Dopo il 1° luglio, che fare in caso di scomunica?

Caro Valli,

una domanda: dopo le consacrazioni del 1° luglio che cosa occorrerà fare, nel caso di scomunica, se un fedele volesse seguire la Fraternità sacerdotale San Pio X? Dobbiamo comunicare ufficialmente i nostri intendimenti al Dicastero per la dottrina della fede? C’è, in altre parole, qualche azione concreta da espletare per dimostrare chiaramente alla Chiesa di Roma che siamo dalla parte della FSSPX, quindi non della Santa Sede, e che intendiamo seguirli?

Forse la mia domanda è un po’ semplicistica o insensata ma, francamente, non ho idea di come sia necessario comportarsi in un caso del genere. Dunque, che fare?

Grazie per quanto potrà chiarirmi.

Lettera firmata

*

Gentile lettore,

non esiste uno scisma cui aderire, o una fraternità cui associarsi. Tutto quello che occorre fare è professare la fede cattolica in modo integrale, rifiutando gli errori moderni. Il modo in cui ogni fedele lo può fare è semplicissimo, e riguarda il culto divino e il carattere della cresima: si professa la fede andando al culto corrispondente ed escludendo altro, cioè andando alla santa messa tradizionale lì dove non è compromessa con gli errori del modernismo.

Il fedele manifesta così la fede cui appartiene. Non serve scrivere lettere, non c’è da aderire a nulla. Siamo già battezzati e cattolici e con questo apparteniamo alla Chiesa romana, unica società cui è indispensabile appartenere. Dobbiamo trarne le conseguenze principalmente nel culto e ovviamente nel vivere.

Monsignor Lefebvre insisteva sul fatto che la sua opera era la conseguenza di ciò che aveva chiesto nel giorno del battesimo alla Chiesa, cioè la Fede, che doveva quindi mantenere e continuare a professare con coerenza e chiarezza.

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