Lettera da Genova / Così la Chiesa è diventata una ONG di sinistra

Caro Valli,

a “Duc in ltum”, che si è occupato più volte della diocesi di Genova, vorrei offrire uno sguardo sul mondo caritativo della diocesi, anch’esso ridotto oramai a mera ideologia. Non sto dicendo che nulla venga fatto, dico che viene fatto per ideologia.

Alla luce di quanto riferiscono laici impegnati nell’ambito del volontariato cattolico, in particolar modo nel settore caritativo, e che sono rimasti delusi da una visione profondamente ideologizzata, ho potuto comprendere come sempre più questo mondo – Caritas, Sant’Egidio, centri d’ascolto e altre denominazioni – spesso abbia perso di vista il motivo per cui aiutiamo il prossimo, che è Gesù, e perché crediamo alle sue parole.

Nel Vangelo di Matteo al capitolo 25 siamo chiamati a riconoscere Nostro Signore nel carcerato, nell’affamato, nell’assetato, nello straniero, in chi non ha vestito, e Gesù dice: “Lo avete fatto a me!”. Ma è proprio quel “lo avete fatto a me”, a Gesù, che oggi manca del tutto.

Il mondo Caritas e del volontariato è sempre più burocratizzato. Accedere a un dormitorio o a una mensa vuole dire entrare in un ginepraio di colloqui, aspettative, di “vediamo”. Tutto un mandarti da una parte all’altra, spesso senza arrivare al dunque. Un mondo in mano a operatori ideologizzati all’estremo. Nei loro uffici e locali si trovano bandiere arcobaleno e della Palestina, e alle ultime elezioni comunali molti operatori Caritas (stipendiati) erano candidati per il Pd e i Verdi di sinistra. Un mondo fortemente politicizzato, per cui se non sei nelle loro grazie aiuto non ne ricevi. Ripeto: non si sta dicendo che non viene fatto nulla, ma tutto viene fatto solo se sei nel giro giusto. Molte attività vengono affidate a cooperative discutibili, spesso con personale privo di sensibilità. Sembra un ambiente da ONG, non la comunità dei discepoli di Cristo. Anzi, sembrano sezioni del Pd, dove si vive di slogan, si fanno proclami, conferenze e post contro discriminazioni di ogni tipo, ma manca Gesù Cristo.

D’altronde è l’andazzo di oggi nella Chiesa: se voglio leggere un giornale o una rivista di sinistra leggo “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”, se voglio un comizio di sinistra ascolto il cardinale Zuppi, magari durante un raduno di islamici a cui il presidente della Cei va a dire che siamo tutti credenti allo stesso modo e quindi non si capisce che idea lui possa avere di Cristo.

A metà marzo sono stati celebrati i dieci anni di una mensa denominata in Val Polcevera intitolata a un parroco, don Vincenzo, che era stato in quella comunità. Chi è ci è andato è stato accolto da bandiere arcobaleno e della Palestina, e il presidente della mensa è un militante di sinistra che ogni giorno posta messaggi relativi alle solite battaglie del mondo sinistroide. Per l’anniversario, oltre al vescovo di Genova è stato invitato tutto il Gota della sinistra genovese: il sindaco Silvia Salis, l’ex sindaco Marco Doria (di infelice memoria), presidenti di municipio, assessori. Tutti rigorosamente “progressisti”. Questa gente criticava i cardinali Ruini e Bagnasco, accusati di ingerenza nella politica italiana, ma ora va tutto bene, e gli uomini di Chiesa ripetono gli stessi slogan dei radical chic da salotto del mondo arcobaleno.

Di quel “lo avete fatto a me” non c’è più traccia.

La radice di questa crisi profonda è la perdita dell’identità. Molti nella Chiesa non sanno più chi sono, Vivono di slogan e simboli presi a prestito: femminismo, inclusione, aggregazione, bandierine arcobaleno, gender gap, chiesa di ascolto, chiesa in uscita. Manca sempre quel “piccolo” dettaglio: Nostro Signore Gesù Cristo.

Lettera firmata

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