Meditazioni / 17 maggio 2026

Vetus ordo

Domínica post Ascensiónem

Ille testimonium perhibebit de me

Gv 15, 26-27; 16, 1-4

di Eremita

Questo Vangelo è fortissimo, perché Cristo distrugge una delle illusioni più grandi della vita cristiana: l’idea che seguire Lui significhi essere applauditi dal mondo. Gesù non inganna i suoi discepoli. Non promette successo, consenso, tranquillità. Dice una verità durissima: «Vi perseguiteranno». E la cosa più sconvolgente è che alcuni penseranno perfino di fare la volontà di Dio mentre distruggono i cristiani.

Questo significa che il male più terribile non è quello che si presenta apertamente come male. Il male più pericoloso è quello religioso, quello che usa il nome di Dio per condannare, umiliare, perseguitare. È il dramma dei farisei: pensavano di servire Dio e invece hanno crocifisso il Figlio di Dio. E questo rischio esiste ancora oggi. Ogni volta che la religione perde l’amore, diventa violenza spirituale. Ogni volta che usiamo Dio per sentirci superiore agli altri, il demonio è già entrato nel cuore.

Ma Cristo non lascia soli i suoi discepoli. Dice: «Vi manderò il Paraclito». Parola immensa. Il Paraclito è il Consolatore, l’Avvocato, colui che sta accanto nel combattimento. Perché il cristiano da solo non può resistere. Noi siamo fragili. Davanti alla sofferenza, davanti al rifiuto, davanti alle prove, crolliamo facilmente. Per questo Gesù promette lo Spirito Santo.

E lo Spirito Santo farà una cosa decisiva: «Darà testimonianza di me». Lo Spirito non parla di sé stesso, ma conduce sempre a Cristo. Oggi il mondo parla di mille spiritualità, mille energie, mille esperienze religiose confuse, ma lo Spirito vero conduce sempre al Crocifisso. Perché lì si manifesta l’amore autentico di Dio.

Gesù dice anche: «Anche voi date testimonianza». Il cristiano non può nascondere Cristo. Non può vivere una fede chiusa, privata, muta. La testimonianza non è fare propaganda religiosa. È mostrare con la vita che Cristo è vivo. Quando una famiglia attraversa il dolore senza disperare, sta dando testimonianza. Quando una persona perdona invece di vendicarsi, sta dando testimonianza. Quando continuo ad amare nel rifiuto, lì appare Cristo.

Ma attenzione: questa testimonianza porterà inevitabilmente la Croce. Perché il mondo spesso rifiuta la luce. E allora arrivano il disprezzo, la solitudine, l’incomprensione. Ci sono cristiani che oggi vengono perseguitati apertamente. Ma esiste anche una persecuzione più sottile: essere ridicolizzati, emarginati, trattati come ingenui perché credono nel Vangelo.

E Cristo dice una frase decisiva: «Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi». Lo scandalo è pensare: «Se Dio mi ama, perché questa sofferenza? Perché questa prova?». Gesù prepara i suoi discepoli perché non perdano la fede nel momento della notte. Anche tu forse stai vivendo una persecuzione nascosta: in famiglia, nel lavoro, dentro una malattia, in una lotta spirituale. E il demonio ti sussurra: «Dio ti ha abbandonato». Ma è menzogna.

Cristo oggi ti dice che Lui conosce già la tua prova. L’ha attraversata prima di te. È stato rifiutato, tradito, umiliato, abbandonato. E proprio lì il Padre ha manifestato la gloria della Risurrezione. Per questo il cristiano non teme il combattimento. Non perché sia forte, ma perché lo Spirito Santo combatte in lui.

Il mondo ha bisogno di uomini e donne pieni di Spirito Santo, non di cristiani tiepidi, spenti, paralizzati dalla paura. Oggi più che mai il Signore cerca testimoni. Non perfetti, ma veri. Persone che, pur nella debolezza, continuino a proclamare che Cristo è risorto, che il peccato non ha l’ultima parola, che la morte è stata vinta.

E allora non abbiate paura delle prove. Non abbiate paura di essere diversi. Non abbiate paura della Croce. Perché proprio nella Croce lo Spirito Santo manifesterà la potenza di Dio e renderà testimonianza che Gesù Cristo è il Signore della storia, ieri, oggi e per sempre.

