farete quel percorso illuminati dallo Spirito Santo. Personalmente, per come la vedo io, non esiste una vera dicotomia: stare con la FSSPX significa stare dalla parte di Roma e della Chiesa, di quella Roma e di quella Chiesa che abbiamo ricevuto dal Divin Fondatore.

Ad maiorem Dei gloriam.

Alessandro Spanu

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Caro Valli,

rispondo guardando la questione da un’altra angolatura: Roma o fede cattolica?

Ho chiesto a varie testate, tra cui la Nuova Bussola Quotidiana, che stimo, e in particolare alla gentilissima Luisella Scrosati, se Roma è ancora in possesso della vera fede cattolica, ma per ora nessuna risposta mi è pervenuta. Per avere chiarezza è necessario andare oltre il diritto canonico, oltre l’obbedienza a senso unico. Mi dimostrino i romani che la Chiesa tedesca è ancora cattolica; mi dimostrino il fondamento teologico della sinodalità; evidenzino le continuità dottrinali post Concilio Vaticano II confrontate, per esempio, con la “Pascendi”. Ecco, prima di decidere vorrei vederci chiaro. Ed esigo da chi vuole scomunicare i miei fratelli nella fede la chiarezza necessaria, visto che non siamo tutte rane bollite.

Mauro Mazzoldi

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“Pace a tutti voi sono le parole di Gesù rivolte ai suoi disceepoli dopo la resurrezione, una pace disarmata e disarmante”. Questa è l’occasione buona per trasformare in azione costruttiva le parole pronunciate da Leone XIV subito dopo la sua elezione.

Occorre trovare lo strumento canonico per integrare la Fraternità, con il suo carisma e il suo statuto, all’interno della Chiesa cattolica. Papa Benedetto XVI aveva intrapreso un fecondo percorso, bisogna continuare e giungere alla meta della definitiva riconciliazione.

Cosimo

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Caro Valli,

lei dice: “La questione, in soldoni, è semplice: con Roma o con la FSSPX”? Rispondo: con Cristo.

Roma? Quale Roma? Quella uscita dal Vaticano II, il cui tratto è la mollezza, la totale assenza di fermezza se non la perversione della Verità?

Io sono stanco. Già stanco anche di questo papa, per il quale prego.

Pace, pace, pace, pace. Parole senza senso. Il niente gettato nel nulla.

Non bastano i richiami alla Tradizione. È come un codice della strada al quale poi non corrispondono sanzioni. O una legge che condanna l’omicidio ma poi non si imprigionano gli autori.

Sono stanco e sfiduciato. Un arcivescovo nega la Comunione sulla bocca: nessuno interviene.

Entro in una chiesa. Stanno provando la funzione per la Prima Comunione. Il sacerdote pone l’ostia sulle mani.

Pace, pace, pace.

Gli uomini di Chiesa li vedi deambulare vestiti come dei profughi. Irriconoscibili. Sfatti. Trasandati. Inutili. Dannosi. Nessuno interviene.

Pace, pace, pace.

Venti fedeli in una chiesa e il sacerdote ricorre al ministro straordinario.

E le Sacre Specie date ai cani.

Pace, pace, pace, pace.

Quale pace?

Giuseppe

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Starei con la FSSPX perché i pastori attuali hanno cambiato padrone e a me interessa quello originale.

Ugo

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Caro Valli,

in vista delle prossime consacrazioni della FSSPX, tengo a esprimere pubblicamente la mia opinione: sono del tutto d’accordo con le predette consacrazioni e quindi mi schiero convintamente dalla parte della Fraternità San Pio X. Se il Vaticano scomunicherà la Fraternità, sono del parere che una tale scomunica sarà una medaglia al valore.

Tucho Fernández vade retro!

Andrea Carancini

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Caro Valli,

accolgo l’invito e sarò brevissimo.

Aderendo a quanto dimostrato dal professor Radaelli nel suo libro da lei presentato [qui] il problema, a mio avviso, non si pone.

Le dimissioni di Benedetto XVI sono invalide così come l’elezione di Bergoglio e di Prevost. Siamo in sede vacante dal 31 dicembre 2022, dalla morte di Benedetto XVI,  e lo saremo fino a che il Capo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, nostro Signore Gesù Cristo, non deciderà di porre fine a questo stato di cose secondo la Sua imperscrutabile volontà. Questa mia posizione non ha nulla a che fare con il sedevacantismo classico.

Pertanto il “cardinale” Prevost, e tanto meno il “cardinale” Fernández non hanno l’autorità di scomunicare nessuno.

Viva Cristo Re!

Bernardo Del Rio

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Resterei, senza dubbio alcuno, con la Fraternità, perché riconosco chiaramente lo stato di necessità.

Grazie.

Augusta Luraschi

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Caro Aldo Maria,

ecco la mia breve risposta al quesito se stare con Roma, col Papa o con la Fraternità San Pio X.

Beh, se riuscissi a individuare il sant’Atanasio di oggi – il quale, pur esiliato e perseguitato dalla Chiesa di allora perché combatteva l’eresia ariana, rimase nella Chiesa, io lo appoggerei!

Per questo non mi meraviglierei se, come successe ad Atanasio e ad alcuni altri, passata la tempesta modernista (madre di tutte le eresie), molti di coloro che oggi sono condannati come tradizionalisti venissero recuperati e qualcuno magari canonizzato.

Succedeva la stessa cosa ai profeti biblici: prima perseguitati e uccisi, poi coloro che Cristo definiva sepolcri imbiancati erigevano per loro i mausolei.

Ma chi sono gli Atanasio di oggi?

Claudio Forti

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La Chiesa di Cristo è la Chiesa di Pietro. Ovviamente si sta con Roma, indipendentemente dai pastori.
Non praevalebunt!
Marcello Oratino

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