A Milano un “Monastero Ambrosiano” che avrebbe fatto inorridire Ambrogio
Il “monastero” futuristico in progetto non è altro che un monumento al sincretismo e alla ribellione contro Dio. L’idea stessa di monastero viene distorta e piegata all’ideologia del dialogo.
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Prima gli incontri di preghiera interreligiosa di Assisi, poi la Casa della Famiglia Abramitica, i tappeti da preghiera per musulmani in Vaticano, la pachamama in San Pietro, la dichiarazione di Abu Dhabi del 2019 sul pluralismo religioso, e ora il Monastero Ambrosiano.
Ci hanno ripetutamente e apertamente mostrato il loro progetto tutt’altro che segreto, e gli unici che non lo vedono sono coloro che scelgono di non vederlo o sono spiritualmente accecati dal Maligno.
L’arcidiocesi di Milano ha presentato quello che definisce il Monastero Ambrosiano, un vasto complesso religioso di nuova costruzione che sorgerà nel distretto MIND, l’ampio Milano Innovation District sorto nell’area dell’Expo 2015 e concepito come uno dei principali poli europei per la biotecnologia, l’intelligenza artificiale, la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico.
Il progetto, promosso personalmente dall’arcivescovo Mario Delpini e affidato al celebre architetto Stefano Boeri, dovrebbe occupare circa 2700 metri quadrati all’incrocio degli assi principali del quartiere, il cardo e il decumano. Non si tratta di una chiesa parrocchiale, ma di una presenza ecclesiale simbolica nella “città del futuro”. La data di completamento è prevista intorno al 2030.
Il simbolismo del progetto è stato studiato per creare una narrazione precisa. La presentazione si è tenuta nell’antica abbazia di Chiaravalle, fondata dai cistercensi nel XII secolo, per evocare una continuità tra la tradizione monastica medievale e questo nuovo esperimento di spiritualità urbana. I funzionari ecclesiastici hanno ripetutamente insistito sul fatto che il monastero intende recuperare la “vocazione storica” della vita monastica (preghiera, ospitalità e coltivazione della conoscenza), ma la stessa necessità di insistere su questa continuità non fa che evidenziare quanto il nuovo progetto sia radicalmente diverso dai monasteri che hanno santificato la cristianità per oltre un millennio.
La questione non è se la Chiesa debba essere presente nelle città moderne. I benedettini, i cistercensi, i certosini e innumerevoli altri ordini religiosi hanno trasformato l’Europa entrando in ambienti ostili o incolti e consacrandoli a Dio. La domanda è se questo nuovo “monastero” rimane riconoscibilmente cattolico nel suo scopo, nella sua simbologia e nel suo orientamento teologico, o se rappresenti invece la continua ibridazione delle istituzioni cattoliche in centri di pluralismo spirituale anticristiano adattati all’ideologia della modernità.
Le descrizioni ufficiali del progetto lasciano poco spazio all’immaginazione e rendono difficile concedere a questi traditori della fede cattolica il beneficio del dubbio. Al centro del complesso sorgeranno non solo una chiesa e un chiostro, ma anche un Chiostro delle Religioni, un Giardino delle Religioni e una Biblioteca delle Religioni, tutti esplicitamente dedicati al dialogo e allo scambio interreligioso. Le diverse fedi monoteiste saranno rappresentate simbolicamente attraverso alberi e piante. La trasparente Biblioteca delle Religioni è pensata per promuovere l’interazione tra teologia, scienza, etica e le tradizioni religiose presenti a Milano. Il complesso comprenderà spazi di discussione pubblici, sale studio, un anfiteatro e luoghi culturali volti a favorire l’incontro tra diverse tradizioni spirituali.