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Novus ordo

Ho manifestato il tuo nome agli uomini

Gv 17,1-11a

di Eremita

Ascoltate bene questo Vangelo, perché qui Cristo apre il suo cuore davanti al Padre. Non sta parlando come un maestro qualsiasi, non sta facendo un discorso morale, ma sta entrando nell’ora decisiva, nell’ora della Croce, e alza gli occhi al cielo. È impressionante: mentre il mondo prepara il tradimento, la violenza, l’umiliazione, Gesù parla di gloria. Perché la gloria di Dio non è quella degli uomini. Gli uomini cercano il successo, il potere, l’applauso. Dio manifesta la sua gloria nell’amore che si dona fino alla fine.

«Padre, è venuta l’ora». Tutto il Vangelo di Giovanni cammina verso questa ora. L’ora in cui Cristo prenderà sopra di sé il peccato del mondo. L’ora in cui Satana penserà di avere vinto, ma sarà sconfitto per sempre. Perché proprio sulla Croce Dio manifesterà chi è veramente: misericordia infinita. Noi abbiamo un’immagine falsa di Dio. Pensiamo a un Dio lontano, pronto a condannare, stanco della nostra miseria. E invece Cristo viene a mostrarci il volto del Padre. Un Padre che ama l’uomo fino a consegnare il Figlio unico per salvare proprio quelli che lo rifiutano.

E Gesù dice una parola sconvolgente: «Questa è la vita eterna: che conoscano te». Non dice: fare tante cose religiose, avere successo spirituale, apparire santi davanti agli altri. La vita eterna è conoscere Dio. Ma nella Bibbia conoscere non significa avere informazioni. Significa entrare in comunione, fare esperienza. Come uno sposo conosce la sposa. Cristo è venuto perché tu possa fare esperienza reale del Padre, non di una teoria religiosa. Il cristianesimo non è un’ideologia. È un incontro.

E noi? Noi spesso viviamo schiavi della paura, dell’ansia, della morte. Cerchiamo la vita nelle cose che passano: denaro, affetti possessivi, orgoglio, piacere, controllo. E tutto ci lascia vuoti. Perché il cuore dell’uomo è fatto per Dio. Sant’Agostino diceva: «Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te». E Cristo oggi ti annuncia che la vita eterna comincia già adesso, quando lasci entrare Dio nella tua storia concreta, nelle tue ferite, nei tuoi peccati, nelle tue notti.

«Ho manifestato il tuo nome agli uomini». Nella Scrittura il nome indica la persona stessa. Gesù manifesta il vero volto del Padre. E quale volto manifesta? Un Dio che perdona i nemici, che cerca la pecora perduta, che accoglie il figlio prodigo sporco di peccato. Per questo molti rifiutano Cristo: perché preferiscono un dio costruito a loro immagine, un dio che confermi il loro orgoglio religioso. Ma il Dio di Gesù Cristo distrugge la superbia dell’uomo, perché salva gratuitamente.

Ed è bellissimo quando Gesù dice: «Le parole che hai dato a me io le ho date a loro». Cristo non trattiene nulla per sé. Tutto ciò che riceve dal Padre lo consegna agli uomini. Anche oggi Cristo continua a parlare. Continua a cercarti. Continua a chiamarti alla vita. Forse tu ti senti lontano da Dio, tiepido, peccatore, stanco. Forse hai il cuore ferito da situazioni familiari, tradimenti, paure del futuro. Eppure Cristo non ti abbandona. Lui prega per te davanti al Padre. Questo Vangelo è la prova che Gesù intercede continuamente per i suoi figli.

E allora la domanda è decisiva: vuoi davvero conoscere Dio? Vuoi lasciare che Cristo entri nella tua vita? Perché conoscere Dio cambia tutto. Cambia il modo di guardare il dolore, la morte, il matrimonio, i figli, il lavoro, il peccato. Quando un uomo incontra veramente Cristo, non può più vivere come prima. Non perché diventa perfetto, ma perché scopre di essere amato gratuitamente. E chi scopre questo amore non può più disperare.

In un mondo che corre verso il vuoto, verso la confusione, verso la paura, Cristo oggi alza ancora gli occhi al cielo e prega per noi. E ci annuncia che la gloria vera non è salvare sé stessi, ma entrare nell’amore del Padre. Questa è la vita eterna che già oggi ci viene donata: conoscere il Dio vivo manifestato in Gesù Cristo, il Crocifisso risorto che ha vinto il peccato e la morte per sempre.

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