Stefano Boeri stesso ha descritto il monastero come “un monastero contemporaneo progettato per rispondere alle esigenze di una società plurale e per promuovere la coesione sociale, il dialogo interreligioso e la produzione di conoscenza”. Anche l’arcivescovo Delpini ha spiegato che la Chiesa cerca di essere presente “nelle questioni dell’uomo moderno” e nel mondo scientifico e tecnologico che si sta sviluppando in MIND. Monsignor Luca Bressan ha affermato apertamente che il progetto mira a creare spazi per il “dialogo tra le fedi” e per il confronto tra teologia e scienze della vita.
È lampante che non si tratta semplicemente di un monastero con una foresteria per i non cattolici o di un’abbazia disposta a ospitare conferenze accademiche o iniziative caritatevoli. L’intera identità architettonica e simbolica del progetto è strutturata attorno alla coesistenza interreligiosa come principio teologico positivo. Il Chiostro delle Religioni non è un elemento marginale del progetto, ma uno dei suoi concetti organizzativi; così come il Giardino delle Religioni non è una decorazione occasionale, ma un simbolo visibile della pari presenza di molteplici tradizioni religiose all’interno di un ambiente sacro condiviso.
Gli stolti, le cui menti e i cui cuori marci hanno generato quest’insulto a sant’Ambrogio, presentano false tradizioni religiose come espressioni complementari della ricerca spirituale dell’umanità, anziché come affermazioni di verità reciprocamente contraddittorie. Il risultato è inevitabilmente sincretico, anche se altrove cercano di mascherare verbalmente le loro oscure intenzioni con formule ortodosse.
Il Monastero Ambrosiano è stato progettato meticolosamente e con intenti satanici, partendo dal presupposto che oggi il compito centrale della religione sia la coesistenza, l’incontro e il dialogo, piuttosto che la conversione e la verità soprannaturale. Il vocabolario simbolico ruota attorno all’inclusione, al pluralismo, allo scambio culturale, al dialogo scientifico e alla coesione sociale.
Storicamente, i monasteri erano orientati alla trascendenza. Che fossero romanici, gotici, bizantini o barocchi, l’architettura monastica cattolica indirizzava l’anima verso l’eternità. Il chiostro racchiudeva un ordine sacro separato dal mondo, affinché i monaci potessero combattere la battaglia spirituale attraverso la preghiera e il sacrificio. Il monastero si poneva come una visibile contraddizione alla civiltà mondana. Un luogo sacro cristiano dove l’uomo rinunciava alle ambizioni terrene per cercare l’Unico Vero Dio.
Il progetto del monastero per MIND stravolge questa logica e la nuova opera viene ripetutamente descritta come “permeabile”, integrata nella città tecnologica, aperta allo scambio culturale e progettata per accompagnare la modernità scientifica. Invece di separarsi dal mondo, celebra l’immersione in esso, e al posto del primato della verità cattolica mette la coesistenza simbolica delle religioni sotto un comune ombrello civico-spirituale.
L’ironia è particolarmente dolorosa, considerando la vita di Ambrogio, patrono di Milano. Sant’Ambrogio combatté l’eresia senza paura, difese l’integrità della dottrina cattolica dalle pressioni imperiali e concepì il ruolo del vescovo come quello di custode della verità rivelata. Associare il suo nome a un progetto il cui fulcro è la coesistenza del pluralismo religioso rasenta il sacrilegio.
L’intero progetto è un’arrogante derisione del Primo Comandamento e un fiero esercizio di indifferentismo religioso pratico. È un inno alla loro futura Religione Mondiale Unica e un insulto concepito per provocare Cristo Re.
Ma soprattutto non bisogna mai dimenticare che tutto ciò sta accadendo sotto gli occhi di Prevost e della sua gerarchia modernista. Sì, proprio coloro che pensano di poter decidere chi appartiene alla Chiesa cattolica e chi no.
Dovremmo provare profonda compassione e pregare per chi ancora crede che questa farsa luciferina sia la Chiesa cattolica.
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Immagine: Stefano Boeri Architetti (da chiesadimilano.it).
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